L’introduzione di un euro digitale. Presupposti e considerazioni
di Claudio Nassisi, socio Aidr

L’ipotesi dell’introduzione di valute digitali emesse da Banche  
Centrali (dette Central Bank Digital Currencies, CBDC) è, ad oggi,  
oggetto di un dibattito acceso tra le Istituzioni Finanziarie  
Monetarie e ha suscitato un crescente interesse per il potenziale  
impiego nell’erogazione dei servizi finanziari.
Ciò è anche connesso alla rapida diffusione delle criptovalute e della  
sottostante tecnologia blockchain che ne ha dimostrato la funzionalità  
dal punto di vista della privacy e della sicurezza.
Si capisce dunque come l’idea di istituire un euro digitale, tenuto  
conto che la moneta è attualmente adottata da 19 nazioni, possa essere  
considerata un’autentica impresa.
Sulla proposta di creare monete digitali gestite centralmente vi sono  
stati diversi interventi autorevoli.
Christine Lagard nel novembre 2018 (nell’incarico di direttore del  
Fondo Monetario Internazionale) aveva già espresso l’idea che le  
banche centrali adottassero rapidamente sistemi di emissione di monete  
digitali aperte al pubblico, ai cittadini e alle aziende. Nel novembre  
2019 con un successivo intervento (questa volta nella veste di  
presidente della BCE) ha anticipato l’intensificarsi degli sforzi su  
questo progetto con approfondimenti che si sarebbero conclusi entro il  
gennaio 2021.
La stessa BCE ha pubblicato nell’ottobre 2020 un approfondito rapporto  
sull’ emissione di un euro digitale approvato dal Consiglio direttivo  
e redatto da una task force all’uopo costituita (High-Level Task Force  
on Central Bank Digital Currency, HLTF-CBDC).
Inoltre, la BCE è entrata a far parte di un consorzio di diverse  
Banche Centrali comprese la Banca di Inghilterra, la Banca del  
Giappone e la Risbank per condividere la propria esperienza  
nell’ambito delle CBDC.
Due eventi sembrano aver suscitato un interesse molto più ampio per  
l’argomento. Il primo è l’annuncio da parte di Facebook di voler  
seriamente rendere operativa la propria valuta chiamata Lybra. Il  
secondo è stato l’annuncio da parte della Cina di introdurre il  
proprio Yuan digitale (Digital Currency Electronic Payment, DCEP).
L’euro digitale dunque si affiancherebbe al contante, senza sostituirlo.
Le motivazioni
Nel sopracitato rapporto della BCE vengono specificate le motivazioni  
alla base delle quali sarebbe opportuno intraprendere la strada per  
introdurre l’euro digitale. Queste ultime si possono sinteticamente  
riassumere nei seguenti punti:
• supporto al processo di digitalizzazione nell’UE;
• risposta a una significativa diminuzione dell’uso del denaro  
contante come mezzo di pagamento;
• risposta allo sviluppo di altre CBDC da parte di Paesi non aderenti  
all’euro oppure di sistemi di pagamento digitali privati;
• limitazione dei rischi connessi agli ordinari servizi di pagamento;
• sostegno al ruolo dell’euro in ambito internazionale.
Se si considera infine che l’attuale situazione pandemica ha  
modificato il concetto stesso di distanza sociale, si può immaginare  
il riflesso di questa iniziativa sulle abitudini di pagamento dei  
consumatori i quali, a loro volta, potrebbero anche percepire il  
denaro contante come un vettore di infezione e, conseguentemente,  
rivolgersi a metodi di pagamento contactless.
A questo proposito si sottolinea come, ad oggi, l’uso del contante sia  
il canale privilegiato per le transazioni quotidiane. In Italia, anche  
se negli ultimi anni l’offerta degli strumenti di pagamento a  
disposizione dei consumatori si è continuata a sviluppare, con forme  
sempre più evolute (come ad esempio la possibilità di pagare con gli  
smartphone), circa l’87% dei pagamenti viene effettuato ancora in  
contante.
La necessità di avere un euro digitale ha anche presupposti differenti  
a seconda del grado di sviluppo dei Paesi.
Per quelli industrializzati, vi sarebbe la possibilità di rafforzare  
la stabilità finanziaria e aumentare l’efficienza delle transazioni di  
pagamento (ovvero riducendo tempi e costi delle transazioni).
Per i Paesi in via di sviluppo, invece, sarebbe possibile raggiungere  
un livello superiore di inclusione finanziaria (la capacità di  
individui e imprese di accedere ai prodotti finanziari di cui hanno  
bisogno per funzionare e crescere, indipendentemente dalle dimensioni  
dell’azienda o del patrimonio individuale).
