Approfondiremo più avanti le molte forzature procedurali e investigative che si registreranno nel gruppo d’indagine “Falcone-Borsellino”, la gestione – a tratti disinvolta, a tratti irrituale – di Vincenzo Scarantino, le contraddizioni e le reticenze che prefigurano, fattualmente, un depistaggio nelle indagini su via D’Amelio. Qui intanto interessa approfondire il collegamento fra La Barbera e i servizi segreti, atteso un contesto assai confuso di presenze, interventi e interferenze delle agenzie di intelligence sul teatro della strage e nel corso delle prime indagini.
È certo – come già detto – che La Barbera sia stato un collaboratore del SISDE, regolarmente a busta paga dei servizi fra il 1986 e il 1988. Chi era al corrente di questi suoi legami nel momento in cui il procuratore capo di Caltanissetta lo investe della direzione delle indagini sulla strage di via D’Amelio? Apparentemente nessuno.
Ricorda in Commissione l’avvocato Gioacchino Genchi, all’epoca il più stretto collaboratore di La Barbera fra Palermo e Caltanissetta:
FAVA, Presidente della Commissione. Quando ha saputo, se lo ha saputo, che il questore La Barbera era legato ai servizi segreti?
GENCHI, Guardi, io della sua amicizia con De Sena (all’epoca direttore dell’Unità Centrale Informativa del Sisde, ndr) ne ho avuto percezione sin dall’agosto dell’88. De Sena è l’unica persona dei servizi segreti che ho incontrato in vita mia…
FAVA, Presidente della Commissione. Come aveva saputo che De Sena faceva parte dei Servizi?
GENCHI. L’ho saputo perché mi fu presentato così quando venne a Palermo, la prima volta che ci incontrammo. Lui alloggiava all’hotel delle Palme e ci invitò a cena con La Barbera…
FAVA, Presidente della Commissione. Lei in questa fase sa già della collaborazione di La Barbera con il Sisde?
GENCHI. No, io sapevo che lui aveva un rapporto con De Sena personale e che, grazie a questo rapporto personale, determinati finanziamenti per delle esigenze logistiche di La Barbera… La Barbera detestava l’idea di abitare in una casa… era innamorato degli alberghi, voleva dormire in albergo! Questo, in polizia è possibile nei primi mesi quando si viene trasferiti, ma non puoi stabilirti permanentemente prima all’Excelsior e poi al Politeama, per altro nella suite che era stata di Rino Nicolosi… E questo gli veniva consentito attraverso passaggi di denaro a copertura di quelle spese che venivano fatti attraverso il capo della Polizia Parisi o con i fondi riservati o, probabilmente, attraverso passaggi che venivano circuitati dai servizi.

Dunque, al protagonismo del SISDE a fianco di Tinebra e della sua procura si aggiunge la direzione delle indagini affidata a un ex collaboratore del SISDE, La Barbera. L’ingiustificata pervasività dei servizi segreti nelle indagini sulla strage di via D’Amelio è provata e manifesta.
L’arresto di Contrada a Palermo di fatto conclude (o, quantomeno, ridimensiona notevolmente) la collaborazione fra la Procura di Caltanissetta e il SISDE ma determina anche una brusca interruzione dell’incarico che La Barbera aveva ricevuto da Tinebra per le indagini su via D’Amelio.
Ma è un’interruzione assai breve: anzi, è proprio questo allontanamento di La Barbera dalla Sicilia a determinare, da lì a pochi mesi, la formale costituzione – con decreto del ministro dell’Interno, Nicola Mancino, il 15 luglio 1993 – del cosiddetto gruppo d’indagine “Falcone-Borsellino”.
Riferisce in Commissione Genchi:
GENCHI. L’anti vigilia di Natale del 1992 La Barbera viene trasferito con telex – senza che nessuno ne sappia niente – al Ministero, a disposizione. Gli viene tolta la stanza, la macchina, il cellulare, tutto. Io non riesco più a parlare con Parisi e mi accorgo da molte cose che sostanzialmente Parisi non esiste più, cioè nel senso che non ha più poteri. Perché all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza il punto di riferimento è il Prefetto Rossi, allora vice Capo della Polizia. Parisi sarà poi tolto da capo della Polizia, qualche mese dopo. Siamo al 23 dicembre, la vigilia dell’arresto di Contrada… Questo decapita sostanzialmente le indagini… La Barbera va a Roma, riesce ad avere un incontro con Parisi dopo diversi giorni. Parisi gli dice: “stai tranquillo, Arnaldo, tu sei tutelato. Genchi è tutelato, però purtroppo noi dobbiamo fare un passo indietro con l’arresto di Contrada. La polizia deve togliersi. Non possiamo continuare. Tutto deve passare in mano ai Carabinieri”. La Barbera torna da Roma, mi racconta questo, mi dice che i carabinieri avrebbero arrestato Riina con il colonnello Mori, quindi già sapevano prima della fine dell’anno, che Riina sarebbe stato catturato e noi avremmo dovuto fare un passo indietro. Io non ci sto, La Barbera non ci sta, noi non ce ne andiamo, noi lavoreremo in albergo, a casa, lavoreremo non so come, con le deleghe ad personam… Vengono a Palermo Fausto Cardella e Ilda Boccassini, ci incontriamo, loro sono molto più incazzati di noi, avvertono proprio quello che è stato lo schiaffo che hanno fatto alle indagini.. I magistrati ci danno delle deleghe ad personam, Cardella e Boccassini… Noi notifichiamo le deleghe al Ministero dell’Interno. Il Ministero dell’Interno è costretto a prendere atto, perché il rischio sarebbe stato che l’indomani si andava in televisione e questa cosa usciva… Anche Tinebra devo dire che appoggiò questa scelta delle deleghe ad personam… Boccassini, Cardella, Tinebra, Petralia, tutti appoggiarono questa decisione. Il Ministero fu messo con le spalle al muro. E, quindi, fu costituito il gruppo “Falcone-Borsellino”. Mi creda Presidente, che motivo c’era? Qual è l’esigenza di creare un ufficio nuovo quando ci sono gli uffici istituzionali? La genesi nasce dal cilindro di Parisi…

Riepilogando: con l’incriminazione e l’arresto di Bruno Contrada si consuma uno scontro all’interno delle forze di polizia. E a subirne le conseguenze è anche La Barbera, immediatamente rimosso e trasferito a Roma a disposizione.
A richiamarlo in Sicilia è l’iniziativa dei pm della procura di Caltanissetta (certamente Ilda Boccassini e Fausto Cardella) che scavalcano le determinazioni del ministero attribuendo a La Barbera e ai suoi uomini una serie di deleghe investigative ad personam. E insediandolo di nuovo alla direzione delle indagini su via D’Amelio.
Le conseguenze di questa rilegittimazione si manifesteranno, nel volgere di pochi mesi, nel modo in cui La Barbera e i suoi uomini gestiranno – e manipoleranno, secondo l’ipotesi accusatoria oggi in dibattimento a Caltanissetta – la falsa collaborazione di Scarantino, CandurComea e Valenti.

Fonte mafie blog autore repubblica

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