Fabiola Furnari, moglie del Procuratore della Repubblica di Messina Maurizio De Lucia, svolge le funzioni di PM nelle udienze della 1° e 2° sezione penale della Corte di Appello ed Assise di Appello, del Tribunale di Sorveglianza e del Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta.

La sorella, la dottoressa Maria Grazia Furnari è stata nominata nuovo commissario per l’emergenza Covid-19 a Messina dall’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza e si è insediata venerdì 18 dicembre.

La Furnari è un medico dirigente iscritta nell’elenco nazionale dei Direttori generali delle Aziende del Sistema Sanitario e nell’elenco regionale dei Direttori sanitari. Una esperienza maturata sia nell’Assessorato siciliano, dove ha guidato l’area interdipartimentale del piano sanitario e del piano di rientro, sia da Commissario dell’Asp di Caltanissetta. Alla dottoressa Furnari, alla luce della deliberazione della giunta di governo del 27 novembre, sarà affidato il compito di coordinare tutte le attività di emergenza, in affiancamento dell’Asp di Messina.

La dott.ssa Furnari, nell’espletare questa sua delicata funzione di commissario COVID a Messina, sarà facilitata dal fatto di essere consanguinea di una sorella magistrato e, soprattutto, di essere cognata del Procuratore della Repubblica di Messina. E’ imparentata cioè con chi riceverà i suoi eventuali esposti giudiziari riguardanti le altrettanto eventuali inefficienze e/o i reati, commessi da chi opera nella sanità messinese. Potrà così avere un filo diretto, oltre che con la sorella magistrato anche, e soprattutto, con il cognato procuratore della Repubblica di Messina che saprà come muoversi a dovere, senza filtri, raccordandosi con la cognata, per avviare le sue attività giudiziarie finalizzate a fare giustizia sino in fondo. Del resto la figura dell’agente provocatore dentro le pubbliche amministrazioni, utilizzata per denunciare eventuali episodi di corruzione, è  prevista dalla nuova normativa anticorruzione. Nella fattispecie riteniamo che per un ufficio giudiziario, preposto al controllo ed alla comminazione di sanzioni di qualsiasi natura, penale, civile e patrimoniale, nel caso in cui si perpetra un qualsiasi reato, per un procuratore della Repubblica è una grande risorsa quella di avvalersi, eventualmente, se ne ricorrono gli estremi, di una sua cognata, quale quella testé nominata dall’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza.

A marzo di quest’anno, del resto,  il procuratore De Lucia aveva paventato dei seri pericoli di infiltrazione mafiosa riguardo alla gestione dell’emergenza Coronavirus, esprimendosi in questi termini:

Coronavirus: De Lucia (procuratore Messina), ‘mafie colgono momenti debolezza del sistema’

Palermo, 30 mar. (Adnkronos) – “Le mafie colgono sempre i momenti di debolezza del sistema”. E’ l’allarme lanciato dal Procuratore capo di Messina, Maurizio de Lucia, che da molti anni si occupa di criminalità organizzata, e che teme le infiltrazioni delle cosche mafiose dopo la fine dell’emergenza coronavirus. “Tra l’altro – spiega il magistrato in una intervista all’Adnkronos – con la ripartenza avremo, da un lato, il mondo delle imprese molto debole che lamenterà la mancanza di liquidità, mentre notoriamente la mafia ha molte liquidità. E, dall’altro, i flussi di denaro pubblico – aggiunge Maurizio de Lucia – perché molto sarà sostenuto da soldi pubblici e quindi ci vorrà particolare attenzione nel gestire le spese”. Quindi, il magistrato, si augura che non vengano “caricate troppo di burocrazia le procedure di spesa” e teme il pericolo di infiltrazioni mafiose “a tutti i livelli, da quello del finanziamento a quello dell’impiego di questi soldi. Sono due settori molto a rischio. Tutto questo vale in scala maggiore nei territori più ricchi e in scala minore nei territori più poveri”.

Ora che a gestire nel messinese  il perpetrarsi di questa grave emergenza sarà la cognata del De Lucia, staremo a vedere se si riuscirà a scongiurare i pericoli in questione.

