Palamara confessa: quando l’ex procuratore di Roma Pignatone e l’ex procuratore di Perugia De Ficchy lo avvertirono dell’inchiesta a suo carico.

I particolari di questo ‘spifferaio magico’, riportati oggi sul giornale La Verità.

Non sappiamo se si è capito perché Perugia è così importante nel panorama giudiziario italiano. La Procura perugina, il cui capo oggi è l’ex presidente dell’Autoritá Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha tra i suoi ‘compiti’ anche quello di indagare sui magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari romani, compresa la Procura Nazionale Antimafia. E non sempre ha agito in nome e per conto del popolo italiano, ma forse in qualche occasione è stata un po’distratta. Ne sappiamo qualcosa perché l’abbiamo vista all’opera in occasione di alcune archiviazioni ed alcuni rinvii a giudizio, per lo meno discutibili. Qualche anno fa la città di Perugia ha pure ospitato un superpoliziotto siciliano, al secolo Giovanni Giudice, momentaneamente ‘fuori servizio’. È stato allontanato dalla Polizia di Stato cioè, perché avrebbe favorito per anni, ottenendo dei benefit, un’azienda vicina, ma molto vicina, se non proprio dentro, alcuni consolidati ambienti mafiosi, in quel di Gela. Con tanti posti che c’erano in Italia, chissà perché il Giudice è stato spedito a Perugia a dirigere un reparto di polizia in un posto che, come detto, proprio in quei frangenti si stava occupando di alcune delicate inchieste su dei magistrati che prestavano servizio a Roma. E questo avveniva mentre il Giudice, a sua volta, era pesantemente sotto inchiesta (qualche settimana fa è stato rinviato a giudizio) per le sue gravi collusioni con ambienti criminali. Nello stesso periodo, siamo nel 2018, in cui il Giudice veniva inviato nella città dei famosi baci perugina, la Procura allora retta dal Dott. De Ficchy, si stava occupando dell’attuale Procuratore della Repubblica di Messina, Maurizio De Lucia. L’inchiesta scaturiva dalle segnalazioni della Procura di Caltanissetta, che aveva rinvenuto una copiosa documentazione da cui si evincevano degli stretti rapporti amichevoli tra il De Lucia ed Antonello Montante, il falso paladino dell’antimafia, già condannato a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere, corruzione e spionaggio ed attualmente ancora sotto inchiesta per mafia. Il De Lucia veniva indicato dal Montante come una sorta di suo informatore riservato. Tesi che trovava riscontro anche nei diari riservati del colonnello dei Carabinieri Giuseppe D’Agata, sotto processo a Caltanissetta, perché ritenuto uomo al servizio di Montante. All’epoca dei fatti in questione, da quando cioè la Procura nissena ha iniziato ad indagare sul Montante, il De Lucia era uno dei componenti della Procura Nazionale Antimafia. La Procura di Perugia è stata investita del caso in questione ed ne ha prontamente chiesto l’archiviazione che, come abbiamo avuto modo di apprendere qualche settimana fa, nel 2019 è stata puntualmente decisa dallo stesso Tribunale perugino che, sempre nello stesso periodo, si occupava del ben più famoso caso Palamara.

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