La Corte d’Appello di Palermo emette la sentenza di secondo grado al maxi processo antimafia nell’Agrigentino cosiddetto “Montagna”. I dettagli.

Lunedì 22 gennaio del 2018, all’alba, tra Agrigento e provincia, i Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento hanno sferrato un assalto al territorio, impugnando 56 mandati di cattura. E’ stata una maxi operazione antimafia e non solo, intitolata “Montagna”, coordinata e scatenata dalla Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, associazione mafiosa, traffico di droga, truffa ed estorsione. E poi una contestazione di voto di scambio. L’uragano delle ordinanze di custodia cautelare ha travolto i vertici dei mandamenti di Cosa Nostra agrigentini, tra Santa Elisabetta e Sciacca, 16 famiglie mafiose della provincia, e anche affiliati delle province di Caltanissetta, Palermo, Enna, Ragusa e Catania. A Palermo, al palazzo di giustizia, il 25 luglio del 2019, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, a conclusione del giudizio abbreviato, ha sentenziato: 35 condanne, per oltre 300 anni di reclusione, e 19 assoluzioni. Adesso, in Corte d’Appello, 20 condanne sono state ridotte, 14 confermate, e 11 sono state le assoluzioni. A Francesco Fragapane, 41 anni, di Santa Elisabetta, figlio del boss ergastolano ed ex capo provinciale di Cosa Nostra agrigentina, Salvatore Fragapane, e ritenuto il capo e promotore del nuovo mandamento della “Montagna”, la condanna è stata ridotta da 20 a 14 anni di reclusione. Poi a Giuseppe Luciano Spoto, presunto boss di Bivona, la condanna è stata ridotta da 19 anni e 8 mesi a 16 anni, e a Giuseppe Nugara, presunto capo della famiglia mafiosa di San Biagio Platani, la condanna è stata ridotta da 19 anni e 4 mesi a 16 anni. Poi, a Totò Di Gangi, presunto boss di Sciacca, la condanna è stata ridotta da 17 anni a 13 anni e 4 mesi. Poi a Giuseppe Quaranta, di Favara, la condanna è stata ridotta da 8 anni a 7 anni e 6 mesi. Vincenzo Mangiapane, nato nel 1955, di Cammarata, condannato a 11 anni, Calogero Limblici di Favara 10 anni e 4 mesi, Antonino Vizzì di Raffadali 10 anni e 8 mesi, Vincenzo Cipolla di San Biagio Platani 10 anni e 8 mesi, Massimo Spoto di Bivona 11 anni, Raffaele La Rosa di San Biagio Platani 10 anni e 8 mesi, Giuseppe Vella di Favara 10 anni, Calogero Sedita di Santo Stefano di Quisquina 8 anni e 8 mesi, Angelo Di Giovanni di Favara 8 anni, Luigi Pullara di Favara 8 anni, Daniele Fragapane di Santa Elisabetta 6 anni, Stefano Valenti di Favara 6 anni, Gerlando Valenti di Favara 6 anni, Antonio Licata inteso Sandro, di Favara, 3 anni e 8 mesi, Calogero Quaranta di Favara 4 anni, Calogero Maglio di Favara 4 anni e 8 mesi, Antonio Domenico Cordaro di San Cataldo 10 anni, Franco D’Ugo di Palazzo Adriano 4 anni e 4 mesi, Santo Di Dio di Capizzi 4 anni, Vincenzo Dolce di Cerda 3 anni, Francesco Antonio Drago di Siculiana 1 anno e 8 mesi, Alessandro Geraci di Petralia Sottana 3 anni, Francesco Giordano di Niscemi 6 anni, Giovanni Antonio Maranto di Polizzi Generosa 12 anni, Pietro Paolo Masaracchia di Palazzo Adriano 4 anni e 4 mesi, Vincenzo Pellitteri di Chiusa Sclafani 6 anni e 4 mesi, Salvatore Puma di Racalmuto 6 anni, Concetto Errigo di Comiso 4 anni, Carmelo Battaglia di Comiso 4 anni.
Gli assolti sono Adolfo Albanese di Caltavuturo, Giuseppe Blando di Favara, Vincenzo Mangiapane, nato nel 1954, di Cammarata, Pasquale Fanara di Favara, Roberto Lampasona di Santa Elisabetta, Domenico Maniscalco di Sciacca, Angelo Giambrone di Santo Stefano di Quisquina, Vincenzo Spoto di Bivona, Raffaele Fragapane di Santa Elisabetta, Giovanni Gattuso di Castronovo di Sicilia, e Pietro Stefano Reina di San Giovanni Gemini, imputato solo di scambio elettorale politico-mafioso.

fonte teleacras angelo ruoppolo

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