A fronte di quanto avvenuto oggi in Senato, il leader di Insieme per il Futuro, Luigi Di Maio, così ha detto: “Mi piange il cuore a vedere che Mosca festeggia”.

Il ministro degli Esteri, appunto Luigi Di Maio, ha attaccato gli ex colleghi del Movimento: “Mi piange il cuore a vedere che dall’altra parte del mondo, a Mosca che è un’autocrazia, Medvedev festeggia perché una della più potenti democrazie del mondo, l’Italia, è stata indebolita”. E poi: “Io lo chiamo il partito di Conte perché quello non è più il Movimento 5 stelle, mi dispiace dirlo. Fortunatamente tanti elettori, tanti parlamentari del fu movimento non la pensano come Conte su quello che ha fatto oggi in aula il Movimento”.

Qualcuno avrà spiegato al Ministro il significato, l’etimo di “autocrazia”? E che le democrazie non si misurano per “potenza”? E che dire delle critiche rivolte da Di Maio a Conte, presentandolo come padrone di un partito personale, potendosi dire “Il bue che dice “cornuto” all’asino? Detto da chi aveva una qualche confidenza con i gilet gialli francesi e un’avversione verso il presidente della Repubblica Mattarella al punto di spingersi all’impeachment, suona un po’ patetico.

Legittimo tentare di meritarsi ancora la poltrona, ma il dileggio è davvero roba che non si può ascoltare. Avrebbe dovuto essere proprio Draghi, probabilmente, a placare i bollori del giovane titolare della Farnesina. Invece si è scelto di inasprire ancora di più i rapporti con Conte e i suoi, forse nel tentativo, goffo, di spostare consensi verso i giovani vecchi “moderati e liberali” di “Insieme per il futuro”.
E queste cose nella politica contano sempre e hanno conseguenze drammatiche, per chi la intende come scontro di personalità e non come confronto tra progetti, tra valori.
È quello che sta succedendo.
O si torna ad una dimensione di rivoluzione culturale, e dunque a cambiamenti veri di comportamenti, o questo paese rimarrà sempre più ingessato e sanguinante, senza futuro, alla faccia di chi si è messo insieme per il proprio, di futuro…

Di Nicola Morra, presidente della Commissione Nazionale Antimafia

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