La base giuridica
Il presupposto normativo per l’emissione di CBDC potrebbe essere  
trovato nel mandato di stabilità dei prezzi della BCE, nei suoi  
compiti fondamentali di definizione e attuazione della politica  
monetaria e promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di  
pagamento.
Per raggiungere questi obiettivi, alla BCE viene concesso il diritto  
esclusivo di emettere le banconote e le monete che hanno corso legale  
all’interno dell’Unione.
Sebbene sia ammissibile sostenere in linea teorica che tale potere  
includerebbe anche l’emissione di CBDC, è altresì corretto immaginare  
che questo strumento non dovrebbe essere considerato come un semplice  
aggiornamento tecnologico rispetto alla modalità ordinaria di  
emissione di denaro. Le Banche Centrali potrebbero beneficiare,  
infatti, di poteri aggiuntivi (tra i quali una maggiore possibilità di  
sorveglianza sulle transazioni).
La strada per individuare una modalità attraverso la quale  
giustificare il ruolo della BCE in questo processo può invece essere  
rinvenuta nel suo Statuto e, più precisamente, nella parte in cui  
viene prevista anche la fornitura di facilitazioni di pagamento al  
fine di assicurare sistemi di compensazione e di pagamento efficienti  
e affidabili all’interno dell’Unione e nei rapporti con i Paesi terzi.
Possibili effetti
L’introduzione di un euro digitale potrebbe influenzare gli effetti  
della politica monetaria e avere, paradossalmente, un impatto negativo  
sulla stabilità finanziaria, ad esempio limitando la capacità di  
intermediazione delle banche e influenzando negativamente i tassi di  
interesse.
Avrebbe inoltre ulteriori riflessi:
• reputazionali e di immagine sulla BCE in caso di: ritardi nello  
sviluppo del progetto, incremento dei costi a fronte dei risultati  
attesi, una infrastruttura IT inadeguata alle effettive necessità;
• sulla privacy: per garantire l’anonimato delle transazioni è stata  
avanzata la proposta di utilizzare voucher anonimi che verranno emessi  
con regolarità e non saranno trasferibili;
• sulla sicurezza delle transazioni: nell’eventualità venga adottata  
la tecnologia blockchain, si dovrà pensare ad una soluzione ibrida che  
preveda distinti livelli di autorità per categorie di utilizzatori  
(organi di controllo, personale tecnico e utilizzatori finali). La  
Banca Centrale dovrà avere, in ogni caso, il più alto livello di  
autorità che le consentirà di annullare o congelare le transazioni sui  
conti;
• connessi al cosiddetto “digital divide”: dovranno essere  
necessariamente garantite infrastrutture adatte a consentire l’accesso  
alla rete e ai dispostivi portatili. Entrambi i requisiti potrebbero  
essere un problema per i Paesi in via di sviluppo, che si vedrebbero  
ulteriormente penalizzati. Quando si considera il lancio di una CBDC e  
la graduale eliminazione del contante, i costi di implementazione e di  
manutenzione delle infrastrutture telematiche costituiscono un fattore  
cruciale.
Considerazioni finali
Esistono già i depositi di denaro in euro che possono essere  
utilizzati per tutti i tipi di pagamenti digitali attraverso i servizi  
predisposti dalle banche commerciali. Tuttavia, questi depositi sono  
legalmente dei prestiti che conferiscono il diritto di essere  
rimborsati con denaro reale, cioè euro fisici emessi dalla BCE.
Dove sarebbe dunque la differenza principale tra la situazione attuale  
e uno scenario futuro in cui si potrebbe trovare inserito l’euro  
digitale? Quest’ultimo sarebbe il denaro digitale emesso direttamente  
dalla Banca Centrale che, ad oggi, è accessibile esclusivamente dagli  
istituti di credito.
La principale innovazione della moneta digitale sarebbe la possibilità  
per ogni utilizzatore di avere accesso diretto a tale moneta e usarla  
per le transazioni di pagamento digitale.
Ci potrebbero essere così almeno due modi per ottenere questo risultato:
• un conto direttamente aperto presso la Banca Centrale per le  
operazioni di pagamento a disposizione di ogni titolare;
• conti speciali presso gli istituti di credito dedicati alla gestione  
della moneta digitale emessa dalla Banca Centrale che verrebbero  
gestiti dagli istituti stessi esclusivamente come fornitori di servizi.
L’introduzione di una CBDC solleva dunque molte domande sul concetto  
di intermediazione finanziaria e sulla cosiddetta “finanza decentrata”  
(Decentralized Finance, DeFi).
Il rischio più temuto è quello di un ridimensionamento delle banche,  
di una contrazione del flusso di denaro e della conseguente difficoltà  
nel reperire adeguate fonti di credito (secondo il noto concetto del  
moltiplicatore monetario).

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