Di Emilio Tringali. Caro procuratore capo di Catania,

apprezzo questo aroma di legalità che si percepisce dalle sue esternazioni al giornale “La Sicilia”. Certo sono rivolte al grande pubblico, altrimenti lasciano il tempo che trovano presso gli specialisti. Hanno messo tante pezze e consentito di “farla franca” a suoi colleghi che andavano ulteriormente indagati. Vi è parsa sconcia, ma penalmente irrilevante, la corruzione al “sistema Montante”, che ancora domina in Sicilia e oltre, archiviando i procedimenti. Così, la figlia del suo ex collega di Agrigento diviene più uguale degli altri e assunta al posto di un altro, l’avente diritto. Agenti segreti, di tutte le carriere, al servizio di Sua Maestà “LA SBIRROMAFIA”. Certamente non avete avuto il tempo di approfondire i delitti cruciali, quale il “fallito” blitz a Daniele Emmanuello del 3 dicembre 2007. Attenzione, il tempo lava le tracce. Tutto è pubblico ma voi lo ignorate, incredibilmente. Cos’è il suo messaggio? Un requiem rassegnato o l’inizio di una nuova battaglia per la legalità? Ora è obbligatorio rispondere! Che vogliamo fare, a partire da adesso? Noi siamo pronti, siamo quelli che hanno denunciato, che sono stati minacciati da gente che ancora qualcuno si ostina a coprire. Sicuramente non immagina, dal suo ufficio, le vessazioni che subisce chi osa parlare, le minacce, gli attacchi giudiziari (querele a go-go), gli avvertimenti, i sabotaggi, gli attentati. Ma anche le derisioni, le mortificazioni … In questa provincia “babba” hanno operato elementi “sperti”, guardiani del silenzio, insabbiatori sistematici. Ciambellani genuflessi ad uomini importanti, della propria stessa casta. Ho rinunciato a pubblicare “Sbirromafia 2 – Assalto al territorio”. Sarebbe inutile proprio per quello che ha detto lei, per le condizioni della struttura statale in questa provincia. Non c’è mai stato un dopo alle denunce che abbiamo fatto, al prezzo del rischio per la nostra vita. (continua sul primo commento)

Ancora non sono convinto se state dalla nostra parte, sinceramente. So solo che il procuratore di prima copriva un pezzo da novanta. Un crimine sintomatico della situazione. Uno così, qui non doveva proprio starci. La domanda finale resta la stessa: e quindi, che vogliamo fare? Io, resto disponibile. La vita è una. Dignità e coraggio. La prego, vada avanti.

.. Con Osservanza

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