La storia di Girgenti Acque è fatta anche di tantissimi granelli di sabbia che hanno fatto inceppare una serie di ingranaggi. E’ una storia di omissioni ed abusi commessi per favorire il ‘sistema Campione’. Basta leggere i vari capi di imputazione per renderci conto come spesso diventa  impossibile, per noi miseri mortali, venirne a capo. Una volta si diceva: ci hanno ridotto a pane ed acqua!, Ma, storicamente, nell’Agrigentino, di acqua dentro le case non ce n’è mai stata. Da qualche decennio, la situazione è addirittura peggiorata, grazie ad uomini dello Stato come Nicola Diomede che, tra il 2011 ed il 2012,  da dirigente della prefettura di Agrigento (Angelino Alfano, di lì a breve per i suoi servigi resi, lo nominerà prefetto), veniva spedito  a Racalmuto per confezionare una relazione, relativa ad un’indagine ispettiva, finalizzata a fare sciogliere, ingiustamente, il comune di Racalmuto, per delle pressoché inesistenti infiltrazioni mafiose. Ciò avveniva dopo che il sottoscritto, esattamente a febbraio del 2011, presentava alla Procura della Repubblica di Agrigento, un esposto contro l’illegale gestione di acqua e rifiuti nell’Agrigentino. In precedenza, a partire dal 2008, sempre da sindaco del Comune di Racalmuto, avevo rilasciato numerose interviste agli organi di informazione, per denunciare una lunga serie di  gravissimi fatti illeciti. Purtroppo per me, avevo  allora sbagliato la tempistica. Sono rimasto solo ad abbaiare alla luna, mentre uomini come il prefetto Diomede, ma anche donne, come chi l’ha preceduto, ossia la Dott.ssa Ferrandino, avevano sposato la causa dei falsi professionisti dell’antimafia che, nell’Agrigentino, si occupavano, in maniera particolare, di acqua e rifiuti. Non so se è utile qui ricordare gli ultimi anni della folgorante carriera di Diomede. Nel 2012 si presta a fare sciogliere per mafia il Comune di Racalmuto, viene poi inviato a Salemi, per guidare la terna di commissari che sono stati insediati, quando hanno fatto fuori Vittorio Sgarbi, sempre per delle inesistenti infiltrazioni mafiose. I prefetti Nicola Diomede e Francesca  Ferrandino, erano soliti vedere la mafia dove la mafia non c’era, ma non la vedevano dove c’era davvero e faceva affari per svariate centinaia di milioni di euro. Nel Trapanese, ad esempio, non si poteva attaccare la mafia dell’eolico, ed allora si è preferito sbarazzarsi di quel rompiscatole di Vittorio Sgarbi che aveva combattuto una vera e propria crociata contro la deturpazione del paesaggio, per via del proliferare dei cosiddetti parchi eolici  Dalle nostre parti, nell’Agrigentino, non bisognava attaccare la mafia dell’acqua e della munnizza. Ed io avevo commesso questo peccato originale, quello di scagliarmi, carte alla mano,  contro le lobby di ‘prenditori’, più che imprenditori, che si sono rivelati degli spudorati  impostori dediti a qualsiasi tipo di affare illecito.  Dopo queste ‘brillanti’ epurazioni, a Racalmuto ed a Salemi, il Diomede diventa capo della segreteria tecnico-politica di Angelino Alfano, nel frattempo nominato ministro dell’Interno. Sarà proprio il nostro caro Angelino a promuoverlo prefetto, e ad assegnargli la sede di Agrigento. Da quella postazione Diomede si è prodigato, da quanto si legge nell’ordinanza che ha portato all’arresto dell’intero management di Girgenti Acque,  per favorire in maniera illegale gli amici, e non solo Marco Campione per la verità, ma anche tanti altri soggetti che hanno fatto affari colossali in altri settori. Il resto è cronaca o, per meglio dire, cronaca giudiziaria…

