L’imprenditore Gianni Zonin, 83 anni, è stato presidente di Bpvi dal 1996 al 2015. Oltre un miliardo di finto capitale, ottenuto con le cosiddette operazioni baciate, ovvero prestiti in cambio dell’acquisto di azioni della banca, che ha portato in pochi anni al dissesto della Banca Popolare di Vicenza e 118mila soci alla rovina.

Dopo sei anni, tra l’inizio delle indagini e lo svolgimento del maxi processo, arriva la condanna dei vertici della Bpvi, tra cui quella del presidente Gianni Zonin, a 6 anni. Una sentenza che non fa luce sugli altri imbrogli di Zonin. L’imprenditore vicentino venne in Sicilia tanti anni fa e fece strane operazioni bancarie e imprenditoriali. Tra queste, l’acquisizione di Banca del Popolo. Un TESORIERE di proprietà di FACOLTOSE famiglie trapanesi , che intascarono quasi 300 miliardi delle vecchie lire ,prima dell’entrata dell’euro. Un pagamento che fu considerato oltre le stime di mercato. Zonin , nel 2002 crea Banca Nuova di Palermo e Banca del Popolo di Trapani verrà inglobata .La Banca del Popolo nel 1996 aveva tra gli azionisti, un certo Vincenzo Piazza, finito in carcere per mafia. La Banca del Popolo era fatta da  numerosi azionisti locali. Alcuni di loro erano anche politici finiti poi sotto inchiesta. Si ha il sospetto, anche se i Pm antimafia non hanno approfondito, che Zonin si sia prestato per grosse operazioni di riciclo di denaro sporco.

In quegli anni Zonin acquista in Sicilia centinaia di ettari di terreni.

Zonin in Sicilia ha messo le mani con i suoi compari su miliardi di euro. E la mafia stava a guardare? Difficile pensare che la mafia dei soldi si sia disinteressata. Qualche investigatore è andato dietro a gente quasi morta di fame con il coglionismo mafioso acuto. Gente da condannare anche per aver sostenuto i pensiero mafioso. Zonin non parlava con i poveracci. Zonin parlava con i borghesi “cu li piccilu”. Figurarsi se Matteo Messina Denaro poteva fare affari di spiccioli. La mafia vera punta sui grandi flussi di denaro. Guarda caso anche mister Antonello Montante era legato agli interessi di Zonin e di Banca Nuova. Montante mise a disposizione tutti i suoi amici e che amici

UN GIORNALISTA VENETO SCRISSE:A Vicenza  si parla di Trapani non a caso perché è una provincia ad altissima concentrazione mafiosa, di una mafia che ha due o tre livelli: uno agricolo, e qui l’agricoltura non c’entra per caso, uno di produzione di eroina, la più grande raffineria di eroina di tutta Europa era in provincia di Trapani, e un livello di massoneria dove la mafia e la massoneria si parlavano…“.

Leggete questa breve inchiesta su Zonin e la Sicilia

ZONIN E LA BANCA DEI SERVIZI SEGRETI – E’ SI CHIAMAVA “BANCA NUOVA”, NATA DALL’ACQUISTO DELLA BANCA DEL POPOPO DI TRAPANI . CONTROLLATA DALLA POP VICENZA, E FINO AL 2014 GESTIVA I FONDI DEGLI 007 DALL’UNICA FILIALE DI ROMA – L’EX PRESIDENTE L’AVEVA FONDATA NEL 2000

Adriano Santini, Giorgio Piccirillo, Giovanni De Gennaro, Arturo Esposito, Bruno Branciforte, Enrico Savio. E poi una serie di altissimi funzionari, 12 per la precisione, abituati a gestire con la massima riservatezza fondi per decine di milioni. Se uno vuole imbattersi nei vertici dei servizi segreti italiani dal 2008 al 2015 ci sono due strade: o si prova a entrare nella sede di Dis, Aise, Aisi e si vanno a guardare le foto appese alle pareti delle anticamere dei rispettivi direttori, oppure ci si reca a Banca nuova, gruppo Banca popolare di Vicenza, filiale 0805 di via Bissolati numero 8 a Roma. È qui, a 50 metri dalla sede del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), che fino a tutto il 2014 erano custoditi i conti bancari delle nostra intelligence, insieme a larga parte dei soldi gestiti dalla presidenza del Consiglio dei ministri

I governi avevano un rapporto stretto con Gianni Zonin e la sua Banca Siciliana, quella che l’ ex presidente della Popolare vicentina più aveva nel cuore perché la considerava la sua creatura e la vera origine del proprio potere, e ha tagliato questo legame solo quando la Bce di Mario Draghi ha alzato il velo sui giochi di prestigio vicentini.

Oggi si può dire che le amicizie del Grande vignaiolo di Gambellara non si limitavano a magistrati, ispettori di Bankitalia, ufficiali dei carabinieri e della Gdf, ma si estendevano ai servizi segreti e alla presidenza del Consiglio.

E forse anche la storia di quei conti riservati, che, La Verità ha ricostruito, può aiutare a capire come sia stato possibile che la popolare vicentina abbia scavato una voragine da oltre 6 miliardi di euro, azzerando i risparmi di 120.000 soci. Una crisi nata da una serie di pratiche scorrette, denunciate già all’ inizio degli anni Duemila da diversi soci e dall’ ex direttore generale Giuseppe Grassano, e sulle quali il magistrato Cecilia Carreri è stata fermata con metodi poco ortodossi dai suoi stessi colleghi, dopo una micidiale «spiata» su una sua presunta falsa malattia. Perché solo ipotizzare di mandare a processo Zonin era follia.

Banca Nuova, apre un centinaio di sportelli tra Sicilia e Calabria, nasce nel 2000 e l’ anno dopo compra la Banca del popolo di Trapani, che nel 2001 verrà fusa per incorporazione. È la sfida più ambiziosa di Zonin, che nel 1997 aveva comprato una splendida tenuta, chiamata Principi di Butera, in provincia di Caltanissetta. Poco lontano, nel 2002, scenderà a comprare vigne anche il suo grande amico Paolo Panerai, editore di Class-Mf. Ma Zonin stringe rapidamente amicizia anche con Mario Ciancio Sanfilippo, proprietario de La Sicilia, e con gli Ardizzone, che invece possiedono Il Giornale di Sicilia.

AMICI A PALERMO

Per gli affari importanti, Zonin capisce ben presto che il fulcro della Sicilia è Trapani, a cominciare dall’ aeroporto, per il quale si affida all’ avvocato Paolo Angius, ex consigliere della Vicenza. Per la politica e i poteri dello Stato, invece, l’ epicentro è Palermo. E allora ecco i rapporti stretti con Totò Cuffaro, ex presidente della Regione poi condannato per mafia, con Renato Schifani, le cui due nuore hanno lavorato per Banca nuova, con Raffaele Lombardo (l’ ex moglie Rina era promoter di Banca nuova), con l’ ex sindaco di Palermo Guido Cammarata (figlia assunta in banca) e con una serie di comandanti dell’ Arma e della Finanza, tra i quali spunta perfino il caso di un generale padrone di casa di una filiale dell’ istituto nella Sicilia orientale.

Fonte: Repubblica, Documenti.Giornale di Vicenza

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