A questo punto, onde evitare qualsiasi strumentalizzazione della vicenda, dobbiamo necessariamente ricostruire un poco il tutto e raccontare cosa un gentiluomo, Ufficiale onesto dei CC, ha subito da questo stato complice e colluso soltanto per aver fatto il proprio dovere nell’interesse dei cittadini di questo paese che vivono solo con il provento del loro onesto lavoro:

Gino Ilardo decide di collaborare con lo Stato dopo anni di detenzione e dopo essersi reso conto dello schifo esistente nella mafia di cui lui faceva parte integrante. Riesce a mettersi in contatto con De Gennaro, all’epoca Direttore della Dia e chiede di incontrarlo. De Gennaro incarica il Colonnello Michele Riccio, all’epoca Capo Centro DIA di Genova, di andare a verificare cosa volesse Gino Ilardo. Riccio incontra Ilardo e dopo avergli parlato, si rende conto di chi aveva innanzi: un mafioso di notevole caratura, appartenente ai vertici di “cosa nostra”, in possesso di clamorose notizie e che voleva collaborare con lo stato. Riccio torna da De Gennaro e lo informa sull’importanza che poteva assumere la lotta alla mafia, con la collaborazione di Gino Ilardo. A quel tempo era stato da poco catturato Riina e rimaneva latitante e capo di cosa nostra Bernardo Provenzano. Riccio e De Gennaro decidono di sfruttare la collaborazione di Ilardo per giungere alla cattura di Provenzano, tenendo occulta a tutti tale collaborazione di Ilardo, sfruttandolo come infiltrato in “cosa nostra” per conto dello stato. Non era facile nemmeno per Ilardo incontrare immediatamente Provenzano e tale incontro doveva verificarsi su richiesta del Provenzano e non dell’Ilardo, per evitare che il latitante potesse insospettirsi da una richiesta d’incontro da parte di Ilardo. Inizia la collaborazione tra Ilardo e Riccio! Ilardo era residente a Catania e Riccio si trasferisce quasi stabilmente a Catania facendo capo alla DIA di Catania. A quel tempo lo scrivente era in servizio alla DIA di Catania e conosce Riccio, con il quale si stabilisce una collaborazione tra Riccio, Lo scrivente e un’altro mio collega, Arena Francesco. Io e Arena, come tutta la DIA di Catania, sapevamo dell’esistenza di un collaboratore occulto in cosa nostra con Riccio, ma nessuno sapeva la vera identità di Ilardo che si incontrava solo e soltanto con Riccio. Tale collaborazione, in attesa dell’incontro tra Provenzano e Ilardo, consenti’ alla DIA l’arresto di circa 7 latitanti mafiosi appartenenti ai vertici di “cosa nostra” regionale e la finalizzazione di un’indagine che porto’ all’azzeramento di “cosa nostra” catanese dell’epoca, con l’arresto del responsabile Quattroluni Aurelio e più di 30 affiliati al clan facente capo a Benedetto Santapaola. Nel frattempo De Gennaro non faceva più parte della DIA essendo stato assegnato ad altra struttura investigativa. Riccio, invece di essere supportato e appoggiato dai nuovi vertici della DIA, entro in forte contrasto che lo costrinse a rientrare nell’Arma dei CC alle dirette dipendenze di Mario Mori all’epoca capo dei ROS. Lo scrivente e Arena, avevamo ancora in atto l’indagine su Quattroluni e quindi la collaborazione con Riccio ci era essenziale per le notizie che questo poteva darci, tramite il suo infiltrato, per finalizzare al meglio l’operazione. Come poi realmente avvenne. Pertanto ci incontravamo con Riccio con il quale, sebbene rientrato nell’Arma, rimaneva un ottimo rapporto di amicizia e collaborazione. In uno di tali incontri, ci confido’, con molto rammarico, che il suo Infiltrato era riuscito ad ottenere un incontro con Provenzano e che i suoi superiori, sebbene si sapesse il posto ove il latitante era nascosto, non avevano proceduto all’arresto, come in precedenza era sempre avvenuto quando Riccio stava alla DIA con altri importanti latitanti. Riccio non si spiegava tale incapacità/volontà dei suoi superiori di procede all’arresto di Bernardo Provenzano. Qualche giorno dopo tale incontro lo scrivente e Arena, vengono convocati dal capo del secondo reparto della DIA e ci viene, da questo, esplicitamente ordinato non non avere più alcun rapporto con Riccio in quanto questo era un criminale perché in precedenza aveva ucciso 4 inermi terroristi delle BR nel sonno; che stavano per arrestarlo per un traffico di droga e che si era solo approfittato della DIA, in quanto non sarebbe mai arrivato all’arresto di Provenzano. Io e Arena, conoscendo gli antefatti, notiziamo il nostro “alto” Dirigente che Riccio e i suoi uomini, in occasione dell’uccisione degli “inermi” terroristi delle BR, erano stati costretti a rispondere al fuoco dei terroristi in quanto avevano sparato per primi ferendo gravemente un sottufficiale dei CC alla testa; che in realtà Riccio non aveva alcuna responsabilità in nessun traffico di stupefacenti, che erano stati alcuni suoi uomini ad approfittare di un operazione antidroga e che i suoi superiori erano tutti al corrente dell’operato di Riccio, essendo compartecipi nell’operazione antidroga a cui il nostro dirigente si riferiva; che la nostra collaborazione con Riccio era essenziale, come già detto, per definire l’operazione che avevamo in corso contro “cosa nostra” catanese; che in realtà Riccio, tramite il suo infiltrato, era arrivato al covo del latitante Provenzano e che i suoi superiori non ne avevano consentito la cattura! Il nostro “alto” dirigente rimase per un attimo interdetto e tra i denti asseri’ che tale ultima cosa “Mori” non gliel’aveva detta. Facendo così intendere che si era visto con Mori e queste cose che aveva detto a noi, verosimilmente, gli erano state riferite proprio da “Mori”! Comunque, dopo tale incontro con il nostro “alto” dirigente, per noi, nel rapporto con Riccio, non cambio nulla e continuammo a mantenere i rapporti, contravvenendo a quanto ci era stato ordinato. Per tale fatto, tempo dopo, Arena subi’ la minaccia dell’allora capo della DIA di essere cacciato dall’Ufficio. Poco tempo dopo avvenne l’omicidio di Ilardo. Immediatamente dopo l’omicidio seppimo, sempre da Riccio, che Ilardo era stato convinto, qualche giorno prima di morire, ad una collaborazione Ufficiale con lo Stato; incontrando a Roma Caselli, Tinebra, la Dott. Principato e Mori. In tale contesto Ilardo rivelo’ che egli non avrebbe parlato solo di mafia ma, anche, delle responsabilità e complicita’ dello stato Italiano in attentati, omicidi e stragi attribuiti a terroristi o mafiosi. Invece di blindare Ilardo dopo tali anticipazioni, lo rimandarono a Catania, senza alcuna protezione e dopo alcuni giorni Ilardo venne immediatamente ucciso sotto casa sua. Incontrammo dopo qualche giorno dell’omicidio di Ilardo il Riccio che, distrutto, ci disse che stava presentando a varie Procure della Repubblica ( tra le quali Catania) il rapporto “grande oriente” dove rivelava: la mancata cattura, da parte dei CC, di Provenzano; una fuga di notizie dalla Procura di Caltanissetta in merito alla prossima collaborazione Ufficiale di Ilardo con lo Stato (per questo verosimilmente ucciso) e molti altri spunti investigativi per ulteriori indagini tra i quali quello della partecipazione in “cosa nostra” di Marcello Dell’Utri. Arena, dopo tale ultimo incontro, accompagno’ Riccio in Aeroporto e in quell’occasione Riccio venne arrestato dai ROS dei Carabinieri su ordine della Procura di Genova, ( PM Dott.ssa Canepa) per i fatti degli stupefacenti sopra accennati! Arena, se non fosse stato per l’intervento del Giudice Marino della Procura di Catania, rischio’ per il solo fatto di aver accompagnato Riccio all’aeroporto, di subire una perquisizione domiciliare!