Per DIOMEDE Nicola:
5) Artt. 110, 416 comma 1 e 5 c.p. 
Perché, contribuiva concretamente, pur senza fame parte, al rafforzamento ed alla realizzazione degli scopi dell’organizzazione a delinquere guidata da CAMPIONE Marco (Presidente del C.d.A. di GIRGENTI ACQUE S.p.a. e amministratore di fatto delle Società del Gruppo CAMPIONE, in particolare della GIUSEPPE CAMPIONE S.p.A. e della CAMPIONE INDUSTRIES S.p.A., e della HYDORTECNE S.r.l.), i cui componenti si associavano tra loro al fine di commettere più delitti contro la Pubblica Amministrazione, frode in pubbliche forniture, violazione di sigilli, furto, ricettazione, contraffazione di marchi registrati, nonché più reati tributari, societari e in materia
ambientale. Forte del suo molo di Prefetto di Agrigento (dal 30/12/2013 fino al 19/01/2018), nello svolgimento
delle sue funzioni, in violazione del contenuto degli artt. 84 e 91 del Codice Antimafia Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159, nel procedimento instaurato dinanzi alla Prefettura di Agrigento a seguito di richiesta di informazioni antimafia ex art. 91 D.lgs. n. 159/2011 nei confronti di GIRGENTI ACQUE S.p.A. (gestore del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento) compiva un’attività di tutela degli interessi di CAMPIONE Marco e della GIRGENTI ACQUE S.p.a. (Gestore del Servizio Idrico Integrato – S.I.I. nella provincia di Agrigento), in particolare:
• emetteva l’informativa liberatoria antimafia prot. n. 0033556 del 14/08/2015: 0 valutando in maniera non corretta gli elementi fattuali rip0rtati nei documenti istruttori acquisiti nel procedimento amministrativo, che erano indicativi di un pericolo di infiltrazione mafiosa nella società GIRGENTI ACQUE S.p.A.; 0 non tenendo conto del parere unanime per il rilascio di una informazione antimafia interdittiva, espresso dagli appartenenti a tutte le Forze di Polizia intervenuti in ultimo nella “Riunione Tecnica di Coordinamento delle Forze di Polizia” (R.T.C.) del
18/11/2014 (da lui presieduta); 0 non valutando c01Tettamente parere per il rilascio di una informazione antimafia
interdittiva espresso del Viceprefetto vicario dr.ssa BATTAGLIA Maria Luisa, che aveva
istruito la pratica;
• ometteva di adottare un qualsiasi provvedimento, dopo la riapertura del!’ istruttoria su GIRGENTI ACQUE S.p.A. a seguito di nuovi fatti, in particolare:

omettendo di valutare i fatti compendiati in ultimo nel verbale del “Gruppo Ispettivo Misto” (G.I.M.) del 14/1212015 presso la Prefettura di Agrigento su GIRGENTI ACQUE, che concludeva in questi termini: “le Forze de/I ‘Ordine al riguardo hanno confermato il parere espresso in altre occasioni e ribadito, unanimemente, la necessità di adottare una informativa interdittiva in ragione del complesso quadro informativo delineatosi nel corso degli anni e, da ultimo, corroborato dalle due recenti menzionate operazioni di Polizia che costituiscono ulteriore dimostrazione della permeabilità e della strumentalizzazione contra legem delle società del cd. “Gruppo CAMPIONE” – ivi
inclusa la GIRGENTI ACQUE S.p.A. (. . .)”. 0 omettendo di prendere alcuna iniziativa e non adottando alcun provvedimento fino alla cessazione del suo mandato presso la prefettura di Agrigento del gennaio 2018,
intervenuta come diretta conseguenza della conoscenza da patte dello stesso della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Agrigento nel presente procedimento penale; procurando intenzionalmente a CAMPIONE Marco e alla società GIRGENTI ACQUE S.p.A. (della quale CAMPIONE Marco era Presidente del C.d.A. e legale rappresentante) un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistito nella mancata decadenza della Convenzione trentennale per la gestione del Servizio Idrico Integrato della Provincia di Agrigento (stipulata in data 27 novembre 2007 con l’Autorità di Ambito Te1Titoriale Ottimale 9 di Agrigento -ATO AG9, oggi Assemblea Territoriale Idrica – ATI), che sarebbe intervenuta in caso di emissione di un’informativa Antimafia interdittiva nei confronti di GIRGENTI ACQUE S.p.A., con conseguente abbattimento del fatturato annuo per
decine di milioni di euro per le ditte che ne costituivano la compagine sociale, tra le quali la “CAMPIONE Industries S.p.A.” (per il 41,63% delle quote societarie) e la “Giuseppe CAMPIONE S.p.A.” (per il 10,22%), società amministrate di fatto da CAMPIONE Marco. Con l’aggravante di aver procurato a CAMPIONE Marco e alle società “CAMPIONE Industri es S.p.A.” e “Giuseppe CAMPIONE S.p.A.” un vantaggio di rilevante gravità di €39.617.365,84, costituto dal fatturato realizzato complessivamente dalle due società negli anni 2013-2017 come fornitori di GIRGENTI ACQUE S.p.a. e della sua controllata HYDORTECNE S.r.l. (di fatto gestita
anch’essa dal medesimo CAMPIONE Marco).
In Agrigento dal 30/12/2013 al gennaio 2018.

