“Una piattaforma unica, integrata con tutti i servizi e le
funzionalità utili per le scuole, dagli strumenti per la didattica
digitale, agli spazi dove archiviare contenuti. La prevede il
Ministero dell’Istruzione che ha istituito, nelle scorse settimane, un
gruppo di lavoro per garantire agli Istituti il nuovo strumento in
tempi brevi, entro il prossimo anno scolastico. Il gruppo è tornato a
riunirsi oggi.” [1]

Questo l’inizio dell’annuncio che il MIUR ha pubblicato sul sito
istituzionale del ministero venerdì 11 dicembre u.s.

In questo articolo proporremo una prima valutazione dei vantaggi e dei
rischi che questa scelta, a nostro avviso, potrà comportare.

La pubblicazione nel sito istituzionale e negli organi di stampa della
notizia relativa alla nuova piattaforma che il MIUR sta predisponendo
ha suscitato tra gli insegnanti un certo, comprensibile fastidio. Ciò
è dovuto al fatto che l’emergenza Covid ha imposto alle scuole a ai
singoli insegnanti l’onere di continue variazioni di orario e di
organizzazione del lavoro oltre alla necessità di apprendere le
modalità d’uso di piattaforme per lo svolgimento della didattica a
distanza(nel seguito DAD) che in molti casi sono state cambiate più
volte nell’ultimo periodo sulla base di indicazioni del MIUR e, o dei
dirigenti scolastici.

Un primo elemento positivo che individuiamo nell’iniziativa
ministeriale è che la predisposizione di una piattaforma digitale
nazionale esplicita l’orientamento favorevole al digitale da parte del
MIUR e ciò potrebbe favorire la diffusione non occasionale del
digitale nel sistema scuola riducendo le argomentazioni contrarie di
quei docenti che solitamente esprimono la loro contrarietà a tale
innovazione. Potrebbe inoltre favorire: un ripensamento delle modalità
del “fare scuola”, delle modalità per la creazione di ambienti
educativi più attenti ai bisogni espressi dalle nuove generazioni,
dell’approfondimento di approcci pedagogici innovativi idonei a
supportare lo sviluppo di nuove competenze, come la risoluzione dei
problemi, il pensiero critico, la cooperazione, la creatività, il
pensiero computazionale, il lavoro autonomo, l’action learning e il
co-working tra studenti, ecc.

Intravediamo invece un rischio legato alla possibile “tentazione” da
parte del MIUR di renderne obbligatorio l’uso da parte dei docenti.
Anche se forse un’obbligatorietà potrebbe essere considerata per
tutelare la privacy nel caso di gestione dei dati di alunni e studenti
(ne parleremo successivamente nell’articolo) non appare opportuna ad
esempio relativamente alle altre sezioni della piattaforma.
Un’obbligatorietà in tali ambiti infatti rischierebbe di ledere la
libertà di insegnamento che potrebbe inibire sperimentazioni, sia
quelle in svolgimento che quelle che potrebbero realizzarsi nel
futuro. Non è un caso che alcune voci di dissenso alla realizzazione
di una piattaforma nazionale vengano proprio da quegli insegnanti
innovatori che hanno svolto, ed è fondamentale possano continuare a
svolgere senza ostacoli, attività sperimentali di innovazione digitale
nella didattica.

La piattaforma nazionale consentirà di risolvere i problemi della
privacy in ambiente DAD.

