Il coordinatore dell’associazione ambientalista “MareAmico” di Agrigento, Claudio Lombardo, che per tanti anni si è battuto contro il malfunzionamento o il non funzionamento degli impianti di depurazione tra Agrigento e provincia, ritiene opportuno rilanciare alcuni dettagli emersi nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte omissioni di Girgenti Acque nel settore della depurazione.
Ecco l’elenco delle omissioni contestate:

• non provvedendo alla attivazione, prevista dalla convenzione, di tutti gli impianti;

• non provvedendo alla realizzazione degli allacci dei centri abitati non raggiunti dalla rete idrica che va agli impianti;
• non provvedendo ad un censimento degli scarichi agli impianti;
• non provvedendo al calcolo degli allacci e dei volumi effettivamente erogati;
• non provvedendo al completamento della struttura degli impianti (mediante la realizzazione della prevista condotta sottomarina, prevista e mai realizzata a Licata e Realmonte, rotta e, dunque, inutile a Porto Empedocle);
• non provvedendo alla ordinaria manutenzione degli impianti, con particolare riferimento alle attività di sorveglianza e monitoraggio, di pulizia delle vasche, di estrazione e smaltimento dei fanghi;
• non munendo tutti gli impianti di presidi necessari, quali i misuratori di portata e gli autocampionatori;
E, al contrario:
• lasciando gli impianti operare attraverso macchinari talvolta assenti, altra non funzionanti e, comunque insufficienti all’esercizio dell’impianto;
• realizzando o mantenendo la permanenza di bypass, naturali e/o artificiali volti a deviare il refluo in entrata all’impianto, in modo da ridurre il carico del depuratore, ma causando uno sversamento illecito sul suolo o sul corpo recettore;
• realizzando un deposito incontrollato di fanghi, all’interno delle stesse vasche di depurazione, da cui i fanghi non venivano estratti, o dei pressi delle stesse, ove venivano deposti all’interno di grosse buche praticate sul suolo o in big bags che venivano accatastate per anni;
• consentendo che i fanghi presenti all’interno delle vasche, quali quelle di sedimentazione, fuoriuscissero sino al collettore in uscita dall’impianto unendosi al refluo depurato, nullificando il trattamento depurativo e attuando un illecito smaltimento;
• utilizzando, al fine di dissimulare la carica batterica e gli indici di contaminazione cloacale dei reflui e dei fanghi da essi prodotti, additivi chimici in grado di alterarne la natura, in modo da renderli rifiuti speciali, che – comunque – conferivano in mancanza dei dovuti controlli;
dunque, non adempiendo con frode agli obblighi stabiliti dalla Convenzione di gestione del 27.11.2007 (artt. 4 e 9) e dal Disciplinare Tecnico dell’A.T.O. di Agrigento (parte I nn. 3, 4 e 5), facevano mancare, quale livello minimo di servizio che doveva essere garantito, un adeguato sistema di depurazione delle acque di fognatura che venivano scaricate nei corpi idrici recettori (taluni dei quali soggetti alla Tutela delle Acque perché balneabili o adiacenti zone di Riserva naturale), senza autorizzazione allo scarico e frequentemente con superamento dei valori limite fissati dal D.lgs. n. 152/2006.

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