 Per DIOMEDE Nicola: Artt. 81 cpv. 323 commi 1 e 2 c.p.

Perché, nella qualità di Prefetto di Agrigento, nello svolgimento delle sue funzioni, in violazione del contenuto degli artt. 84 e 91 del Codice Antimafia Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159, nel procedimento instaurato dinanzi alla Prefettura di Agrigento a seguito di richiesta di informazioni antimafia ex art. 91 D.lgs. n. 159/2011 nei confronti di GIRGENTI ACQUE S.p.A. (gestore del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento):
• emetteva l’informativa liberatoria antimafia prot. n. 0033556 del 14/08/2015: 0 valutando in maniera non corretta gli elementi fattuali riportati nei documenti istruttori acquisiti nel procedimento amministrativo, che erano indicativi di un pericolo di infiltrazione mafiosa nella società GIRGENTI ACQUE S.p.A.; 0 non tenendo conto del parere unanime per il rilascio di una informazione antimafia interdittiva, espresso dagli appartenenti a tutte le Forze di Polizia intervenuti in ultimo nella “Riunione Tecnica di Coordinamento delle Forze di Polizia” (R.T.C.) del
18/11/2014 (da lui presieduta); 0 non valutando correttamente parere per il rilascio di una informazione antimafia
interdittiva espresso del Viceprefetto vicario dr.ssa BA TI A GLIA Maria Luisa, che aveva istruito la pratica;
• omettendo di adottare un qualsiasi provvedimento, dopo la riapertura dell’istruttoria su GIRGENTI ACQUE S.p.A. a seguito di nuovi fatti, in particolare: 0 omettendo di valutare i fatti compendiati in ultimo nel verbale del “Gruppo Ispettivo Misto” (G.LM.) del 14/12/2015 presso la Prefettura di Agrigento su GIRGENTI ACQUE, che concludeva in questi termini: “le Forze dell’Ordine al riguardo hanno confermato il parere espresso in altre occasioni e ribadito, unanimemente, la necessità di adottare una informativa interdittiva in ragione del complesso quadro informativo delineatosi nel corso degli anni e, da ultimo, corroborato dalle due recenti menzionate operazioni di Polizia che costituiscono ulteriore dimostrazione della permeabilità e della strumentalizzazione contra legem delle società del cd. “Gruppo CAMPIONE” – ivi inclusa la GIRGENTI ACQUE S.p.A. (. . .)”.

omettendo di prendere alcuna iniziativa e non adottando alcun provvedimento fino alla cessazione del suo mandato presso la prefettura di Agrigento del gennaio 2018, intervenuta come diretta conseguenza della conoscenza da parte dello stesso della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Agrigento nel
presente procedimento penale; procurava intenzionalmente a CAMPIONE Marco e alla società GIRGENTI ACQUE S.p.A. (della quale CAMPIONE Marco era Presidente del C.d.A. e legale rappresentante) un ingiusto vantaggio
patrimoniale, consistito nella mancata decadenza della Convenzione trentennale per la gestione del Servizio Idrico Integrato della Provincia di Agrigento (stipulata in data 27 novembre 2007 con l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale 9 di Agrigento -ATO AG9, oggi Assemblea Territoriale Idrica – ATI), che sarebbe intervenuta in caso di emissione di un’informativa Antimafia interdittiva nei confronti di GIRGENTI ACQUE S.p.A., con conseguente abbattimento del fatturato annuo per decine di milioni di euro per le ditte che ne costituivano la compagine sociale, tra le quali la “CAMPIONE Industries S.p.A.” (per il 41,63% delle quote societarie) e la “Giuseppe CAMPIONE
S.p.A.” (per il 10,22%), società amministrate di fatto da CAMPIONE Marco. Con l’aggravante di aver procurato a CAMPIONE Marco e alle società “CAMPIONE Industries S.p.A.” e “Giuseppe CAMPIONE S.p.A.” un vantaggio di rilevante gravità di € 39.617.365,84, costituto dal fatturato realizzato complessivamente dalle due società negli anni 2013-2017 come fornitori di GIRGENTI ACQUE S.p.a. e della sua controllata HYDORTECNE S.r.l. (di fatto gestita
anch’essa dal medesimo CAMPIONE Marco).

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