Dissequestrata la discarica dei Catanzaro di Siculiana? La Procura ricorre in Cassazione contro un provvedimento assurdo!

La Procura della Repubblica di Agrigento non si arrende e propone ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del tribunale del Riesame con la quale è stato annullato il decreto di sequestro della discarica di Siculiana, deciso dal gip di Agrigento. Nel mese di luglio, infatti, il giudice per le indagini preliminari aveva apposto i sigilli ed affidato a degli amministratori giudiziari uno dei principali siti siciliani per il conferimento dei rifiuti: la discarica sub comprensoriale di contrada Matarana a Siculiana, impianto di proprietà del gruppo Catanzaro srl. L’annullamento del sequestro della discarica era stato ordinato dal tribunale del Riesame di Agrigento per presunti vizi di forma, ritenuti non essenziali dalla Procura che, per tali motivi, ha proposto ricorso per Cassazione. E quando parliamo di vizio di forma, ci riferiamo a ciò che è successo qualche mese fa. È stata il magistrato Wilma Mazzara a dissequestrare la mega discarica dei Fratelli Catanzaro di Siculiana, che il Tribunale di Agrigento aveva affidato, per dei pesantissimi reati ambientali ed amministrativi, a degli amministratori giudiziari. La Mazzara è lo stesso magistrato che aveva dissequestro, a gennaio di quest’anno, prendendo peraltro una sonora cantonata, anche il castello di Joppolo, dell’ex sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, indagato per abusivismo edilizio ed altro. Ricordiamo che ad aprile, a seguito del ricorso in Cassazione, da parte della Procura di Agrigento, il castello dell’indagato Firetto è stato nuovamente sequestrato. E stavolta in via definitiva, con tanto di sentenza della Suprema Corte. Ebbene, lo stesso magistrato del Tribunale del Riesame, quella dello sciagurato ‘caso Firetto’, Wilma Mazzara, a settembre, sempre per un semplice vizio di forma, ha disposto il dissequestro della discarica dei fratelli Catanzaro. La Mazzara sembra una sorta di giudice ‘ammazzasentenze’: anche quelle giuste e sacrosante. Ci ricorda tanto qualche suo vecchio illustre collega dei bei tempi della ditta ‘Andreotti & company’. Per la cronaca ricordiamo che nella mega discarica di Siculiana-Montallegro, gestita dal delfino di Antonello Montante, già condannato a 14 anni di reclusione, Giuseppe Catanzaro, e dai suoi fratelli Lorenzo e Fabio, secondo la Procura ed il Tribunale di Agrigento, sono stati sotterrati, in maniera illecita, per oltre 20 anni, non meno di 4 milioni di tonnellate di rifiuti; senza uno straccio di regolare autorizzazione ed inquinando impunemente tutto quanto, acqua, aria e suoli, senza che mai alcuna autorità di controllo si premurasse di impedire questa pluridecennale e terribile devastazione ambientale. Devastazione che ai Catanzaro è arrivata a fruttare, sempre in maniera illecita, qualcosa come 5 milioni di euro netti al mese, per un guadagno complessivo stimato in svariate centinaia di milioni di euro.

