Erano in molti a conoscere Antonello Montante, ad averci avuto a che fare. Lo andavano a cercare per un appalto, per un’autorizzazione, un incarico, una nomina; c’era chi lo sollecitava per una promozione, chi per un posto di lavoro. Il ‘padrino dell’antimafia’ di facciata cercava di accontentare tutti, spesso commettendo o facendo commettere illegittimità ed illegalità a raffica. La sua ‘mission’ era quella di favorire chiunque gli si rivolgeva. Salvo poi ricattare, al momento opportuno, i suoi ‘clientes’, per piegarli ai suoi voleri, a colpi di dossier che gli confezionavano i suoi spioni di Stato, a loro volta ricattati anche loro. Ed erano in tanti a pregarlo, anche in ginocchio. Mentre lui, oltre ad ottenere, ovviamente, tanti vantaggi personali, piano piano era diventato il padre-padrone della Sicilia intera. Si stava pure spingendo a conquistare l’Italia. Forse in cuor suo si sentiva l’erede di qualche antica dinastia il cui ceppo è adesso al vaglio del tribunale di Caltanissetta. Era così bravo che, anche le cose più lecite di questo mondo, lui se le vendeva come favori. Almeno così era solito fare, specie per ingraziarsi il mondo dell’informazione. Per degli episodi riguardanti i suoi rapporti col giornalista Attilio Bolzoni, ieri è scoppiatao l’ennesimo casus-belli.

Montante ha dichiarato che, nel 2010, ha comprato, allora nella sua qualità di presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta, 300  libri di Bolzoni. Il quale Bolzoni, già nel 2008, a sua volta, gli aveva dedicato due pagine intere sul giornale La Repubblica, in cui aveva esaltato le storiche  tradizioni industriali di Montante e della sua famiglia. In quella occasione il Bolzoni aveva infatti pubblicato un encomiastico reportage relativo ad un libro-panegirico, intitolato ‘La volata di Calò’, scritto da Gaetano Savatteri, con prefazione di Andrea Camilleri. Il Montante ha mostrato, per la seconda volta in aula, stavolta per farli vedere direttamente all’autore, quei due paginoni a firma di Bolzoni del quotidiano ‘La Repubblica’.  Apriti cielo cosa non stava per succedere. È dovuto intervenire il Presidente della Corte d’Appello, Andreina Occhipinti, per evitare dei continui battibecchi tra Montante ed il giornalista Bolzoni, presente in aula, nella sua veste di parte civile contro Montante.

Il Montante, tra l’altro, ha rincarato la dose, dicendo che anche nel febbraio del 2012, sempre il Bolzoni, gli aveva inviato una email chiedendogli 115 mila euro per sponsorizzare un suo film. Mentre il fratello, Pietro Bolzoni, sempre in quegli anni, gli aveva chiesto degli affidamenti per dei servizi assicurativi. Purtroppo lui non aveva potuto esaudire queste ultime richieste. Anzi, in un’udienza precedente, aveva precisato che il Bolzoni Pietro si era rivolto a quel punto ad Alfonso Cicero, quale presidente e/o commissario dell’IRSAP, ottenendo da lui la predisposizione di un contratto per assicurare tutti gli immobili delle aree industriali siciliane, il cui valore fu calcolato allora in 160 milioni di euro. Purtroppo quel contratto non andò in porto perché ritenuto illegittimo dall’allora direttore dell’IRSAP di Palermo, un certo Montalbano, il quale dovette persino denunciare alle autorità giudiziarie tale circostanza. Per tali ragioni, secondo quanto riferito in aula da Montante, è scoppiata la guerra tra lui e Bolzoni, tra lui e Cicero. Guerra che ha portato all’attuale processo che, sempre secondo il Montante, è il risultato del deterioramento di una lunga serie di suo rapporti di varia natura, non solo con le istituzioni, le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche con il mondo dell’informazione, a qualsiasi livello. Forse in passato aveva pensato, e magari lo pensa ancora, come peraltro emerge anche da alcune intercettazioni,  che con i soldi poteva comprarsi chiunque. È stato ed è ancora un inguaribile megalomane, disposto a tutto. Continua a sostenere, come un disco rotto, che lui intendeva solo portare avanti un quanto mai fantomatico progetto legalitario, che altro non era se non un disegno egemonico di accentramento di potere, di qualsiasi potere. Tutto è avvenuto,  purtroppo, sotto l’ombrello protettivo di uno Stato distratto e da lui in parte distrutto, a colpi di dossier calunniosi, presentati ad alcune autorità giudiziariae compiacenti. Denunce presentate e ripresentate, il piú delle volte, contro una miriade di persone perbene, impegnate dentro e fuori le Istituzioni pubbliche. Denunce calunniose che hanno prodotto solo effetti disastrosi. Sono stati pubblicamente offesi, diffamati, delegittimati e spesso anche processati, una miriade di amministratori e funzionari pubblici, professionisti ed imprenditori onesti. Molti di loro sono stati colpiti dal sistema messo su da Montante, solo perché difendevano lo Stato di Diritto e gli interessi della collettività, gli interessi dei cittadini, contro la tentacolare lobby di Confindustria, capitanata da Montante.

Botta e risposta Bolzoni-Taormina

E proprio mentre Bolzoni stava rilasciando le dichiarazioni ai giornalisti dopo il processo è stato interrotto dall’avvocato di Montante, Carlo Taormina, con il quale è nata una nuova animata discussione. “Cerchi di essere educato” ha detto Taormina a Bolzoni ha risposto “non sei in un talk show ma ad un processo”.

Bolzoni ha continuato: “Ad un certo punto del processo Montante ha detto aspetto le vostre querele la mia risposta in aula, ammetto assolutamente irrituale, è stata ‘guardi che lei ha ricevuto un avviso di conclusione indagini per diffamazione aggravata proprio per le stesse cose che sta dicendo’. La risposta della presidente è stata molto garbata, ma mi ha richiamato, io ho continuato dicendo che ho una mia reputazione e non posso farmi infangare per quattro lunghe udienze e poi ho chiesto scusa alla Corte come era giusto”.

Taormina “Chiedo quali siano i reati in questo processo”

Taormina ha sottolineato: “Non si può parlare di reati in un processo come questo perché chiedo a tutti, Bolzoni compreso, quali sono. Finora non ne ho sentito solo uno. Ormai c’è un tale clima di odio e risentimento, forse perché il processo sta volgendo a favore di Montante, per cui nessuno riesce ad essere equilibrato. Se un giorno Bolzoni ci dicesse chi gli ha dato la notizia dell’indagine a carico di Montante su concorso esterno in associazione mafiosa ci farebbe un bel favore e riscatterebbe una magistratura che è sospettata, perché c’era un nome criptato che lui conosceva”.

https://www.seguonews.it/momenti-di-tensione-al-processo-montante-lite-tra-bolzoni-e-taormina-fuori-dallaula

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