L’avvocato Annalisa Petitto, che assiste l’ex presidente regionale dell’Irsap, Alfonso Cicero, parte offesa e parte civile al processo sul cosiddetto “Sistema Montante”, è intervenuta così in dibattimento: “In quattro udienze Montante ha detto che le costituzioni di parte civile nei processi per mafia dell’Irsap sarebbero state possibili solo in virtù dell’iscrizione dello stesso Irsap a Confindustria. Abbiamo dimostrato, documenti alla mano, che già prima dell’adesione a Confindustria, avvenuta il 4 aprile del 2014, l’Irsap e i Consorzi Asi della Sicilia, il cui presidente e legale rappresentante era Alfonso Cicero, nel 2013 si erano costituiti parte civile nell’ambito di processi contro Cosa Nostra per reati commessi anche ai danni delle realtà delle aree industriali della Sicilia. Inoltre, l’Irsap aveva adottato la delibera numero 2 del 27 febbraio 2014, determinando uno specifico atto di indirizzo per la costituzione di parte civile dell’ente nei processi contro la criminalizzata da cui, peraltro, è scaturita anche la costituzione di parte civile dell’Irsap e del Consorzio Asi di Caltanissetta nel processo antimafia ‘Colpo di grazia’ a Caltanissetta, tra i cui imputati vi è stato anche il collaboratore Dario Di Francesco, ex dipendente dell’Asi di Caltanissetta. Montante non ha dato neanche spiegazioni circa la sua mail inviata a Cicero il 16 settembre 2014, in cui riteneva il pentimento di Dario Di Francesco un falso pentimento perché dietro a questa collaborazione c’era l’imprenditore Pietro Di Vincenzo che lo finanziava. Non ci ha detto da quali fonti giudiziarie traeva tali affermazioni, e ci ha confermato che di questo fatto non ha mai notiziato le Procure. Sebbene per quattro udienze Montante abbia detto che la relazione secretata, depositata da Cicero alla Commissione nazionale antimafia il 10 luglio 2014, sia stata scritta da Cicero e Montante a casa dello stesso Montante, lui non ha saputo riferire neanche uno dei fatti di mafia e delle iniziative contro la mafia che in quella relazione sono contenute, ed è stato costretto a rettificare le sue precedenti dichiarazioni ammettendo di non avere redatto con Cicero la relazione. Su Di Francesco, ex reggente della famiglia mafiosa di Serradifalco che ha fatto dichiarazioni accusatorie sul suo conto, e sul condizionamento degli appalti all’Asi di Caltanissetta per conto di Cosa Nostra, Montante ha detto di averne parlato sin dal 2013, epoca in cui però Di Francesco non era stato neanche arrestato per questi fatti specifici di cui all’operazione ‘Colpo di Grazia’ del marzo 2014.
Per quattro udienze Montante ci ha parlato della rigidità del Codice Etico di Confindustria, in base al quale imprenditori sospettati di connivenze mafiose sarebbero stati da lui cacciati subito dall’associazione datoriale. Abbiamo invece dimostrato che il Codice Etico aveva valore solo per gli ‘altri’, considerato che, nonostante l’indagine per concorso esterno alla mafia, nota già dal 2015, Montante ha continuato a ricoprire ruoli di vertice nazionale e regionale di Confindustria sino al giorno del suo arresto nel 2018”.

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