“LA CONDANNA IN APPELLO A SILVANA SAGUTO. L’EPOCA PIU’ BUIA PER I BENI SEQUESTRATI ALLA MAFIA E’ FINITA” – di Attilio Bolzoni – <<…IL LATO OSCURO DELL’ANTIMAFIA. E’ il lato oscuro dell’antimafia, o meglio uno dei lati oscuri visto che contemporaneamente all’affaire Saguto la procura della repubblica di Caltanissetta – eravamo nel 2015 – ha avviato indagini su Calogero Antonio Montante detto Antonello, l’ex vicepresidente di Confindustria condannato un paio di settimane fa in appello a 8 anni con rito abbreviato e quindi con uno sconto di un terzo della pena. Indagini parallele su mondi che si sentivano intoccabili e che lo sono rimasti a lungo, grazie a complicità diffuse fra Palermo e Roma. E comunque partite insieme, le due inchieste sull’antimafia di rapina si sono concluse insieme, ormai manca solo il bollo della Cassazione. La spregiudicatezza di Silvana Saguto e le criminali scorrerie di Calogero Montante in Sicilia hanno lasciato macerie. Erano diventati simboli, “combattenti” contro i boss, riveriti e impuniti. La giudice, considerata tutta di un pezzo, era quella che aveva osato sfidare Totò Riina in aula quando per la prima volta il capo dei capi è entrato in catene nel bunker dell’Ucciardone dopo quasi venticinque anni di latitanza. L’imprenditore, dal 2007 al 2015, aveva piazzato i suoi uomini in regione come non accadeva ai tempi di Salvo Lima e di Vito Ciancimino. C’è qualcosa che avrebbe potuto farli incontrare da vicino, la Saguto e Montante, se una fortunata circostanza non avesse mandato in aria i piani dell’ex vicepresidente di Confindustria. Il suggerimento di Alfano. Nel gennaio del 2015 il presidente del consiglio Matteo Renzi, su suggerimento del ministro dell’Interno Angelino Alfano, aveva proposto Calogero Montante nel consiglio di amministrazione dell’Agenzia dei beni confiscati alle mafie. Era già sotto indagine per concorso esterno (Alfano evidentemente non lo sapeva) ma su 60 milioni di italiani la scelta del ministro era caduta proprio su di lui. Proviamo a immaginare cosa sarebbe potuto accadere se i magistrati di Caltanissetta non avessero seguito le tracce della Saguto e di Montante. Oggi, la giudice occuperebbe ancora la sua prestigiosissima poltrona di presidente della Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo e l’altro sarebbe spaparanzato al vertice della struttura dello stato che decide sui beni confiscati. Il tesoro delle mafie in buone mani.>>

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