Cristina Zaccanti, Responsabile settore scuola del Popolo della Famiglia Piemonte  «Se in nome della pretesa inclusività si rinuncia alla identità, gli studenti potranno, legittimamente, decidere cosa imparare e come tradurre, a loro piacimento. Le desinenze avranno ancora una funzione?»

Lettera aperta al Dirigente Scolastico del liceo Cavour,

dott. Vincenzo Salcone

Volentieri traiamo spunto dal parere di un professionista della comunicazione, non da un accademico, autore e sceneggiatore di moda, il sig. Michele Rech, in arte Zerocalcare. Facendo onore al suo pseudonimo, egli si limita, con intelligenza, ad usare uno spruzzo del suo anticalcare, ben direzionato a “disincrostare” la linea educativa adottata dal Vostro istituto a favore della cosiddetta fluidità di genere.

Zerocalcare infatti inquadra la situazione per quello che è. Segnala quanto sarà complesso rinunciare alla semplice verità delle desinenze, ricorrendo ad un cervellotico, mi si consenta, quanto ambiguo segno grafico (schwa o asterisco che sia). Piuttosto riconosce l’intento di «imporre una riflessione attorno alla lingua».

Proprio a questo aspetto ci ricolleghiamo come Popolo della Famiglia. Il nostro movimento politico stabilisce tra i propri punti programmatici il primato educativo dei genitori che iscrivono i propri figli al Vostro istituto perché imparino a conoscere, in primis, le lingue classiche, il cui vantaggio è quello di custodire una verità oggettiva, incontrovertibile, interpretabile ma non manipolabile.

Ci chiediamo se la decisione da Voi assunta non potrebbe essere legittimamente adottata anche dai giovani studenti e studentesse (non useremo mai un segno che ne annulla l’identità e la dignità!) qualora decidessero di non considerare le desinenze dei sostantivi della lingua greca e latina, che, ci auguriamo, non provvederete a neutralizzare. Come la metterete allora con la prevedibile legittima pretesa di giovani che, come già anticipava Platone, avranno assunto il controllo della situazione e valuteranno loro le proprie traduzioni in cui avranno decretato a personale arbitrio così sia giusto o sbagliato? Procedendo in questa direzione non correremo il rischio che la scuola italiana vada davvero alla deriva al punto da rendere irrilevante ogni apprendimento, a partire da quello delle minime norme grammaticali?

E inoltre, la Vostra misura, decisa in nome della inclusione, terrà conto della presenza di quanti, non condividendola, saranno discriminati dalla imposizione di scelte oggettivamente problematiche e gravide di conseguenze?

Dal Caos ci salvi la Ragione. O provvederete a segnalare, magari con un asterisco giallo, chi si dovesse sottrarre ad una evidente manipolazione che non farebbe onore a chi ha la responsabilità di educare i giovani?

Saranno proprio i giovani a rendersene conto, e non occorrerà molto tempo!

Lettera aperta al Dirigente Scolastico del liceo Cavour,

dott. Vincenzo Salcone

Volentieri traiamo spunto dal parere di un professionista della comunicazione, non da un accademico, autore e sceneggiatore di moda, il sig. Michele Rech, in arte Zerocalcare. Facendo onore al suo pseudonimo, egli si limita, con intelligenza, ad usare uno spruzzo del suo anticalcare, ben direzionato a “disincrostare” la linea educativa adottata dal Vostro istituto a favore della cosiddetta fluidità di genere.

Zerocalcare infatti inquadra la situazione per quello che è. Segnala quanto sarà complesso rinunciare alla semplice verità delle desinenze, ricorrendo ad un cervellotico, mi si consenta, quanto ambiguo segno grafico (schwa o asterisco che sia). Piuttosto riconosce l’intento di «imporre una riflessione attorno alla lingua».

Proprio a questo aspetto ci ricolleghiamo come Popolo della Famiglia. Il nostro movimento politico stabilisce tra i propri punti programmatici il primato educativo dei genitori che iscrivono i propri figli al Vostro istituto perché imparino a conoscere, in primis, le lingue classiche, il cui vantaggio è quello di custodire una verità oggettiva, incontrovertibile, interpretabile ma non manipolabile.

Ci chiediamo se la decisione da Voi assunta non potrebbe essere legittimamente adottata anche dai giovani studenti e studentesse (non useremo mai un segno che ne annulla l’identità e la dignità!) qualora decidessero di non considerare le desinenze dei sostantivi della lingua greca e latina, che, ci auguriamo, non provvederete a neutralizzare. Come la metterete allora con la prevedibile legittima pretesa di giovani che, come già anticipava Platone, avranno assunto il controllo della situazione e valuteranno loro le proprie traduzioni in cui avranno decretato a personale arbitrio così sia giusto o sbagliato? Procedendo in questa direzione non correremo il rischio che la scuola italiana vada davvero alla deriva al punto da rendere irrilevante ogni apprendimento, a partire da quello delle minime norme grammaticali?

E inoltre, la Vostra misura, decisa in nome della inclusione, terrà conto della presenza di quanti, non condividendola, saranno discriminati dalla imposizione di scelte oggettivamente problematiche e gravide di conseguenze?

Dal Caos ci salvi la Ragione. O provvederete a segnalare, magari con un asterisco giallo, chi si dovesse sottrarre ad una evidente manipolazione che non farebbe onore a chi ha la responsabilità di educare i giovani?

Saranno proprio i giovani a rendersene conto, e non occorrerà molto tempo!

Rispondi