16 De MauroLe dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali Gaspare MUTOLO Tommaso BUSCETTA e Salvatore RIGGIO, sulle circostanze riguardanti la morte di Enrico MATTEI e il sequestro del giornalista Mauro DE MAURO, non hanno consentito di sviluppare in maniera organica le indagini sulle circostanze da questi riferite. I fatti narrati su tali eventi delittuosi rispondono ad informazioni per lo più generiche ed ampiamente note, apprese da terzi e quindi, anche se ipoteticamente vere, difficilmente riscontrabili. I numerosi elementi raccolti nel corso di queste indagini consentono comunque una valutazione delle notizie esposte da tali collaboratori di giustizia. In via generale, le dichiarazioni dei “pentiti” concordano con gli esiti investigativi scaturiti nel corso di queste indagini. Non si esclude la possibilità che DE MAURO sia stato materialmente sequestrato da esponenti mafiosi, tuttavia, è certo che i motivi non sono legati ad interessi della mafia stessa, che invece può aver agito per conto di altri. Dalle indagini non è emerso nessun fatto concreto che possa far ritenere un particolare risentimento della mafia nei confronti di Mauro DE MAURO. Il contributo fornito dai collaboratori di giustizia, sebbene abbia consentito, in questi ultimi anni, di far piena luce su tutti i delitti mafiosi “importanti”, non è servito però a chiarire i casi Mattei/De Mauro: questo significa che Cosa Nostra non aveva interessi propri nei due casi.

Oltre a tutto quanto detto ed accertato, vi è quindi l’ulteriore legame tra i delitti Mattei e De Mauro, invisibile ma forte, costituito dall’assoluta mancanza dei documenti e delle testimonianze che potrebbero chiarire lo svolgimento delle due vicende, divenute parallele. Documenti e testimonianze che pure dovrebbero essere facilmente reperibili nei “posti giusti” e che sono quelli indicati nel presente paragrafo dedicato alle “assenze”.

Responsabilità nel corso delle investigazioni, indubbiamente significative nel contesto generale, sono quelle indicate nel paragrafo dedicato ai depistaggi.

Vi sono stati però altri – ed ancor più significativi – interventi “combinati” nei casi Mattei/De Mauro che meritano senza dubbio attenzione particolare: sono i casi del quotidiano “L’Ora” di Palermo, del direttore Vittorio Nisticò e del film di Rosi “Il caso Mattei”. Quanto segue è importante perché, se correttamente interpretato, chiarisce il contesto politico/economico nel quale si era inserita la vicenda personale di Mauro De Mauro. Infatti, le imminenti scadenze, nel 1971, delle cariche di presidente della Repubblica e di presidente dell’E.N.I. avevano complicato ulteriormente, come già detto, le indagini sul rapimento De Mauro e, forse, proprio tali scadenze avevano determinato la necessità di stoppare le investigazioni sulla pista Mattei e, ancor di più, di bloccare gli accertamenti sul conto di Vito Guarrasi. Perché era così importante tale personaggio? Di certo non può essere sottaciuto il fatto che l’ordine di insabbiamento era venuto nell’imminenza, almeno così pare, del suo arresto e che tale avvenimento avrebbe effettivamente creato il “finimondo” in Italia. E ciò non tanto per le eventuali responsabilità di Guarrasi nel sequestro di Mauro De Mauro ma, bensì, per le implicazioni nel “caso Mattei” e le relative conseguenze politiche. E’ sufficiente pensare a cosa sarebbe successo se fosse stata accertata la seguente ipotesi, circolante fra i giornalisti a Palermo e, cioè, che:

  • Mattei era stato vittima di un attentato preordinato;

  • Guarrasi coinvolto nel complotto, non poteva che essere il portatore di interessi

politico-economici nazionali (Fanfani e Cefis);

  • De Mauro era stato sequestrato ed ucciso per averlo scoperto,

per comprendere quale finimondo si sarebbe verificato mettendo in concreto pericolo, non solo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, ma anche tutto l’equilibrio politico istituzionale fino a quel momento mantenuto.

Questa teoria sulle responsabilità a carico di Guarrasi, Cefis e Fanfani, come già detto, circolava fra i giornalisti e verrà discussa nei sottoparagrafi seguenti. Per ora è sufficiente accennare come essa trovi riscontro nelle dichiarazioni di Italo Mattei, Rosangela Mattei, Ugo Saito e Mario Fratantonio.