Cliccando sul link che segue potete ascoltare come, nel corso dell’intervista di Messinatoday, la  Dott.ssa Furnari, alla domanda imbarazzante se si rivolgerà al cognato Procuratore, per delle eventuali denunce, un po’ risentita per il linguaggio allusivo,  ha rimarcato il fatto che questo suo nuovo prestigioso incarico le è stato conferito grazie ai suoi indubitabili ed inoppugnabili meriti sul campo, acquisiti nel corso della sua onorata carriera. Come dire che il cognato Procuratore della Repubblica, ovviamente, non c’entra nulla con le scelte del Governo Regionale. E noi ci crediamo fermamente. Anzi speriamo che la Furnari sia la donna giusta al posto giusto.

https://www.messinatoday.it/video/presentazione-furnari-maria-grazia-commissario-covid-asp-.html

Ed ancora, a firma di Michele Schinella, leggiamo quanto segue nel blog

Giornalismo d’inchiesta. A Messina e dintorni

Il Blog “In direzione ostinata e contraria” di Michele Schinella

Queste alcune delle commistioni tra politica e magistratura messinese…

IL CORSIVO. Il capolavoro dei “gattopardi” e la credibilità dei magistrati: il sindaco De Luca attacca il manager La Paglia e il Governo regionale. Il presidente Musumeci e l’assessore Razza inviano a Messina il super commissario Covid Maria Grazia Furnari, cognata di Salvatore De Lucia, capo della Procura.

Il sindaco di Messina Cateno De Luca ne ha chiesto con la solita violenza verbale la rimozione per manifesta incapacità nella gestione sanitaria dell’ emergenza Covid 19, denunciando inefficienze e disservizi dell’Asp 5: alcune sono già finite sul tavolo dei magistrati della Procura di Messina e altre sono state usate arbitrariamente dal primo cittadino per negare per settimane il diritto all’istruzione ai ragazzi della città.

Il presidente della Regione Nello Musumeci e l’assessore alla Sanità Ruggero Razza, a loro volta già destinatari di attacchi, non hanno accolto il diktat del sindaco/sceriffo ma non si sono neppure esposti per difendere il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale 5 Paolo La Paglia, pur avendo la responsabilità politica dell’operato del manager.

Governatore e assessore, su richiesta dello stesso La Paglia, hanno percorso la terza via: una sorta di compromesso al ribasso dai risvolti inquietanti degno della migliore tradizione “gattopardesca”  siciliana.

A distanza di 10 mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo nazionale hanno inviato in riva allo Stretto un commissario straordinario, plenipotenziario in materia di Covid-19. Sostituisce Carmelo Crisicelli, voluto nel marzo scorso dallo stesso direttore La Paglia.

Su chi è caduta la scelta?

Maria Grazia Furnari.

E’ questo il nome e il cognome della manager che dovrà coordinare tutta l’attività di contrasto all’emergenza Covid, un’emergenza che – detto per inciso, non essendo questo il tema – a Messina e in Sicilia (e nel sud italia) nella realtà non c’è. E’ virtuale. Indotta. Sottovuoto spinto.

Viene infatti alimentata da chi, complici i media, attraverso la propaganda del terrore mira ad aumentare le clientele e il consenso facendo assunzioni di personale inutile e, con enorme spreco di denaro pubblico, affari (magari in famiglia) non proprio “puliti”, ciò che – è facile prevederlo – si scoprirà nei prossimi mesi.

Maria Grazia Furnari ha però una caratteristica che ne avrebbe dovuto sconsigliare la nomina e indurre la stessa manager a non accettarla: è la cognata del capo della Procura di Messina.

E’ legata da uno stretto rapporto di affinità, infatti, a Maurizio De Lucia, a colui cioè che coordina i sostituti procuratori che sull’Asp 5 di Messina, sull’operato dei suoi vertici e funzionari e sullo stesso sindaco Cateno De Luca, a cui La Paglia ha pure promesso una querela, devono per legge indagare e nei confronti dei quali esercitare eventualmente l’azione penale.

D’ora innanzi anche il futuro operato della super commissaria, magari sottoposto alle dure critiche dello stesso De Luca, potrebbe finire sotto la loro lente.

E’ una questione di opportunità, di rispetto delle regole fondamentali che presiedono l’esercizio della funzione giudiziaria.

Non è certo in discussione, sino a prova contraria, l’onestà o la competenza delle persone.

Ma è in gioco la credibilità delle Istituzioni e degli uomini che le impersonano.

