Emessa la sentenza di secondo grado al processo sul cosiddetto “Sistema Montante”. Inflitti 8 anni all’ex presidente di Confindustria Sicilia. Condannati anche Di Simone e De Angelis. Assolti Grassi e Ardizzone.

Gianfranco Ardizzone
Marco De Angelis
Diego Di Simone
Andrea Grassi

Al processo in abbreviato di secondo grado sul cosiddetto “Sistema Montante”, lo scorso 15 gennaio il sostituto procuratore generale, Giuseppe Lombardo, a conclusione della requisitoria, ha chiesto alla Corte d’Appello di Caltanissetta la riduzione della condanna a carico di Antonello Montante da 14 anni di reclusione, che gli sono stati inflitti in primo grado, il 10 maggio del 2019, dal giudice Graziella Luparello, a 11 anni e 4 mesi. E poi la conferma delle condanne inflitte dal giudice Luparello all’ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, ed ex capocentro della Dia, Gianfranco Ardizzone: 3 anni, e poi al sostituto commissario di polizia della Questura di Palermo, Marco De Angelis: 4 anni, e poi al questore Andrea Grassi: 1 anno e 4 mesi, e poi 6 anni e 4 mesi di reclusione a carico del responsabile della sicurezza di ConfIndustria, ed ex ispettore della Squadra Mobile di Palermo, Diego Di Simone. Ancora a carico di Ardizzone il magistrato ha proposto l’applicazione della pena accessoria della degradazione da generale a colonnello delle Fiamme Gialle. Ai cinque sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, e dal favoreggiamento. Adesso, dopo nove ore di camera di consiglio, la Corte presieduta da Andreina Occhipinti, a latere Giovanbattista Tona e Alessandra Giunta, ha condannato Montante a 8 anni di reclusione, ovvero 6 anni in meno dei 14 inflitti in primo grado. E poi a 5 anni di pena Diego Di Simone,  e poi 3 anni e 6 mesi  a Marco De Angelis. E’ stato assolto il questore Andrea Grassi, ex funzionario del Servizio centrale operativo della polizia, ritenuto responsabile di una fuga di notizie. Già in primo grado la Luparello lo ha assolto dall’imputazione più grave: l’essere parte anche lui della catena delle talpe di Montante. E i difensori di Grassi, gli avvocati Cesare Placanica e Walter Tesauro, commentano: “Già la sentenza di primo grado aveva sancito l’estraneità di Grassi a ogni rapporto opaco nell’ambito del ‘sistema Montante’. Oggi, con la completa assoluzione, a Grassi è stato ridato anche l’orgoglio di dichiararsi, come fatto dalle prime battute delle indagini, un uomo dello Stato”. E’ stato assolto da due capi d’imputazione il generale Gianfranco Ardizzone, e per un altro è scattata la prescrizione. Si conclude così il processo di secondo grado al “sistema Montante”, ovvero, come lo ha definito l’ex presidente della Commissione antimafia regionale, Claudio Fava, “un governo parallelo che per anni ha occupato militarmente le istituzioni regionali, anche in nome dell’antimafia”. Antonello Montante avrebbe allestito una rete di spionaggio non solo per tutelare se stesso ma anche come cinghia di trasmissione di un vortice di interessi, tra favori agli amici (politici, imprenditori, forze dell’ordine e dei servizi segreti, professionisti, magistrati, esponenti delle Istituzioni) e ricatti, con dossier e vessazioni di vario genere a danno dei nemici, gli ostacoli, i non allineati al “sistema”. Le parole del sostituto procuratore generale, Giuseppe Lombardo, usate nel corso della requisitoria: “Quella di Montante è stata una catena di montaggio nella quale ognuno aveva il suo ruolo. Tutti sapevano che facevano un favore a Montante e in cambio avevano dei vantaggi”.

Alfonso Cicero e Annalisa Petitto

E l’avvocato Annalisa Petitto, legale dell’ex presidente dell’Irsap, Alfonso Cicero, parte civile e parte offesa, commenta: “La sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello, che ha confermato l’impianto accusatorio della Procura di Caltanissetta che ha condotto le indagini con la preziosa attività della Squadra Mobile – in questo grado di giudizio pienamente sostenuto dalla Procura Generale – sancisce l’esistenza di un pericoloso ‘sistema criminale’ al cui vertice c’è Antonio Calogero Montante, che negli anni ha posto in essere reati gravissimi condizionando, non solo in Sicilia, diversi settori istituzionali, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione: il cosiddetto ‘sistema Montante’, a cui hanno partecipato diversi soggetti appartenenti, anche, alle forze dell’ordine, anch’essi oggi condannati per associazione a delinquere ed altri gravi reati. Ancora e per l’ennesima volta è stato confermato ciò che il mio assistito Alfonso Cicero, ‘testimone chiave’ dell’inchiesta, ha denunciato, già dal 2015, alla DDA di Caltanissetta. Cicero, com’è noto, proprio per avere subito gravissime ritorsioni poste in essere a suo danno dal Montante e dai suoi sodali, è stato ammesso quale parte civile nell’ambito di due altri processi in corso di svolgimento innanzi al Tribunale di Caltanissetta, riguardanti la prima e seconda tranche dell’inchiesta sul ‘sistema Montante”.

 

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