Ancora oggi sul sito della ditta Cicli Montante potete leggere quelle che nel tempo si sono rivelate delle tremende falsità. Tutto ciò è stato possibile grazie ad un racconto favolistico, e come tale del tutto falso. Invitiamo pertanto, l’Arma dei Carabinieri e le altre Forze di Polizia, a prendere le distanze da questa narrazione di fatti inesistenti, relativi a delle presunte storiche forniture delle fantomatiche biciclette Montante, addirittura alla Reale Arma dei Carabinieri e ad altri Corpi di Polizia, addirittura a partire dagli anni Venti del Novecento. Si tratta, come è ormai noto anche in sede giudiziaria, di un’invenzione storica per nobilitare la storia di un soggetto, compare di mafiosi e che faceva affari, secondo la Procura nissena, con alcuni capimafia, trasformato, paradossalmente, in un’icona dell’antimafia. Come è noto, momentaneamente, è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, perché ritenuto il capo di un’associazione a delinquere dedita alla corruzione, ai ricatti a fini estorsivi ed allo spionaggio. È inoltre sotto inchiesta, nell’ambito di altri due pesanti procedimenti penali, anche per reati di mafia. Malgrado tutto, malgrado questi pesanti fardelli giudiziari, il Montante in passato è riuscito a farsi incensare e proteggere persino da tutte quante le massime cariche dello Stato, utilizzando anche dei particolari stratagemmi, per così dire culturali. La sua attività di falso ‘apostolo dell’antimafia’ prende infatti il volo a partire da un libro-panegirico, scritto da Gaetano Savatteri, con l’introduzione di Andrea Camilleri e pubblicato dalla casa editrice Sellerio ed il cui titolo è ‘La volata di Calò‘. È da quel momento che Montante diventa un dio dell’imprenditoria e dell’impostura, grazie  proprio a quel leggendario racconto relativo ad un inesistente fabbrica di biciclette, fondata dal nonno di Montante, e di cui il nipote ne avrebbe raccolto le sue nobilissime tradizioni imprenditoriali. Addirittura l’ASI di Caltanissetta, grazie anche alla collaborazione ‘tecnica’ della figlia dell’ex Procuratore della Repubblica, Renato Di Natale, ai tempi d’oro dei falsi paladini dell’antimafia, intitolò una strada  nell’area industriale di Caltanissetta, a quel ‘falso’ imprenditore, per volontà del fantasioso nipote. Ci riferiamo al nonno di Montante, la cui leggendaria figura di imprenditore se la sono inventata di sana pianta sia il Savatteri che il Camilleri. Quella intitolazione è stata cancellata, dopo l’acquisizione al  patrimonio del comune dell’area in cui insiste quella strada. Con tanto di delibera adesso il Comune di  Caltanissetta ha rimediato a quello strumentale falso storico, cambiandone la denominazione. Adesso si chiama via Adriano Olivetti, in onore di un imprenditore nel vero senso della parola, e non di un lestofante come Montante. Ciò non toglie che, dopo queste vistose  sviste giornalistiche e culturali, del già citato libro dai contenuti assolutamente inventati di sana pianta, ossia ‘La volata di Calò‘, il Savatteri, morto Andrea Camilleri, non abbia ottenuto, anche a spese dei contribuenti che pagano il canone RAI, un successo insperato. Oggi, come del resto avevo preannunciato due anni fa nel mio libro ‘Il sistema Montante’, ha raccolto il testimone dello scrittore del commissario Montalbano. Con la sua serie televisiva Makari ha fatto bingo! Così da uomo di servizio di Mediaset, dall’interno della redazione di Nicola Porro è diventato, dentro la RAI, scavallando da un impostura all’altra, un match winner. Alla faccia dei falsi professionisti dell’antimafia come Montante, da lui sostenuti, quando faceva comodo, ovviamente.

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