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È notte ormai. Giovanni Fazio, giovane vigile urbano originario di Sciacca, sta scendendo dall’auto per dirigersi verso la propria abitazione, dopo aver finito di prestare servizio. Un giorno qualunque, conteso tra gli ultimi tramonti di fine estate e le prime impressioni di un autunno ormai vicino, si potrebbe dire. Ma quella notte, tra il 20 e il 21 settembre del 1997 Giovanni, a soli 36 anni, viene ucciso da due colpi di pistola in un agguato in stile mafioso.
Siamo a Palma di Montechiaro, un paese della provincia di Agrigento in prossimità della splendida costa mediterranea. Cittadina già nota alle cronache nazionali per essere stata al centro di diverse faide mafiose, consumatesi sulla scia delle grandi guerre di mafia che avevano infiammato la Sicilia nella seconda metà del ‘900. È proprio all’inizio degli anni ’90 che si registra infatti qui la fase più violenta, quando i “giovani rampanti” della cosiddetta Stidda sfidano il potere costituito dei vecchi mafiosi, Cosa Nostra.
Insieme a Porto Empedocle e Gela, Palma di Montechiaro faceva dunque da sfondo a sanguinosissimi conflitti, uno scenario di faide, agguati e terribili assassinii che – al tempo – erano all’ordine del giorno. È in questo contesto che ritroviamo anche l’omicidio del giudice Rosario Livatino. Come in tutti i casi di mafia, la brutalità e la spietatezza omicida della criminalità organizzata non sono altro che la punta di un iceberg di un mondo fatto principalmente di estorsione, corruzione, abusi edilizi e stretto controllo del territorio.
Solo nel 2010, dalle parole di Maurizio Di Gati, boss di Racalmuto diventato poi collaboratore di giustizia, viene fuori una piccola grande verità sul caso del vigile urbano: Giovanni Fazio è stato ucciso per la sua onestà. Di Gati nel 1991 aveva avuto a che fare con la Stidda e, con l’uccisione di suo fratello, aveva preso le redini della sua famiglia controllando un territorio molto vasto sempre nella provincia di Agrigento. La collaborazione con lo Stato matura a seguito del suo arresto nel novembre del 2006 e – dalle dichiarazioni – riemergerà anche questo violento omicidio.
Una guardia municipale non ha certo vita facile in un ambiente di questo tipo, in particolar modo se l’onestà è la sua grande virtù. Allora bastava un semplice sgarro alla persona sbagliata per rischiare la vita e finire in quel marasma di dubbi e maldicenze – tipico di un certo tipo di società vicino al contesto mafioso – che porta all’oblio della memoria delle vittime, troppo spesso di quelle innocenti. Ancora oggi non è stata individuata l’identità dell’assassino di Giovanni Fazio e non si hanno elementi per delineare il movente del delitto.

Fonte mafie blog autore repubblica

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