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“Questa è la città che ha prodotto un falso mito, quello di Antonello Calogero Montante, al quale tanti hanno dato credito. Quel Montante che è riuscito, attraverso trame per nulla conformi alla legge, a inquinare tantissime amministrazioni pubbliche, attraverso metodiche squallide, per non dire altro”. Lo ha detto Nicola Morra,  presidente dell’Antimafia, oggi a Caltanissetta per un incontro su “Le inchieste della Commissione nazionale antimafia”. “Certe incistazioni – ha continuato Morra – avvengono perché le condizioni erano evidentemente favorevoli non solo in Sicilia ma su tutto il territorio nazionale. Perché ricordo a me stesso che Montante era arrivato ai piani alti non solo di Confindustria Sicilia, ma anche di Confindustria Italia, e tra l’altro frequentava il Viminale con una certa facilità. Addirittura era stato nominato dall’allora capo di gabinetto del ministro Alfano, l’attuale ministro Luciana Lamorgese, nel comitato direttivo dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e sequestrati. E quando uno arriva a tali livelli evidentemente sa giocarsi bene le sue carte”. “Tra l’altro – conclude – mi dicono che su Montante penda ancora una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. E questo dà l’idea di uno Stato che si fa tranquillamente introiettare cavalli di Troia in maniera straordinariamente piacevole. Evidentemente allo Stato italiano non piace rimanere lontano da certe logiche, ma piace dialogare con certi poteri”.

“Mi sembra che recentemente l’avvocato Angelino Alfano, ex ministro, prima della Giustizia, poi dell’Interno e infine degli Esteri sia stato insignito del cavalierato di Gran Croce di cavaliere della Repubblica. Sergio Mattarella gli ha conferito il cavalierato, evidentemente i meriti ce li hanno tutti”, ha proseguito Morra,  “esattamente come quel maresciallo e consigliere comunale di Capaci che, in prossimità del trentennale delle Stragi, sosteneva che a Capaci non c’era Cosa Nostra. Peccato che pochi mesi prima c’era stata una operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che aveva, anche in quel caso, individuato grandissime infiltrazioni nel tessuto economico e produttivo della cittadina in provincia di Palermo e peccato che il Comune di Capaci era stato sciolto immediatamente dopo la strage. E peccato che due dei responsabili della strage erano di Capaci. Ecco quel consigliere comunale di Capaci, che è finito agli onori delle cronache perché ha sostenuto che a Capaci non ci sia Cosa Nostra e ha sfidato chiunque a trovarla, è stato a suo tempo anche lui insignito del cavalierato. Evidentemente qui in Sicilia ci tenete moltissimo a essere insigniti di titoli che poi servono, magari, per spacciarsi per ciò che non si è”.

https://www.seguonews.it/morra-a-caltanissetta-questa-e-la-citta-che-ha-prodotto-il-falso-mito-di-montante

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