Report tornerà a parlare della trattativa Stato-mafia di oggi (sistema Montante-Palamara ad esempio!)? O dobbiamo aspettare ancora qualche decennio?

La puntata di Report, andata in onda lunedì 4 gennaio 2021, sicuramente rappresenta una sintesi storica di ciò che è stata la sconvolgente stagione stragista, alimentata da alcuni criminali di Stato che hanno tenuto in ostaggio la nostra fragile Repubblica, formalmente, ma solo formalmente democratica. E fin qui ci siamo. Ma siamo fermi all’ascesa di Silvio Berlusconi ed alla nascita di Forza Italia. Se non erro al 1994. Tutto qui verrebbe da dire? E dopo? Dopo cosa è successo? Non lo sappiamo.  Capiamo che è assai pericoloso parlare dell’oggi, quando ancora ci sono in circolazione, vivi e vegeti, gli ‘inquinatori’ di professione. Ci riferiamo agli uomini dei servizi segreti che sono i protagonisti dell’eversione stragista dello Stato italiano, da sempre ostaggio dei poteri criminali. E ne sa qualcosa lo stesso Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, al quale va tutta la nostra solidarietà, per avere rischiato la vita una decina di anni fa, quando si è occupato, tra gli altri, del capomafia Piddru Madonia di Caltanissetta, numero due di cosa nostra. Può darsi che la cosiddetta trattativa Stato-mafia è continuata, anche dopo, con più forza ed attraverso metodi ben più sofisticati. Per esempio, chi oggi ci racconta le storie di ieri, perché non ci dice cosa sta succedendo oggi, dentro le aule dei tribunali? Mi riferisco a quanto riferito dal pentito Riggio a proposito di Antonello Montante. La trasmissione di Report si è limitata a riproporre le rivelazioni del Riggio riguardanti storie, sicuramente importantissime e delicate, ma che risalgono a qualche decennio fa. Se non sbaglio il Riggio ha anche parlato di alcune larvate minacce da lui ricevute da più parti nel 2018. Minacce ricevute anche da parte dell’ex  potentissimo capo dei servizi segreti civili nazionali, Nicola Pollari che, nel corso di un incontro che avrebbero avuto nello studio dell’avvocato di Riggio, lo ha avvertito di lasciar perdere Montante, di non parlare dell’ex paladino dell’antimafia, recentemente caduto in disgrazia. Vogliamo continuare a parlare degli attuali protagonisti degli incestuosi rapporti intrattenuti dal compare di due illustri mafiosi del clan Madonia, lo stesso che voleva far fuori, voleva uccidere il conduttore di Report Ranucci? A proposito i due compari sono Paolino e Vincenzo Arnone, rispettivamente padre e figlio, ossia i due boss e compari che hanno favorito la scalata ai vertici di Confindustria e non solo di Antonello Montante, condannato a 14 anni di reclusione, il 10 maggio 2019, per associazione a delinquere, corruzione e spionaggio ed attualmente sotto inchiesta per mafia. Ma forse è assai complicato  e rischioso continuare a parlare di Montante, visto che era ed è un uomo ‘double face’. Almeno così è stato etichettato dai magistrati nisseni che lo hanno processato e condannato. Era cioè contemporaneamente ‘sbirro’ e malandrino. Era compare dei mafiosi ed elargiva a destra ed a manca favori a chiunque, anche a ‘sbirri’ e magistrati, i quali gli assicuraravano in cambio tutte le immunità ed impunità possibili. Era sostenuto cioè dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. Attenzione, stiamo parlando dei vertici delle forze dell’ordine e dei vertici della magistratura. Ecco perché risulta difficile oggi continuare a parlare di Montante e della metamorfosi della mafia che forse si è già fatta Stato! Come è noto, dopo le stragi del 1992 e del 1993, è bastato assicurare il totale controllo dell’economia, della pubblica amministrazione e della politica ai vertici di Confindustria Sicilia. E dire che alcuni di questi personaggi avevano commesso, e continuano a commettere  delle mostruose illegalità, nel settore dei rifiuti, del petrolio, dell’energia, dentro le aree industriali, dentro le banche, i porti, gli aeroporti e così via. E dire che qualcuno di loro, con tanto di prove e testimonianze, era fortemente colluso con la mafia e paradossalmente elaborava ed applicava i codici antimafia. Questi signori hanno persino scalato Confindustria nazionale, accreditati com’erano anche da ex ministri e da ex presidenti della Repubblica. Non dimentichiamo che l’ex ministro dell’Interno e della Giustizia, Anna Maria Cancellieri ebbe modo di definirli gli apostoli dell’antimafia. Se qualcuno volesse ancora capire chi e che cosa copre la latitanza di Matteo Messina Denaro, così come qualche decennio fa si copriva la latitanza di Bernardo Provenzano, si faccia una domanda e si dia, a questo punto, una risposta. Basta far girare le lancette dell’orologio sino ad oggi per verificare che attualmente a Caltanissetta ci sono sotto inchiesta e/o sotto processo i vertici dei servizi segreti civili nazionali, anche quelli ancora in carica. Stiamo parlando di Arturo Esposito e dei suoi successori, tanto per essere più chiari. Si tratta degli stessi soggetti che hanno assicurato forse quel cambiamento di rotta dei cosiddetti poteri deviati dello Stato che, da sempre, condizionano la vita della nostra Repubblica. Non più stragi ma trattative ad oltranza. Al punto tale che non riusciamo più a distinguere cos’è Stato e cos’è mafia. Tanto da far dire al magistrato Graziella Luparello, quella che ha condannato Antonello Montante, che lui era il capo di quella che la si può, ed a questo punto la si deve definire, ‘mafia trasparente’. La mafia c’è, ma non si vede. Non la vede, ovviamente, chi vuole continuare a non vederla, perché ammaliato ed affascinato da uomini come Montante, dai soliti uomini che fungono da cerniera di trasmissione, tra Stato ed antistato. Uomini che sanno oleare bene gli ingranaggi, attraverso i soldi accumulati con i loro affari illeciti. Soldi e potere che consentono loro di continuare a determinare gli assetti persino della magistratura. Il recente caso Palamara docet. Non è un caso che alcuni magistrati (si fa per dire alcuni!), per l’esattezza duemila sui novemila in servizio, ci riferiamo a quelli intercettati nelle chat dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, sono e continuano ad essere dei ventriloqui al servizio dei potenti di turno. Per fortuna finché c’è vita c’è speranza! E noi ci appelliamo a quei settemila magistrati che continuano a fare il loro dovere che, per nostra fortuna,  e per fortuna del Popolo Italiano, in nome del quale emettono le sentenze, sono la stragrande maggioranza dei magistrati italiani.

Salvatore Petrotto