La strage Borsellino: il 12 luglio attesa la sentenza a Caltanissetta sul depistaggio. Gli interventi conclusivi del pubblico ministero Luciani e dell’avvocato Trizzino.

Il prossimo 12 luglio i giudici del processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage Borsellino, in corso a Caltanissetta, si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Così ha annunciato il presidente della sezione giudicante, Francesco D’Arrigo. Al mattino del 12 i difensori dei tre poliziotti imputati di calunnia aggravata dall’avere favorito la mafia saranno impegnati nelle contro-repliche alla requisitoria del Pubblico ministero, che ha invocato la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione a carico di Mario Bo, e 9 anni e 6 mesi ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Il verdetto sarà atteso tra il 12 luglio sera e il 13 luglio. Nel corso dell’ultima udienza sono intervenuti ancora il pubblico ministero, Stefano Luciani, e l’avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino e marito di Lucia. Stefano Luciani, tra l’altro, ha affermato: “Ho sentito più volte dalle difese che il Pubblico ministero avrebbe fatto un processo agli assenti senza curarsi di portare elementi a discapito di questo o di quello. Bene, il Pubblico ministero ha effettuato un corposo supplemento di indagine perché era doveroso. Non si è inventato le prove per fare un processo agli assenti. Francamente accetto ben poche lezioni nei confronti della Procura che ha scoperto il depistaggio in relazione alle indagini su via D’Amelio. La Procura di Caltanissetta ha scoperto anche la calunnia di Angelo Fontana sull’attentato all’Addaura a Giovanni Falcone, così come le menzogne di Maurizio Avola sulla strage di via D’Amelio. E’ la storia della Procura di Caltanissetta degli ultimi anni che parla. Non le chiacchiere di chi ora sta parlando”. E l’avvocato Trizzino ha dichiarato: “Abbiamo una testimone oculare, Lucia Borsellino, che ha detto quanto vide il 19 luglio, nel momento in cui il padre lasciò la villa al mare a Villagrazia di Carini: la sua scrivania era pulita. A ciò si aggiunga che è stato accertato che il giudice Borsellino aveva tre agende: una marrone, una grigia e una rossa. Bene: le prime due sono state ritrovate mentre l’agenda rossa non si è mai trovata”. E poi ha aggiunto: “Sapete perché mi accaloro tanto? Perché non voglio arrivare al processo Borsellino numero 28, perché Paolo Borsellino e tutti gli agenti della scorta hanno diritto di riposare in pace. Quando i magistrati Annamaria Palma e Nino Di Matteo ci dicono: ‘non credevamo a Scarantino’, si dimenticano di dire che hanno chiesto la condanna nei confronti di Vernengo, di La Mattina e di Scotto oltre che di Natale Gambino facendo quindi propria la collaborazione dei falsi collaboratori. Quando ho detto che hanno difeso pervicacemente il depistaggio mi sono limitato a dati di fatto assolutamente incontestabili”. E poi Trizzino ha concluso: “Il pm Antonino Di Matteo nel 2009 fece una dichiarazione sulla non attendibilità del collaboratore Spatuzza senza averne alcuna competenza. E’ incredibile che in quell’anno Di Matteo da pm di Palermo non aveva alcuna competenza per entrare nei processi Borsellino, a meno che temesse qualcosa che potesse compromettere la sua carriera professionale. Bisogna avere il coraggio di dirle queste cose. Si doveva occupare di dare il proprio parere su Spatuzza? Cosa gli interessava dei processi Borsellino? Non è uno schizzo di fango al magistrato ma un’analisi critica, e non possiamo fare finta di niente. Solo perché uno fa il magistrato o il poliziotto non se ne deve parlare? Non ci sto”.

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