Volete sapere qual è quello che poteva essere un sanabilissimo vizio formale, senza bisogno di costringere, ancora una volta, la Procura ed il Tribunale agrigentini, a rivolgersi nuovamente alla Cassazione per difendere i propri giusti e sacrosanti provvedimenti giudiziari? A settembre, la magistrata Mazzara ha maturato l’idea di dissequestrare il ‘temibile’, terribile e devastante mega immondezzaio di Siculiana-Montallegro, su sollecitazione dei 5 avvocati (diconsi 5!) dei Catanzaro, sapete perché?
Presto detto.
Nel provvedimento di sequestro del 16 luglio del 2020, il Tribunale aveva dimenticato di riportare, per un mero errore formale, il contenuto delle richieste di dissequestro degli avvocati dei Catanzaro. Quando si dice, filosoficamente parlando, che il contenuto si fa forma! Forse l’Hegeliano Benedetto Croce, quando da critico letterario se ne usciva con espressioni del genere, intendeva riferirsi anche a situazioni come quelle che, da più di un ventennio, riguardano certa gente di rispetto, certi sedicenti professionisti dell’antimafia di la ‘munnizza’. Professionisti della ‘munnizza’ dell’antimafia, per i quali ogni cavillo formale e/o procedurale, viene subito derubricato e trasformato nell’ennesimo disperato tentativo di salvataggio giudiziario. Per cui poco importa se si continua ad inquinare ed a fare affari illeciti, l’importante è salvare le forme. Anche le forme basate su principi di lana caprina. Si tratta spesso di decisioni basate su ragionamenti squisitamente capziosi. Del resto è già capitato, alla stessa magistrata, di commettere qualche svista di troppo, quando si è trattato di salvaguardare il patrimonio  immobiliare ed economico di un altro ex potente di turno, l’allora sindaco di Agrigento Firetto. Ci riferiamo allo stesso Firetto che, recentemente, non è stato rieletto sindaco, anche a causa di alcune sue disavventure giudiziarie davvero gravi. Disavventure quali quella di questo suo castello sequestrato, per dei palesi interventi edilizi abusivi;  mentre commetteva dei gravi reati di abusivismo edilizio il Firetto, paradossalmente e contemporaneamente, faceva demolire degli immobili abusivi. Non quelli suoi, ovviamente! Eppure la giudice Mazzara, anche per l’abusivista Firetto ha forse tentato di metterci una pezza. Pezza che, come capita spesso in questi casi, si è rivelata peggiore del buco. Infatti il suo provvedimento di dissequestro, del castello abusivo di Firetto, è stato completamente smontato e demolito dalla Suprema Corte di Cassazione che ne ha disposto il definitivo sequestro giudiziario. Adesso, sempre la Cassazione, e grazie sempre alla Mazzara, si dovrà pronunciare su quest’altro suo generoso atto di dissequestro; quello che riguarda la mega discarica di Giuseppe Catanzaro, uno degli uomini chiave del cosiddetto ‘sistema Montante’.

Di seguito potete leggere alcune delle numerose illegalità commesse, secondo quanto sostengono la Procura ed il Tribunale di Agrigento, dai fratelli Catanzaro, con in testa Giuseppe, delfino e successore dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante,  il falso paladino dell’antimafia condannato a 14 anni di reclusione.

1) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene l’affidamento della gestione della discarica di c/da Matarano di Siculiana con una mera convenzione con il suddetto Comune a fronte dell’obbligo imposto dalla legge segnatamente dal D.Lgs. 406/1991 di operare l’affidamento a mezzo contratto ad evidenza pubblica, impedendo, quindi, la partecipazione di altri soggetti alla gara;

2) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene e mantiene la gestione della discarica, oltre il primo quinquennio, in violazione della OPCM 2983/1999 che impone la gestione pubblica del servizio e non privata come la società interpreta;

3) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ottiene dall’ordinanza prefettizia 13.8.2004 a firma del Vice Prefetto Vicario Greco, autorizzazione urgente ad operare l’allargamento della prima vasca,  e viene autorizzata a finanziare con suoi soldi tale lavoro, imponendosi, quindi, come soggetto contrattuale di fatto, primo passo verso la gestione privata della stessa discarica, fatto del tutto contra legem.

Di tale provvedimento il Prefetto Pezzuto farà poi formale revoca su richiesta chiarimenti del Sindaco di Siculiana;

4) La CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. richiede ed ottiene dall’Assessorato Territorio e Ambiente,  il provvedimento di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) relativamente alle vasche V1, V2, VE e V3 pur non essendo proprietaria nè avendo ricevuto l’incarico di gestione della vasca V3, fatto circostanziatamente rilevato dal Sindaco di Siculiana che lamentava lo spoglio della sua potestà di procedere a gara per l’assegnazione della gestione, ma tenuto in nessun conto dal Funzionario dell’ARTA Architetto Gianfranco Cannova che ha rilasciato, senza alcuna motivazione a chiarimento, l’autorizzazione richiesta;

5) L’Assessorato Territorio ed Ambiente ha rilasciato diverse autorizzazioni tra cui i DRS 268/2008 ed il DRS 1362/2009 senza mai contestare le ripetute reiterate inottemperanze agli obblighi imposti per la creazione del pretrattamento dei rifiuti solidi e per la gestione del percolato, anzi permettendo di far continuare l’attività di discarica con provvedimenti di modifiche sostanziali in palese violazione di legge;

6) Pur a distanza di una omissione di circa dieci anni sull’obbligo di attivare il pretrattamento dei rifiuti in discarica la CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ha ottenuto singolari provvedimenti ponte, primi tra  questi le ordinanze contingibili ed urgenti del Presidente della Regione Crocetta, nel 2016 che autorizzavano la continuazione dell’attività in deroga alle disposizioni vigenti circa l’uso provvisorio di biostabilizzatore, poi non risultato conforme alle circolari del Ministero dell’Ambiente, peraltro mal collocato in situ, mancante della funzione di deferrizzazione, e di fatto mai utilizzato;

7) la discarica è stata esercitata su terreni non di proprietà della CATANZARO COSTRUZIONI s.r.l. ma di altri soggetti, ed alcuni sono terreni demaniali.

