Di Debora Borgese.

🤦‍♀️ Oh mamma mia!

Stamattina sciogliamo il nodo della matassa rispetto al #MaxiprocessoNebrodi.

Leggo da più parti il popolo dell’antimafia esultare per la richiesta di condanna (badate: richiesta di condanna, che non significa condanna inflitta con sentenza) agli imputati accusati di truffe ai danni all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Ue ai produttori agricoli.

Cosa c’entra l’attentato (o presunto tale) che avrebbe subito l’ex Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci?

Di fatto, niente. Nessuno degli imputati è accusato per quell’attentato.

Antoci durante le sue attività ha promosso un protocollo che, di fatto, è diventato Legge di Stato finalizzato a contrastare il fenomeno della cosiddetta “mafia agricola”.

Sinteticamente, nel Codice Antimafia sono state inserite nuove disposizioni tra le quali l’obbligatorietà per “l’informazione antimafia da richiedere nelle ipotesi di concessione di terreni agricoli demaniali che ricadono nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune, a prescindere dal loro valore complessivo, nonché su tutti i terreni agricoli a qualunque titolo acquisiti, che usufruiscono dei fondi europei”.

Quindi, Antoci si fa strada in questo processo perché per lui ed altri questo caso rappresenta l’emblema dell’importanza del suo protocollo fatto legge. Antoci sostiene che l’attentato ai suoi danni fu ordito proprio per le misure adottate per contrastare la mafia agricola e le truffe milionarie ma non c’è – a quanto mi risulti – alcun soggetto imputato per quell’attentato.

Ed è in questo contesto che viene messa in moto in queste ore e in relazione al processo in corso la campagna di discredito nei confronti di Claudio Fava rispetto le tre ipotesi sollevate dalla Commissione Regione Antimafia riportate nella relazione d’inchiesta sul caso Antoci, una delle quali è la messinscena che trova sponda, tra le altre cose, nelle dichiarazioni del sindaco Calì il quale ha rilevato che a… “sedare”, diciamo, i suoi (legittimi) dubbi sulla matrice mafiosa dell’attentato rilasciati alla stampa siano state due chiamate che avrebbe ricevuto: quella di Antoci prima e del sen. Beppe Lumia poi.

Francamente non so se ci rendiamo conto della gravità di questa situazione, figlia di un equivoco creato ad arte per mascariare ancora una volta la realtà con il discredito.

E a proposito di discredito! Vedete che la Commissione Regionale Antimafia è sì stata presieduta da Claudio Fava… ma a farne parte erano complessivamente 12 parlamentari regionali! Perciò, dodici persone hanno sottoscritto la relazione ma è più facile prendersela con una persona soltanto.

Non è la prima volta che si verifica una cosa del genere.

Colgo l’occasione per informarvi che il 16 maggio scorso, al Tribunale di Ragusa, durante l’esame a Paolo Borrometi imputato per diffamazione, il suo legale, il noto avv. Fabio Repici, riferendosi alla querela che la Commissione Regionale Antimafia ha presentato nei confronti del suo assistito, ha dichiarato che quella querela sia stata presentata “su procura rilasciata dall’on. Gianfranco Miccichè, per dirla tutta”.

Nulla di più falso. A presentare quella querela zono stati i parlamentari Fava, Cannata, D’Agostino, Galvagno, Lanteri, La Rocca e Zitelli.

Nelle stenotipie del Tribunale quella gravissima affermazione viene erroneamente* attribuita a Paolo Borrometi ma ad averla affermata è stato l’avv. Repici. Lo so perché ero presente e sono trasalita.

Detto questo, vi esorto a informarvi bene e a non limitarvi alle apparenze.

(*): tanto per cambiare. Capite perché per noi giornalisti è importante acquisire prove documentali, quindi anche registrazioni audio, rispetto le dichiarazioni che vengono rilasciate in aula? E chi glielo dice al GOT che anche in questa stenotipia ci sono errori? 😅

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