La Procura di Firenze sta indagando sulle stragi di mafia nel ‘Continente’ del 1993, che misero in ginocchio lo Stato italiano. Le stragi del ’93 furono la seconda puntata ed il naturale epilogo di una nuova strategia della tensione. Il seguito del terrore stragista seminato nel 1992 a Capaci ed in via D’Amelio, quando i soliti apparati deviati dello Stato, assieme a cosa nostra, si sbarazzarono, in maniera eclatante, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dopo Paolo Mondani di Report, a tornare a parlare di quei momenti cruciali e terribili della nostra Repubblica è oggi Attilio Bolzoni, sul quotidiano Domani.

A distanza di quasi trent’anni, dopo una miriade di inchieste e relativi insabbiamenti, di depistaggi e strumentalizzazioni di ogni genere, comprese quelle dei falsi professionisti dell’antimafia ci si chiede, ancora oggi, se tutto ciò è accaduto per favorire, nel 1994, l’ascesa di Forza Italia e di Silvio Berlusconi. Probabilmente è proprio così! Come è ormai chiaro a tutti quanti che i metodi terroristici sono stati, da sempre, funzionali a garantire il perpetuarsi, sotto mentite spoglie, dell’esercizio del solito eversivo potere criminale. È risaputo che, dal Secondo Dopoguerra ad oggi, a partire dalla prima strage di Stato, quella di Portella della Ginestra, si è fatto sistematicamente ricorso ad una collaudata strategia del terrore. L’ascesa di Berlusconi e Forza Italia, mentre l’Italia sguazzava in un bagno di sangue, è solo l’ultimo capitolo di quella che il giornalista Zavoli chiamava ‘la notte della Repubblica’. Il momento era cruciale. La Democrazia Cristiana, da oltre 40 anni al potere, era stata spazzata via, travolta,  da tangentopoli e mafiopoli. Nel 1992 e nel 1993 tutto sembra destinato a cambiare.  La DC ed il cosiddetto pentapartito, di cui facevano parte anche il Partito Socialista di Craxi, il Partito Socialdemocratico, il partito Liberale e quello Repubblicano, vengono spazzati via, fino a cancellarli dalla Storia. Si era scoperta l’acqua calda! Quel sistema di potere era fortemente condizionato, oltre che dalla corruzione, anche dalla mafia, che era un tutt’uno con taluni pezzi dello Stato. E che si fece allora, tanto per cambiare? Al solito: Gattopardianamente parlando si cambiò apparentemente tutto, perché tutto rimanesse così com’era!

Con estremo ed assai colpevole ritardo oggi, dopo più di 26 anni di atroci messinscena, di imposture e ritornelli berlusconiani, abbiamo afferrato al volo qualche brandello di verità. A parlare sono in tanti. Non da ora, ma da parecchi anni. Qualche pentito se lo sono liquidato, ‘suicidandolo’! Di qualche altro si sono dimenticati i verbali di interrogatorio chiusi in un cassetto, di cui s’era persa la chiave! Come si suole dire in Sicilia: ‘amaru cu mori!’ Spatuzza era da più di un decennio che gridava invano di essere stato lui (coadiuvato da un uomo sconosciuto), e non il falso pentito Scarantino, a piazzare in via D’Amelio la Fiat 126 imbottita di tritolo, che è servita ad uccidere Paolo Borsellino e la sua scorta. Alle sue parole bisogna aggiungere le rivelazioni di qualche altra gola profonda, quale il pentito Di Carlo, passato ormai a miglior vita, od un certo Baiardo, che ha coperto la latitanza dei Graviano, ossia i finanziatori occulti della famiglia Berlusconi, sin dagli anni Settanta del Novecento. Si tratta di verità che ci hanno tenuto accuratamente nascoste. Tra i tanti uomini, a giocare a nascondino c’era pure qualche donna. Tutti quanti hanno agito da dentro la cabina di regia dei servizi segreti ed all’interno di qualche ufficio giudiziario. Abbiamo dovuto aspettare che morissero l’ex procuratore di Caltanissetta, Giovanni Tinebra e l’ex capo della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, per capire che, alcuni criminali di Stato con la toga, altri in divisa e con le stellette, si sono serviti dei gruppi di fuoco romani o corleonesi e di terroristi di qualsiasi colore, per spargere sangue e terrore. Per poi accreditarsi come salvatori della Patria, favorendo l’ascesa non solo di Silvio Berlusconi ma, trasversalmente parlando, anche di alcuni soggetti non ancora ben identificati, del fronte, formalmente opposto, sostanzialmente consociativo. Questo signori è il vero ‘sistema’! È il sistema-Italia, in cui l’unico vero compromesso, questo sì davvero storico, è quello che c’è sempre stato, tra le varie mafie ed il terrorismo di qualsiasi matrice ed i vertici istituzionali del nostro ‘Stato criminale’. Chiunque ha provato a scardinare questo sistema è stato ucciso, non solo fisicamente, ma anche a livello morale e civile.

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