le primarie come una Supernova. Una stella che esplode, si spappola. E muore. Ma in Sicilia, a decine di milioni di anni luce dal buco nero romano, il fronte progressista col naso all’insù continua a vedere ancora fulgida e viva la luce di un’alleanza che s’è già spenta.
Romantico. Ammirevole, per certi versi. Ma tremendamente surreale

Hanno ancora un senso le presidenziali allestite da Pd e M5S per scegliere il candidato presidente della Regione?  Nel «giorno di follia» descritto da Enrico Letta, che accomuna Giuseppe Conte alle «scelte gravi, sbagliate» di Lega e Forza Italia, nell’Isola del campo largo sembra quasi non sia successo alcunché. «Certo la crisi al livello nazionale non ci voleva. A Roma può succedere di tutto», ammette il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo. Che poi, rilanciando la candidatura di Caterina Chinnici, giura: «Ma in Sicilia proseguiamo il percorso, avviato da lungo tempo, con la coalizione progressista». Proprio nel momento in cui Nuccio Di Paola, nella sua Gela, sta celebrando «una festa per le registrazioni alle primarie», ma senza la festeggiata. Barbara Floridia, infatti, è costretta a casa perché contagiata dal Covid: niente confronto ieri, salta anche quello conclusivo fra i tre contendenti previsto oggi a Catania. «Le presidenziali vanno avanti», si affrettano a precisare dal M5S per smentire effetti del crac di Palazzo Madama sul voto di sabato prossimo. E il coordinatore regionale rincara la dose: «Siamo già a quota 33mila iscritti, raggiungeremo forse i 40mila. E io a tutti questi siciliani che credono nell’alleanza progressista, e ai tantissimi altri ancora disposti a votare chi avrà vinto il 23, cosa dico? Che abbiamo scherzato?», si chiede Di Paola. Non si esprime Claudio Fava, l’unico estraneo alle tensioni nazionali fra Pd e M5S, ma paradossalmente quello che rischia di essere schiacciato (e delegittimato, in caso di vittoria) dal sentore di muffa che aleggia sulle primarie siciliane.

I giallorossi di Sicilia sono «uniti e compatti – scandisce Barbagallo– con un unico denominatore comune: scalzare il governo di centrodestra rappresentato da Musumeci», Anche perché Pd e M5S sono consapevoli della reciproca debolezza in caso di corsa solitaria dovuta alla rottura dell’alleanza siciliana, vanno dunque avanti.  Più per convenienza che per convinzione. Ma come potrebbero spiegare ai loro elettori, con il voto anticipato alle Politiche e  coincidente con le Regionali, due schemi politici diversi nella stessa campagna elettorale?

La sicilia

Rispondi