Resta infine da annotare, a margine della vicenda che qui ricostruiamo, l’attenzione che sulle sorti della detenzione di Bruno Contrada manifesteranno, negli anni successivi, altissime cariche dello Stato.
Ecco cosa ha riferito alla Commissione la dottoressa Angelica Di Giovanni, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli (fornendo a questa Commissione copia dei documenti da lei citati):
FAVA, presidente della Commissione. Lei era presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli… Contrada era detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e lei è stata chiamata a pronunciarsi sulle richiesta di scarcerazione per ragioni di salute… Vi furono in tal senso sollecitazioni in una direzione piuttosto che in un’altra nei confronti di questo detenuto?
DI GIOVANNI. Diciamo che la vicenda che mi riguarda risale al dicembre 2007… nasce da una telefonata dell’allora consulente del Presidente della Repubblica il dottore Loris D’Ambrosio, che io già conoscevo da tempi pregressi per motivi chiaramente di ufficio, il quale mi telefona, credo sia stato prima del Natale perché poi ci fu una seconda telefonata il 24 dicembre… La prima telefonata fu una telefonata quasi di sorpresa “Angelica, tu hai Bruno Contrada, come sai dai giornali, lui ci ha mandato una lettera ed io non so se debbo interpretarla come istanza di grazia o meno”. Al che dico “Loris, mi telefoni per dirmi una cosa del genere? Interpretatela come volete, tanto il problema non è mio, sulla grazia al limite me la mandate per il parere, ma poi dovete pronunciarvi voi”. Dice “sì, vabbe’, ma io volevo sentire te che hai esperienza”. Nel mio ambiente mi conoscono un poco tutti, a questo punto dico “Loris, ma vuoi andare al di là, mi vuoi sollecitare qualche cosa?”. Lui dice “no, me ne guarderei bene, ti conosco”. Dico “vabbe’, allora fate quello che volete…”. Dice “Vabbe’, ci sentiremo”. Intanto arriva in ufficio, datata 24 dicembre, una nota ufficiale in cui mi dice “Angelica, su sollecitazione del Presidente della Repubblica… ti scrivo su incarico del Presidente della Repubblica se se puoi anticipare l’udienza”…
FAVA, presidente della Commissione. L’udienza che avrebbe dovuto decidere sulla scarcerazione o meno di Contrada.
DI GIOVANNI, magistrato. Premetto che l’udienza in tribunale è fissata per l’art. 147 c.p. per il differimento dell’esecuzione della pena… chiaramente io il 24 dicembre non ero in ufficio. Lui (D’ambrosio, ndr) mi telefona e mi dice “guarda, ti ho mandato questa nota, è arrivata la nota?” Dico: “sì guarda, ma il Presidente della Repubblica non è parte in causa, non è figura processuale, quindi che tu mi scriva questa nota non mi serve a niente. Se volete l’anticipazione dell’udienza fai fare la domanda ufficiale all’avvocato… Comunque gli dissi “guarda che io, comunque, allego la lettera con tutta la busta ufficiale al processo”. E così è stato, la nota ufficialmente inserita negli atti del processo.
FAVA, presidente della Commissione. Lei ebbe occasione in quel momento di chiedergli in quel momento come mai il Presidente della Repubblica intervenisse in modo incongruo per chiedere l’anticipazione di un’udienza su un detenuto?
DI GIOVANNI, magistrato. No, non gliel’ho chiesto perché appunto già mi conoscono come un tipo polemico… Arrivò la nota dell’avvocato di sollecitazione dell’udienza… era fissata più o meno verso la fine di gennaio, la anticipammo alla prima di gennaio… e che si chiuse con un rigetto delle istanze. Credo che Contrada da noi abbia cumulato, da questo primo rigetto fino a giugno, per lo meno una decina di rigetti di domande, insomma gliela concedemmo (il deferimento della pena, ndr) soltanto il 27 luglio del 2008. (…) Però la cosa non finisce lì… perché se il 24 dicembre mi telefona Loris D’Ambrosio per il Presidente della Repubblica, …il 31 dicembre… di sera mi telefona Carlo Visconti che allora era il segretario del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto da Nicola Mancino e mi dice “Angelica, tu hai Contrada”, dico “vabbe’, questa storia sta diventando… già mi ha chiamato Loris”, “sì ma io ho sentito Loris, perciò ti sto chiamando”. A questo punto feci la domanda che non avevo fatto a Loris “scusate, ma di che cosa vi preoccupate, insomma? Perché mi state telefonando?”. (…)
FAVA, presidente della Commissione. Mi scusi, ma quando la chiama il dottor Visconti le dice che la chiama a nome del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura?
DI GIOVANNI, magistrato. Sì, mi aggiunge la frase successiva che fu: “allora domani mattina, 1 gennaio 2008, quando vado a fare gli auguri al Presidente gli posso dire che siamo tranquilli?”…
FAVA, presidente della Commissione. Ma c’era stata in questa telefonata una sollecitazione o una richiesta o era semplicemente una telefonata per capire? …cosa le venne detto?
DI GIOVANNI, magistrato. Non ci fu scopo. C’era solo la preoccupazione, c’era questa preoccupazione…
FAVA, presidente della Commissione. Preoccupazione su cosa?
DI GIOVANNI, magistrato. Che potesse succedere qualche cosa. (…) Tutti e due mi parlano in forma ufficiale e quindi credo che è come se volessero dare dei segnali, come se volessero far sapere ad altri che loro comunque si erano mossi.

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