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Ed ora vediamo di non disperdere anche (perché c’è altro, da troppo tempo, che viene dissipato) quanto abili e leali investigatori, magistrati coraggiosi e competenti, hanno messo in atto inchiodando Antonello Montante e, con lui, la sua rete di gaglioffi mascherati da “impiegati” dello Stato.

L’azzeramento della rete di complicità, hub dopo hub, nodo dopo nodo, mollichella dopo mollichella, deve divenire, “Pista di Pollicino” la chiamerò, esempio di quelle epurazioni che, alla fine, in questo Paese di Gattopardi e di complici carsici, sono sempre mancate. Certamente non ci sono stati salutari azzeramenti dopo la scoperta di consorterie criminali come questa appena giudicata. Questa volta non deve andare così. Ritengo che questo sia il senso della opportuna dichiarazione del Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra che ha dichiarato: “La sentenza e le relative condanne a Montante e ai suoi sodali, presunti servitori dello Stato, dimostrano definitivamente la gravità del cosiddetto sistema Montante. Mi aspetto prese di posizione nette e chiare dalla politica“. E per sottolinearlo io, senza imbarazzo, vuol dire che Morra ha proprio ragione. Io, ovviamente, vado oltre per il vantaggio che ho di essere Leo Rugens, cioè “nessuno”.

Nicola-Morra-e

Chiunque si sia infettato (pena una epidemia/pandemia etico-morale) con questa infida teppaglia, deve essere allontanato dalla cosa pubblica. Almeno questo. A cominciare da Emma Marcegaglia, ancora Presidente dell’ENI, forse non riconducibile dritto per dritto, a norma di legge, a qualche responsabilità, ma certamente, per “concorso morale” o per “imbecillità organizzata”, informata di chi fosse Antonello Montante. Se così non fosse, sarebbe una minorata. E senza offesa per chi ha un deficit mentale, non vedo come possa presiedere l’Ente di Stato preposto strategicamente a non farci mancare il carburante. Parole eccessive? Non credo, visto i danni che questa banda delle bande (vedrete che nel processo che giudicherà il resto degli imputati questo emergerà) ha procurato alla collettività. E per capire bene cosa si debba intendere per “danno alla collettività” direi di cominciare a costruire un quadro sinottico temporale di chi ha promosso chi, chi ha facilitato chi, chi ha rafforzato la credibilità del tale o del talaltro. L’imputato tra quelli ancora da giudicare con l’incarico più delicato, ritengo sia Arturo Esposito, promosso da Mario Monti, nel giugno 2012, a Direttore dell’AISI. Niente male, come peso ed effetto alone, anche l’avvocato Renato Schifani, già Presidente del Senato, cioè uno che, se al Presidente della Repubblica veniva un coccolone, sarebbe diventato, ad interim, Capo dello Stato e, per tanto, delle Forze Armate. Aiutoooooooooo!

Chi sia Schifani e quale sia stato il suo impegno politico spero che sia chiaro a tutti ed io non debba sprecare dita. Vediamo cosa succede, ma proviamo a non dimenticare. Almeno questa volta. Certo interessante anche il lavoro di vigilanza fatto (o non fatto) dal COPASIR nel periodo in cui Arturo Esposito era il Direttore (direte che prima deve andare condannato ed io che a sentire opporre queste obiezioni mi sono fatto vecchio vi dico che non è proprio cosa di essere ipergarantisti davanti a questi episodi gravissimi). Mi sembra che Esposito, mentre si organizzava con Montante, fosse sotto verifica e controllo di gente come Massimo D’Alema (PD) e Giacomo Stucchi (Lega). Quest’ultimo (che ancora vedo in giro, in convegni pubblici, invitato a ragionare di cose complesse come il sequestro di nostri concittadini e i relativi pagamenti o meno di riscatti da uno dei massimi esperti di Intelligence quale mi dicono sia Umberto Saccone) è la persona che fu imposta alla presidenza del COPASIR  a che il M5S non si vedesse riconoscere il diritto.

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Questa sottolineatura perché non mi piacciono questi grovigli bituminosi tra chi era, chi non era, chi doveva essere e chi, ancora oggi, si fa bello di un patrimonio professionale costruito a spese dello Stato. E così facendo, mette in un solo calderone carote, cipolle, patate, code di rospo, zampe di galline in attesa sempre che il colore lucente dell’ala di corvo compaia in superficie. Colorazione da crogiolo alchemico. Sempre per provare, ovunque e ovunque, a trovare oro. Più che onore.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

P.S.

La carica, comunque, non fa il monaco. Immaginate che perfino un mascalzone come Claudio Scajola, non solo ha fatto il Ministro dell’Interno, ma perfino il presidente del COPASIR. Cioè sorvegliava i servizi segreti. Meditate gente, meditate.

P.S. al P.S.

E ora esagero e mi vado a cercare ulteriori guai.

Ci state a soddisfare una richiesta demagogica quale è quella di cacciare i vostri conti correnti e rivelare quanto avete percepito dallo Stato e quanto continuate a prendere a prescindere dal conto, riscontrabile, dei vantaggi che avete apportato alla collettività?

Ma mi faccia il piacere, aggiungerebbe Totò, che di questi conti se ne intendeva, essendo principe.

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