Affondo del presidente della Commissione nazionale antimafia, Nicola Morra, al processo d’Appello sul “Sistema Montante” in corso a Caltanissetta. L’intervento.

Il 10 maggio del 2019, Graziella Luparello, originaria di Racalmuto, giudice per le udienze preliminari al Tribunale di Caltanissetta, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, a 14 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Montante”. Adesso è in corso, al palazzo di giustizia di Caltanissetta, il processo d’Appello, a carico di Montante e di altri quattro imputati condannati in primo grado perché ritenuti partecipi, più o meno, alle presunte condotte illecite contestate a Montante. Ebbene, in tale occasione è stato presente il presidente della Commissione nazionale antimafia, Nicola Morra, che ha commentato: “Del caso di Antonello Montante si deve dare notizia non soltanto sulle pagine dei quotidiani siciliani, ma a livello nazionale, e se è possibile anche internazionale, perché si deve fare comprendere come un sistema tossico e perverso di relazioni abbia avuto la capacità di trasformare il falso in vero, costruendo una rappresentazione della realtà che ha favorito illecitamente qualcuno danneggiando altri”. E poi Morra ha aggiunto: “Bisogna far comprendere che la stampa nazionale deve interessarsi di questi processi che rischiano di finire a pagina 14 del Gazzettino della Val di Noto senza avere la giusta risonanza. E per fare comprendere alla magistratura locale, e anche alle parti civili e a tutti coloro che reputano che si debba fare giustizia, che si deve procedere anche di fronte a una realtà assai complessa. Che la mafia non c’entri in questo processo è tutto da verificare visto che sappiamo tutti le frequentazioni che Antonello Montante aveva in gioventù, e anche al suo matrimonio c’erano persone delle famiglie che governavano Serradifalco, il paese natale di Montante” – conclude Nicola Morra. Al processo d’Appello, avviato anche a seguito del ricorso presentato dai difensori di Montante, gli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, sono imputati, insieme a lui, il colonnello Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, condannato in primo grado a 3 anni. Poi il sostituto commissario Marco De Angelis, condannato a 4 anni. Poi il capo della security di ConfIndustria Diego Di Simone, al quale sono stati inflitti dalla giudice Luparello 6 anni di reclusione. E poi il questore Andrea Grassi, che è stato assolto in parte da alcune imputazioni ed è stato condannato ad 1 anno e 4 mesi.

fonte teleacras angelo ruoppolo

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