Viste le norme sulla privacy e sulle funzioni svolte dai coockies nei
servizi Internet utilizzati per svolgere la didattica a distanza e la
recente sentenza della Corte di giustizia europea sul Privacy Shield
[2] era urgente agire a tutela dei docenti e dei dirigenti scolastici
da eventuali azioni legali a loro carico agite per problemi di
violazione della privacy dei minori loro affidati. Accogliamo quindi
con piacere la notizia della creazione di una piattaforma nazionale
visto che era evidentemente ingiusto “scaricare” su insegnanti e
dirigenti scolastici l’onere di scegliere, per svolgere la DAD, i
servizi internet che rispettassero le indicazioni fornite dal Garante
della privacy vista le complessità linguistiche e tecniche da
affrontare per poter assumere la giusta decisione.  Ne avevamo scritto
nell’articolo “Didattica a distanza: smart teaching e smart learning
in sicurezza” [3] dove auspicavamo un intervento del Ministro a
riguardo. La creazione di una piattaforma nazionale eviterà anche i
rischi legati alla privacy relativi ai docenti coinvolti in attività
didattiche a distanza. Segnaliamo però accanto a questi elementi
sicuramente molto positivi la preoccupazione per i rischi, connessi
alla concentrazione dei dati potenzialmente provenienti da tutte le
scuole di Italia, che si verifichino attacchi hacker alla
piattaforma.  Oltre a questi rischi vanno considerati anche i rischi
relativi a possibili data breach e per questo ci auguriamo che la
piattaforma che si sta predisponendo abbia le caratteristiche di cyber
security necessarie per evitarli.

Tra gli elementi da considerare nello sviluppo ed entrata a regime
della piattaforma vanno considerati i problemi relativi alla
correzione e valutazione di elaborati digitali che su di essa saranno
gestiti e registrati.  E, relativamente alla valutazione, va
considerata la criticità legata al non adeguamento dell’esame di stato
di fine ciclo della scuola secondaria di secondo grado a criteri di
valutazione che valorizzino l’acquisizione da parte degli studenti
delle competenze disciplinari e digitali a scapito della mera
conoscenza dei contenuti disciplinari.  Forse potrà essere considerata
un po’ provocatoria la citazione seguente, ma pensiamo che sia ora che
il MIUR faccia una scelta di priorità nella valutazione tra competenze
e contenuti.  Ecco la citazione: ““Nessuno può servire a due padroni,
perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e
disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona”. [4]

Un altro elemento di sicura positività della disponibilità per gli
insegnanti di una piattaforma nazionale è la seguente. La piattaforma
MIUR essendo un ambiente ad uso esclusivamente scolastico potrebbe
permettere ai docenti di caricare liberamente e utilizzare nella
didattica materiali multimediali godendo della normativa sulla tutela
diritti d’autore che ne consente un libero uso a scuola.  Questo
consentirebbe di proporre agli studenti percorsi di media education
anche nel caso di lezioni a distanza.  Ciò evidentemente non era
possibile in piattaforme di fornitori privati in quanto ciò avrebbe
esposto i docenti a possibili contenziosi per violazione dei diritti
d’autore.

Concludiamo la nostra analisi con un riferimento a quanto accaduto in
Francia con la piattaforma CNED chiamata “La mia classe a casa” [5].
Ebbene la piattaforma nazionale, predisposta in epoca pre-covid è
stata, su indicazione del Ministero francese, utilizzata in periodo
pandemico, ma ha incontrato alcune difficoltà. Infatti il sito ha
subito attacchi hacker cui ha resistito, ma a causa delle troppo
numerose connessioni contemporanee, l’accesso al sito è stato saturato
ed è andato in blocco più volte. [6]

di Fulvio Oscar Benussi, socio Aidr

NOTE

https://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-ministero-al-lavoro-su-piattaforma-digitale-unica-azzolina-acceleriamo-innovazione-costruiamo-la-scuola-del-futuro-
https://www.altalex.com/documents/news/2020/08/05/fine-del-privacy-shield-la-corte-di-giustizia-invalida-la-decisione-di-adeguatezza
https://www.aidr.it/didattica-a-distanza-smart-teaching-e-smart-learning-in-sicurezza/
Matteo 6,19-24
https://www.cned.fr/media/704149/fiche-presentation-mcalm_charte-etat-septembre2020.pdf
https://www.lepoint.fr/education/coronavirus-des-sites-internet-pour-faire-l-ecole-confine-a-la-maison-20-03-2020-2367997_3584.php

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