La Cassazione motiva il rigetto del ricorso della Procura Generale contro il dissequestro dei beni dell’imprenditore ed editore, Mario Ciancio Sanfilippo. I dettagli.

Lo scorso 24 gennaio, la Cassazione ha risposto no, e ha confermato il no della Corte d’Appello di Catania al sequestro dei beni dell’imprenditore ed editore Mario Ciancio Sanfilippo. Pertanto è stato reso definitivo il provvedimento del dissequestro, sancito in secondo grado di giudizio, contro cui ha presentato ricorso la Procura Generale di Catania. Più nel dettaglio, il 24 marzo del 2020 la Corte d’Appello etnea ha restituito tutti i beni a Mario Ciancio Sanfilippo e ai suoi familiari, ribaltando il provvedimento di sequestro a fine di confisca emesso, su richiesta della Procura antimafia di Catania, dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale il 24 settembre del 2020. Tra i beni dissequestrati, per un valore stimato in 150 milioni di euro, vi sono anche le società che controllano il quotidiano “La Sicilia” e le emittenti televisive “Antenna Sicilia” e “Telecolor”. Adesso la Cassazione ha depositato le motivazioni sul perché è stato dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale di Catania contro il dissequestro. Nelle 35 pagine, firmate dalla presidente Maria Vessichelli e dalla consigliere Barbara Calaselice, la Suprema Corte rigetta tutti i cinque punti dell’impugnazione. E uno dei difensori di Ciancio, l’avvocato Carmelo Peluso, commenta: “Siamo ovviamente molto soddisfatti delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione, accogliendo le richieste dei difensori, ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Catania aveva annullato la confisca e ordinato la restituzione di tutti i beni all’imprenditore ed ai suoi familiari. La Cassazione ha affrontato con particolare attenzione tutti i motivi di gravame dedotti dalla Procura Generale alla luce delle memorie dei difensori, che ne avevano chiesto l’inammissibilità. E dopo una puntuale disamina di ogni argomento ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, chiudendo definitivamente il procedimento di prevenzione. Confidiamo che, in tempi brevi, a favore di Ciancio possa concludersi positivamente anche il processo di merito, per concorso esterno alla mafia, che pende dinanzi al Tribunale di Catania e in cui si agitano gli stessi temi processuali”- conclude l’avvocato Peluso. Già nelle 113 pagine delle motivazioni della Corte d’Appello di Catania sul perché del dissequestro dei beni di Ciancio, i giudici del secondo grado tra l’altro scrissero: “Non può ritenersi provata l’esistenza di alcun attivo e consapevole contributo arrecato da Ciancio Sanfilippo in favore di Cosa nostra catanese. Inoltre non può ritenersi provata alcuna forma di pericolosità sociale né è risultata accertata e provata alcuna sproporzione tra i redditi di provenienza legittima di cui Ciancio e il suo nucleo familiare potevano disporre, e la liquidità utilizzata nel corso del tempo”.

 

fonte teleacras angelo ruoppolo

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