Si rimane basiti a leggere alcuni stralci della lunga sequela di accuse prodotte dalla Procura di Caltanissetta contro gli indagati del sistema Montante 3. Una pessima figura per lo Stato e per tutti coloro che rischiano veramente la vita ogni giorno per l’affermazione della legalità . Se l’esempio per combattere la mafia e i mafiosi è questo, la mafia ancora purtroppo durerà. Questa scuola di pensiero alla Montante e alla Crocetta e sostenuta anche da molti amici del senatore Lumia di cui non si parla più sa di purghe politiche di stile sovietico. E questo sistema doveva avere la protezione anche di qualche toga. In questa inchiesta non compaiono magistrati. Strano. Senza le firme dei Pm difficile mettere sotto inchiesta le persone.

E’ davvero allarmante quello che scrive Attilio Bolzoni in merito al nuovo probabile processo. Gravissimo se, davvero sarà dimostrato che poliziotti e carabinieri al comando di delicati uffici investigativi,hanno manipolato inchieste , facendo finire persone nei guai su comando di Montante. Viene da piangere a solo pensarci.

Un capo centro della Dia ha un enorme potere investigativo che di solito concerta con i PM. Un potere che secondo i PM nisseni sarebbe stato usato per scopi diversi da quelli della vera lotta alla mafia e per favorire il cerchio magico di Montante. Gente che intercetta e che può manipolare frasi intere. Questi personaggi, purtroppo, hanno adottato un sistema molto caro ai mafiosi: “usare il fango per discreditare i nemici” Anche qualche giornalista che non era schierato e che rompeva i coglioni è finito sulla graticola. I mafiosi li uccidevano i nemici e questi personaggi li mettevano sotto inchiesta distruggendogli la vita. Un’ indagine che se porterà alle condanne degli indagati, sarà una sconfitta per tutti coloro che seriamente e senza partito preso, sudano le classiche 7 camice per contrastare la mafia.

Attilio Bolzoni giornalista libero e serio scrive su FB e Su DOMANI

Nel club del Cavaliere di Serradifalco anche l’ex direttore della Dia Arturo De Felice, pressato da “Antonello” per fare spiare giornalisti e imprenditori e infilarli in indagini di mafia.
Il delirio siciliano di un’Antimafia fasulla e pericolosa.

Evitare la diffusione di un video a contenuto sessuale che lo ritraeva in atteggiamenti intimi». C’è anche questo su Rosario Crocetta nell’inchiesta della squadra mobile di Caltanissetta su Antonello Montante: indagati l’ex direttore della Direzione distrettuale antimafia De Felice, l’ex governatore Crocetta, la sua segretaria Linda Vancheri, il funzionario di polizia Vincenzo Savastano e il “re della monnezza” Giuseppe Catanzaro. Un’associazione a delinquere guidata dall’ex capo di Confindustria Sicilia

In questa inchiesta finisce pure il colonnello D’Agata, attualmente imputato nell’altro processo Montante, capo centro Dia a Palermo fino al 2015. L’ufficiale coordino anche la maxi confisca a Giuseppe Grigoli . Dopo il mandato alla Dia passa ai Servizi SegretiLeggere le tesi dell’accusa sull’operato dell’ufficiale si rimane con la gola seccaIl colonnello D’Agata temeva anche la duplicazione delle intercettazioni tra Mancino e Napolitano nel processo sulla trattativa

Altro pezzo grosso nelle mani di Montante secondo l’accusa è De Felice

De Felice, direttore della Dia dal 2010 al 2014.I magistrati gli contestano di avere esercitato «le proprie prerogative istituzionali – è scritto ancora – sia investigative che direttive, in maniera tale da soddisfare gli interessi personali di Montante e di soggetti allo stesso strettamente collegati, adottando, anche su esplicita sollecitazione, iniziative pregiudizievoli nei confronti di soggetti invisi a quest’ultimo e favorendo, invece, quelli da lui ritenuti vicini». In altre parole avrebbe usato le indagini antimafia per attaccare qualcuno e non per cercare la verità. Oggi De Felice è Prefetto

Le intercettazioni eseguite nel gennaio 2016, oltre a consegnare D’AGATA, CUVA e SCHIFANI nelle mani degli inquirenti, restituiscono una figura, quale quella del Gen. ESPOSITO, fratello dell’ex questore di Trapani, che appare l’eminenza grigia della situazione.
Al fine di lumeggiare il compendio probatorio formatosi intorno ad ESPOSITO, occorre riavvolgere il nastro narrativo al 31 gennaio 2016, e ritornare a quell’ormai famosa trasferta palermitana allestita ex abrupto dal Col. D’AGATA, insieme alla propria moglie, dopo che il Prof. CUVA gli aveva chiesto telefonicamente di raggiungerlo perché “Antonella” stava male e occorreva portare un certificato a Roma con urgenza, per un rapido inizio della terapia.

É stato già dimostrato come il vero motivo della convocazione del colonnello a Palermo fosse da individuare nell’esigenza di comunicargli che era sottoposto ad intercettazioni, ciò che, in effetti, al di là dell’ermetismo espressivo di CUVA, era stato subito intuito dai coniugi D’AGATA.
Essi, infatti, durante il viaggio, ragionavano anche sulla fonte delle notizie che CUVA gli avrebbe riversato, individuandola con certezza nel Gen. ESPOSITO

I rapporti tra montante e D’Agata risalgono ai tempi in cui l’ufficiale era alla guida del Comando provinciale dei carabinieri di Caltanissetta. Nel famoso file excell con l’archivio segreto dell’imprenditore, «memoria» informatica del «sistema», il colonnello figura con l’appellativo «Pino D.». Ed il nome compare decine e decine di volte: l’imprenditore annota incontri, cene, pranzi, appuntamenti con il graduato. Dall’amicizia con Montante D’Agata avrebbe tratto dei benefici, come la presidenza dell’Ias, l’Industria acqua siracusana affidata a Maria Rosaria Battiato, moglie dell’ufficiale.

Rispondi