SCALFARI E L’AFFAIRE MORO.

Di meglio, cioè di peggio

Su “La Repubblica” di domenica, 17 settembre (1978, ndr), Eugenio Scalfari dedica al mio libro sull’Affaire Moro quello che una volta si chiamava articolo di fondo. Libro che non ha ancora letto, poiché uscirà tra un mese: ma ritiene di poterlo già giudicare sulla base di due mie interviste all’“Espresso” e a “Panorama”, non ancora integralmente pubblicate. Il meno che io possa dire è che è stato un po’ impaziente, un po’ frettoloso. Se fosse stato più paziente, se avesse avuto meno fretta, nel libro avrebbe trovato di meglio e cioè, dal suo punto di vista, di peggio. Sulla base di quel tanto delle interviste che è stato diffuso dalle agenzie di stampa, Scalfari ha riassunto in quattro punti quelle che chiama le mie conclusioni. I primi due sono abbastanza approssimativi: ma il terzo e il quarto non credo si possano fondatamente estrarre da quello che ho scritto nel pamphlet e da quello che ho dichiarato nelle interviste. Del resto, proprio nello stesso numero di “Repubblica”, seconda pagina, c’è un corretto resoconto delle interviste: e vien fuori chiaramente che non ho detto, come invece Scalfari afferma nell’articolo di fondo, che i partiti e gli uomini che non vollero le trattative con le Brigate Rosse sono “i veri responsabili della morte fisica” di Moro. Debbo dedurne che Scalfari non legge “La Repubblica”?

(Nero su nero)

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