Ora, consideriamo quanto sopra e vi chiedo se tutto quello che ho rivelato sopra è normale. Se e’ normale il mancato arresto di Provenzano; se e’ normale l’ordine ricevuto da me e Arena di non frequentare più il Riccio; ma piu’ di tutto se e’ normale che Riccio sia stato arrestato a circa 10 anni dei fatti che gli contestavano per la questione degli stupefacenti, considerato che non vi era nessuna esigenza che giustificasse l’arresto in quanto non stava scappando; i fatti che gli contestavano non potevano essere assolutamente alterati e che si trattava di un Ufficiale dei CC pluridecorato, non di in pregiudicato e per i fatti che lo arrestano la DEA americana, invece, lo aveva insignito di un premio’ ufficiale. Questi sono i fatti, ora ditemi se il suo arresto non era strumentale a delegittimare e distruggere moralmente un uomo che aveva soltanto fatto il proprio dovere pensando di servire uno stato onesto e non colluso con criminali, terroristi e massoni! La vicenda di cui si parla in questo post non è altro che l’ennesima dimostrazione di onestà e moralita’ di un uomo che viene portato dall’Avvocato Taormina, difensore di Dell’Utri, per la sua vicenda dell’arresto e invece trova, a sua insaputa, lo stesso dell’Utri e gli viene da questo proposto di modificare le deposizioni sullo stesso Dell’Utri, che aggravavano la sua partecipazione in “affari” di mafia e che a Riccio gli avrebbero dato un premio incontrando una persona di cui non si fa il nome ma che si intuisce essere Berlusconi. Riccio rifiuta qualsiasi compromesso con tali persone, non incontra nessuno, revoca il mandato di difesa dell’Avvocato Taormina, denuncia i fatti e il tentativo di non farlo deporre da parte di Dell’Utri, in una lettera scritta a Di Matteo!!!

NESSUNO SI PERMETTA DI TENTARE DI INFANGARE IL NOME DI RICCIO, EROE MARTIRE VIVENTE, DI UNO STATO CORROTTO E COLLUSO!!!!!

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