8) la gestione della discarica di C/da Matarano ha provocato e continua a tutt’oggi a provocare diverse forme di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, senza interventi correttivi ed impeditivi, con grave danno ambientale, misurato, al territorio ed ai suoi abitanti.

Questi i fatti su cui occorre estendere l’indagine che non può fermarsi solo alla Catanzaro Costruzioni S.r.l., la quale ha senz’altro approfittato negli anni della crisi del settore rifiuti, dell’assenza di impianti pubblici, delle frequenti lacune normative e della costante situazione emergenziale vissuta nel settore, per come analiticamente sopra esposto, ed ha operato e costantemente e opera tutt’oggi, ricavandone notevole lucro pur nella illegittimità dei requisiti amministrativi (legittimazione), nell’assenza di quelli civilistici (titolarità), e nella costante violazione delle norme ambientali (inottemperanza alle prescrizioni) provocando condizioni di grave inquinamento, circostanza che ha fatto sì che tali provvedimenti illegittimi devono intendersi tamquam non essent sul piano giuridico penalistico, con la conseguenza che le attività espletate in forza di provvedimenti illegittimi devono ritenersi conseguenzialmente illecite, ma l’indagine deve estendersi, appunto, su ciò che è successo in questi venti anni nei vari enti, ed ovviamente alle persone che in essi si sono immedesimati, occorre fare piena luce su tali fatti sul perchè di ogni atto autorizzativo, inspiegabilmente concesso all’impresa, nonostante le carenze e le illegittimità tutte sopra rilevate, capire il perchè dei diversi silenzi, a fronte delle occupazioni prevaricatrici segnalate e delle palesi inottemperanze a procedure di grande evidenza ed impatto, il perchè dei ritardi nell’attivazione delle normali e dovute procedure di legge che a tutt’oggi penalizzano grandemente il territorio di riferimento, la ragione che ha consentito, alfine, ad una impresa privata, priva dei requisiti di legge, mancante di legittimazione soggettiva e oggettiva all’esercizio della discarica, e, comunque, ad oggi incapace o nolente nello svolgere gli essenziali interventi per ottenere il rientro nel rispetto dei parametri normativi per la tutela dell’ambiente, di gestire di fatto, e per oltre vent’anni quella che ad oggi è la più grande discarica privata dell’intera Sicilia, capace, perciò, nell’eterna crisi dei rifiuti che caratterizza questo territorio, di influenzare le politiche, di determinare i prezzi, di ottenere condizioni, oggi ritenute in deroga alle norme di legge.

 E’ un percorso di recupero di legalità che si deve alla Comunità ed a quanti hanno fiducia nello Stato di Diritto.

Estratto dagli atti del procedimento penale N° 5327/2018  R.G.N.R. – N° 2263/2019  R.GIP

nei confronti di:

CATANZARO LORENZO nato il 18.11.1961 a Siculiana e ivi residente in via Vittorio Emanuele n. 266;

CATANZARO FABIO nato il 15.07.1973 a Siculiana e ivi residente in via Vittorio Emanuele n. 266;

CATANZARO GIUSEPPE nato il 24.11.1966 a Agrigento e residente in Siculiana in via Vittorio Emanuele n. 266;

INDAGATI per i seguenti reati:

  • 110, 256 co. 3 d.lgs. 152/06
  • 110 c.p. e 137 co. 11, in relazione all’art. 103 d.lgs. 152/06
  • 110, 81, 479, 61 n. 2 c.p.
  • 110 c.p., 29 quaterdecies comma 3 d.lgs. 152/06
  • 81, 110 c.p. e 452 terdecies c.p.
  • 110, 633, 639 bis c.p.
  • 110, 137 co. V d.lgs. 152/06

 TRIBUNALE DI AGRIGENTO – UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI

DECRETO DI SEQUESTRO PREVENTIVO

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