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Agli storici col cilindro dà molto fastidio dire come l’Inghilterra aiutò Garibaldi a conquistare il nostro Sud.

Molti erano i motivi di contrasto fra Inghilterra e Regno delle Due Sicilie.

La Gran Bretagna aveva aiutato la difesa del Regno contro i francesi.

Perciò considerava le Due Sicilie come una specie di stato vassallo.

Voleva obbedienza, ma Ferdinando II, come dice perfino Croce, non era servile e voleva che il suo popolo vivesse libero dalle prepotenze di altri stati.

Nel 1831, nel canale di Sicilia spunta un’isoletta vulcanica, contesa fra gli inglesi e i siciliani. Ne nasce uno scontro diplomatico finché la natura si riprende l’isola della discordia.

Nel 1834, nella «prima guerra carlista» per la successione al trono di Spagna, Ferdinando rifiuta di schierarsi a favore di Isabella II, sostenuta da Francia e Inghilterra.

Nel 1836 Ferdinando II, anche per proteggere i lavoratori siciliani delle miniere di zolfo gestite dagli inglesi, cede la concessione a una ditta francese. La Gran Bretagna reagisce con violenza. Ferdinando si deve piegare.

Ferdinando II cerca anche di emanciparsi dalla tutela degli inglesi, che per guidare locomotive e navi a vapore imponevano macchinisti britannici.

Quando, nel 1848, il Parlamento di Palermo dichiara la decadenza della dinastia borbonica, Palmerston garantisce l’indipendenza del nuovo regno a patto che i siciliani scegliessero un membro di Casa Savoia.

Palmerston era anche lo zio di una certa Penelope Smith, che il fratello del Re di Napoli voleva sposare. Ferdinando negò la sua autorizzazione, anche perché altrimenti l’Inghilterra avrebbe potuto accampare pretese sulla successione nella corona napoletana.

Poi c’è la questione delle lettere di Gladstone, politico inglese che definì la monarchia borbonica come la negazione di Dio eretta a sistema di governo.

Nel 1855 Ferdinando II, per non tradire la stretta amicizia con la Russia, si rifiuta di partecipare alla guerra di Crimea, sostenuta da Francia e Inghilterra.

Il 28 giugno 1857 è la volta della spedizione di Pisacane, giunto a Sapri sul vapore “Cagliari”, guidato da macchinisti inglesi.

Poi nel settembre 1859 cominciano i lavori del Canale di Suez, quindi le Due Sicilie, con la loro grande flotta mercantile e i loro porti, avrebbero potuto fare una seria concorrenza alla Gran Bretagna.

Un altro motivo: eravamo un paese cattolico e il re era il più naturale difensore dello Stato pontificio.

Insomma, di ragioni per volere la caduta del Regno delle Due Sicilie l’Inghilterra ne aveva parecchie. Infatti era molto ospitale con tutti i nemici di Borbone.

Per voi è un caso che Garibaldi per sbarcare abbia scelto proprio Marsala, uno dei più importanti centri di interesse inglese in Sicilia?

È un caso che il giorno prima dello sbarco di Garibaldi, arrivi da Londra l’ordine ai piroscafi da guerra Argus e Intrepid di portarsi a Marsala? Non è che sapevano tutto in anticipo?

È un caso che i due piroscafi inglesi, schierandosi fra i navigli garibaldini Piemonte e Lombardo impediscano alle navi militari napoletane di colpire gli invasori?

Particolari trascurabili? E le centinaia di inglesi che hanno combattuto al fianco di Garibaldi? E le immense donazioni che dalla Gran Bretagna facilitarono l’avanzata di Garibaldi?

In Inghilterra si era consapevoli che si stava facendo contro Napoli una guerra non dichiarata. Il Regno Unito si serviva del bucaniere Garibaldi contro i suoi nemici, come nel passato aveva utilizzato contro gli spagnoli i pirati Drake e Raleigh.

È un caso che la nave inglese Intrepid, già presente a Marsala il giorno dello sbarco, si trova a Messina proprio il giorno in cui Garibaldi attraversa lo stretto?

Perché avere paura della verità? Garibaldi disse apertamente di sentirsi il «beniamino di codesti Signori degli Oceani» e di essere stato, a Marsala, «per la centesima volta il loro protetto». Scrisse anche che senza l’ammiraglio inglese Mundy non non avrebbe mai potuto passare lo stretto di Messina.

Le Due Sicilie combatterono una guerra disperata contro il gioco combinato di un piccolo stato aggressivo, astutamente pilotato, che doveva allargarsi per sopravvivere, e di due grandi potenze mercantili e coloniali che si temevano a vicenda, Francia e Inghilterra.

Entrambe volevano stroncare ogni ambizione mediterranea di un regno pacifico e in lento, ma sicuro progresso.

E vollero che anche la nuova Italia lasciasse a loro il dominio del grande Mare interno.

Vinse soprattutto l’arroganza dell’Inghilterra.

E l’Italia, nata storta nella gabbia inglese, non è più riuscita a trovare la sua dimensione mediterranea, condannando il Sud alla decadenza.

Ma capendo gli errori del passato Napoletani e Siciliani possono riprendersi il loro destino.

Grazie a Luciano Salera, Erminio Di Biase, Gustavo Rinaldi, Eugenio di Rienzo, Loreto Giovannone, Marcello Donativi.

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