Ancora commenti a freddo dopo la sentenza emessa dal Tribunale di Caltanissetta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. L’intervento del giudice Balsamo.

Antonio Balsamo

Ancora commenti a freddo dopo la sentenza appena emessa dal Tribunale di Caltanissetta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. Antonio Balsamo, attuale presidente del Tribunale di Palermo ed ex presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta che ha emesso la sentenza al processo “Borsellino quater”, scrivendo e sottolineando nelle motivazioni che si è trattato di “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, adesso lancia un appello alla ricerca della verità. E all’Adnkronos afferma: “Tanto è stato compiuto per accertare la verità, ma vi è ancora molto da lavorare nella ricerca della verità, senza compromessi, da parte di tutte le istituzioni, non solo le giudiziarie, ma anche dello Stato, perché il diritto alla verità spetta non solo alle vittime e ai loro familiari, ma anche alla collettività. Ad esempio: le indagini svolte dalle Commissioni parlamentari per loro natura non sono soggette ai limiti dei processi penali. E ciò è una prospettiva da praticare anche nei prossimi anni”. E poi, riferendosi alla sua sentenza al “Borsellino Quater”, confermata in Cassazione, Antonio Balsamo aggiunge: “Con la sentenza ‘quater’ abbiamo ritenuto che vi sia stato un depistaggio, uno tra i più gravi della storia giudiziaria italiana. E che sarebbe stato necessario approfondire alcuni aspetti: il primo è la copertura di una fonte ancora occulta da cui derivano quelle parti sicuramente vere che sono comuni alle dichiarazioni dei falsi collaboratori. Il secondo aspetto è il collegamento tra il depistaggio e la sparizione dell’agenda rossa. Ed è una sottrazione che avviene subito dopo l’esplosione in via D’Amelio. La Barbera ha un ruolo sia nella creazione dei falsi collaboratori, sia nella sparizione dell’agenda rossa. Quando lui restituì la borsa di Borsellino alla famiglia, e dentro mancava l’agenda rossa, la figlia, Lucia, chiese con forza dove fosse l’agenda. E La Barbera le rispose che non vi era alcuna agenda, e poi a sua madre disse che sua figlia aveva bisogno di assistenza psicologica. Il terzo aspetto che merita altrettanta attenzione è il fine del depistaggio per coprire responsabilità di altri soggetti per la strage di via D’Amelio, nel quadro di una convergenza di interessi fra Cosa Nostra e altri centri di potere, politici ed economici, che sarebbero stati coinvolti nei sondaggi, le ‘tastate di polso’ di Cosa Nostra prima di avviare la stagione delle stragi. E poi meritano attenzioni le confidenze di Borsellino alla moglie Agnese il giorno prima di essere ucciso. Le disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma che sarebbero stati i suoi colleghi e altri soggetti a permettere che ciò potesse accadere. E poi, il giudice Borsellino non è stato ascoltato nei 57 giorni trascorsi dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, neppure dopo il suo intervento a Casa Professa il 25 giugno in cui affermò: ‘Io oltre che magistrato sono testimone’. E poi, la mancanza di un’adeguata protezione nei pressi della casa della madre di Borsellino, nonostante la carenza di una zona rimozione fosse stata più volte segnalata da parte dei poliziotti di scorta. E poi, il coinvolgimento nelle indagini sin dall’inizio dei servizi segreti, in modo irrituale. E la presenza di alcune persone che arrivano in giacca e cravatta sul luogo della strage, persone di Roma, appartenenti ai servizi segreti, nella immediatezza della esplosione. Anche questo è un dato emerso per la prima volta nel processo Borsellino quater”.

teleacras angelo ruoppolo

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