L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo e l’intervento del presidente della Corte d’Appello: “La mafia è forte perché svolge ancora una funzione sociale”.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario in ambito nazionale a Roma in Cassazione è stata occasione e teatro dell’ultima partecipazione istituzionale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il voto per il successore è in calendario già oggi, lunedì 24 gennaio. E allo stesso modo, in ogni regione, è stato tagliato il nastro annuale dell’amministrazione della Giustizia in nome del popolo italiano, anche in Sicilia, dove ha relazionato il presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca. Il giudice, tra il tanto altro, si è soffermato sulla stato di salute della mafia, e ha sintetizzato così: “L’associazione mafiosa Cosa Nostra continua a esercitare il suo diffuso, penetrante e violento controllo sulle attività economiche, imprenditoriali e sociali del territorio”. E dunque il presidente Frasca ha approfondito il come e il perché la mafia e la mafiosità siano ancora ben radicate nel tessuto sociale. La risposta è che ciò deriva dalla funzione sociale dei boss. E Frasca ha spiegato: “La mafia, secondo tradizione e malgrado la pressione investigativa, continua ad avere una presenza sociale nel territorio dove esercita funzioni di giustizia spicciola. Gli uomini di Cosa Nostra, secondo quanto emerge dalle indagini della magistratura, impongono la loro mediazione per risolvere questioni di ogni tipo: dalle liti tra famiglie per motivi sentimentali all’occupazione di case popolari, dal pagamento degli affitti all’avvio di attività economiche in concorrenza con altri soggetti. La mafia offre anche un servizio per la riscossione di debiti e il recupero di beni rubati.
La presenza mafiosa nella vita sociale del territorio è dimostrata anche da alcune inchieste sulle feste di quartiere. Sono uomini vicini a Cosa Nostra a occuparsi dell’ingaggio dei cantanti neomelodici, delle spese dell’organizzazione e, in alcuni casi, del sostegno delle famiglie bisognose. Un’indagine ha accertato che la mafia assicurava a gruppi familiari beni di prima necessità. In generale la mafia ha rafforzato la sua presenza con la funzione sociale, al fine di mantenere il controllo del territorio e allargare la base del consenso, necessario, al pari della forza di intimidazione, per la sopravvivenza dell’associazione” – ha concluso Frasca. Prima di lui, e tanti anni addietro, la funzione sociale dei boss è stata così tanto presente e praticata che lo scrittore italo americano Mario Puzo ne ha scritto un romanzo, “Il Padrino”, da cui poi Francis Ford Coppola ha tratto un film, il leggendario “Il Padrino”. E la pellicola inizia proprio con un “omaggio” (tra virgolette) alla funzione sociale dei boss, allorchè un uomo prega il “Padrino”, don Vito Corleone, Marlon Brando, di vendicare con la morte i due che hanno violentato sua figlia…
Poi il presidente della Corte d’Appello di Palermo veste i panni dell’ottimismo annunciando nella sua relazione dei segnali positivi provenienti dal territorio e testimoniati dall’incremento delle denuncie presentate dalle vittime di estorsione che esprimono così la volontà di collaborare senza riserve con la giustizia. La ribellione al pizzo si manifesta però a macchia di leopardo. E Matteo Frasca ha citato un esempio a Palermo: “Mentre nel mandamento di Porta Nuova ben 15 imprenditori, soprattutto del settore edile, hanno indicato compiutamente gli uomini del racket, nel mandamento di Ciaculli-Brancaccio non una sola vittima di estorsione si è fatta avanti”.

teleacras angelo ruoppolo

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