Considerato il contesto, la decisione del’assessore Razza di nominare la Furnari potrebbe legittimamente essere interpretata anche come vagamente intimidatoria. Stupisce perché opera di un avvocato, presuntivamente pregno di cultura giuridica e istituzionale; non sorprende di certo perché atto incoerente rispetto all’azione politica spartitoria e consociativa con cui Musumeci governa (si fa per dire) ogni giorno la Sicilia.

La nomina cade mentre la Procura di Messina ha diverse indagini in corso sulla gestione dell’emergenza Covid a Messina. E altre potrebbe aprirne quando l’allegra gestione dei fondi per l’emergenza che non c’è verrà alla luce.

Basti pensare, per fare qualche esempio, a quella sulle responsabilità per la morte, avvenuta nella scorsa primavera, di 40 anziani, ospiti (paganti) della casa di Riposo Come d’incanto di proprietà della signora Donatella Martinez.

Ancora, si pensi all’inchiesta sulla miriade di case di riposo per anziani abusive della città. O, ai fascicoli che nascono dalle denunce e querele che va collezionando il sindaco Cateno De Luca, protagonista di una serie di sortite amministrative abnormi (alcuni bocciati dagli organi della giurisdizione amministrativa) e di attacchi denigratori personali, strumentali o propagandistici: tra queste la minaccia, senza precedenti, di occupare l’Asp se non verrà rimosso La Paglia.

De Luca comunque è ancora sotto processo nell’ambito dell’inchiesta per l’evasione fiscale della Fenapi, il potente ente di assistenza fiscale che ha fondato.

Scriveva il grande giurista Piero Calamandrei che i magistrati non solo devono essere imparziali ma anche apparire di esserlo.

Per apparire imparziali, perché la loro azione non possa essere letta come ispirata a principi diversi da quelli stabiliti dalla Costituzione o dalla legge, è necessario che non si pongano in condizioni tali che agli occhi dei cittadini generino il naturale sospetto che il loro agire sia ispirato da logiche ritorsive o, per contro, omissive o di insabbiamento.

E’ possibile che tra le decine di tecnici in forza all’assessorato alla Sanità, di manager che figurano negli elenchi degli idonei a direttore generale o sanitario, tra le decine di epidemiologi siciliani la scelta del super commissario non potesse cadere, ammesso che fosse necessaria, su altra persona?

Giocoforza, d’ora in poi qualunque atto dei sostituti della Procura di De Lucia riguardante la gestione passata e futura dell’emergenza Covid verrà letta con gli occhi e la mente della dietrologia e del sospetto.

Qualsiasi provvedimento giudiziario anche non attinente al Covid potrà essere interpretato o strumentalizzato da De Luca (o dai suoi fans), se a lui indigesto, come una nuova “lupara giudiziaria”.

A fare gli onori di casa a Maria Grazia Furnari all’arrivo a Messina è stato Ferdinando Croce.

Avvocato e capo del Gabinetto dell’assessore Razza, Croce è da giorni in pianta stabile negli uffici della sede dell’Asp 5: una sorta di agente diplomatico distaccato a Messina.

Croce, candidato a sostegno di Musumeci alle ultime elezioni regionali del 2017 pur non essendo eletto ha ottenuto l’allettante incarico all’assessorato: ciò gli ha impedito di tornare a Fratelli di Italia di Giorgia Meloni, come invece ha fatto – dopo lo strappo del 2015 – il gruppo Vento dello Stretto, cui ha sempre appartenuto.

Con la Furnari ha in comune la parentela/affinità a un alto magistrato.

E’ infatti il nipote di Luigi Croce, precedessore di De Lucia alla Procura di Messina, che conta ancora oggi tra i suoi componenti alcuni pm che lo zio all’epoca coordinò.

Mentre lo zio magistrato dirigeva la Procura di Messina, l’altro zio, il fratello del procuratore Eugenio Croce (il cui figlio Maurizio il presidente Musumeci ha confermato Commissario per il dissesto idrogeologico della Sicilia), fu messo a capo dell’azienda ospedaliera Piemonte, sulla cui attività i sostituti di Palazzo Piacentini erano tenuti al controllo di legalità.

Insomma, un ritorno al passato. Che si ripete con puntualità svizzera.

http://www.micheleschinella.it/ingstizia/il-capolavoro-dei-gattopardi-e-la-credibilita-dei-magistrati-il-sindaco-de-luca-attacca-il-manager-la-paglia-musumeci-e-razza-inviano-come-super-commissario-la-cognata-del-capo-della-procura/

A seguire video su Facebook:

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