Infatti gli stessi hanno dichiarato:

  • Italo Mattei, sentito dal G.I. Fratantonio: “… mia figlia Rosangela mi disse che … aveva incontrato il ministro Oronzo Reale al quale era stata presentata come nipote di Enrico Mattei; mi precisò che si era trattenuta al tavolo con lui nello stesso albergo e che nel corso della loro conversazione il ministro stesso le disse che era un peccato che FANFANI, CEFIS e GIROTTI avessero fatto fuori mio fratello, tanto più che in quell’epoca si accingeva a firmare un contratto molto importante per l’Italia, per lo sfruttamento del petrolio algerino. D.R. su tale notizia datami da mia figlia non ho svolto alcun accertamento perché ero intimamente convinto che FANFANI, CEFIS e GIROTTI, se non materialmente coinvolti nella morte di mio fratello, fossero per lo meno a conoscenza di quello che sarebbe poi accaduto a mio fratello stesso. Tale convincimento mi deriva dalle seguenti circostanze: poco prima del disastro gli on.li Amintore FANFANI e Ugo LA MALFA, di ritorno da un loro viaggio effettuato negli Stati Uniti, convocarono mio fratello e gli dissero di non acquistare più petrolio dalla Russia … In quella circostanza mio fratello disse chiaramente a FANFANI che da quel momento gli avrebbe tolto ogni appoggio politico e che da quel momento avrebbe dato tutta la forza del suo peso politico all’onorevole Moro, ritenendo costui uomo di maggiore capacità e indipendenza. Eugenio CEFIS, che non era più all’ENI, subito dopo la morte di mio fratello riprese la sua attività a favore dell’ENI, non so con quale qualifica…”;

  • Rosangela Mattei, sentita dal G.I. Fratantonio, aveva confermato integralmente il racconto fatto dal padre Italo;

  • Ugo Saito, sostituto procuratore titolare dell’inchiesta De Mauro: “prima della interruzione delle indagini di cui le ho appena fatto cenno, l’istruttoria era giunta a focalizzare delle responsabilità molto elevate e noi prevedevamo che quando avessimo assunto i provvedimenti opportuni, sarebbe successo un finimondo. … Ritenevamo inoltre che il rag. Buttafuoco non era altro che l’ultimo anello di una catena che faceva capo ad Amintore Fanfani e alla sua corrente. Ritenevamo infatti che l’eliminazione di Mattei era da ricondursi a FANFANI il quale era sostenitore di una politica petrolifera antitetica a quella di Aldo Moro. …”;

Un riscontro “rovescio” a quanto dichiarato da Saito emerge nelle dichiarazioni rese da Franco Briatico, all’epoca assistente speciale del presidente dell’ENI Eugenio Cefis: “Sul caso De Mauro non posso dire nulla se non che ho acquisito l’opinione che il suo sequestro non fosse assolutamente legato alla vicenda Mattei. Tale convinzione ho tratto principalmente dopo aver parlato, tra gli altri, con Rosi e con Vito Guarrasi. … Al momento della morte di Mattei la situazione finanziaria dell’Eni era preoccupante. Di tale problema si era fatto carico il presidente del consiglio Amintore Fanfani il quale aveva voluto alla guida effettiva dell’ENI Eugenio Cefis, perché considerato l’unico in grado di poter gestire l’Ente da un punto di vista operativo.”

  • Mario Fratantonio, giudice istruttore nel procedimento De Mauro, ha dichiarato che: “… dopo l’audizione di Italo Mattei, d’accordo con il P.M., si decise di spedire tali atti istruttori al Pubblico Ministero di Pavia, competente per territorio quanto alla morte di Enrico Mattei. Rammento che vi fu una espressa richiesta in tale senso del P.M. Signorino a seguito della quale io provvidi a far estrarre copia degli atti che potevano riguardare l’inchiesta Mattei e a trasmetterli alla Procura della Repubblica di Pavia. Ho anche memoria del fatto che da quegli atti potevano emergere ipotesi di responsabilità a carico di alcuni personaggi di rilievo della vita italiana: FANFANI, CEFIS e un altro, di cui non ho adesso memoria …”.

Per completezza va detto che tali documenti, attentamente ricercati in archivio e nei registri dalla segreteria, non risultano essere mai pervenuti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia e che dall’esame del fascicolo di Palermo sul sequestro De Mauro non risultano nemmeno trasmessi.

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