Interminabile è l’elenco dei depistaggi o delle piste investigative, anche giornalistiche, al momento inconcludenti sulle stragi Falcone e Borsellino. I dettagli.

In occasione dei 30 anni trascorsi dalle stragi di Capaci e via D’Amelio è tempo non solo di consuntivi processuali e giudiziari, ma anche dei tentativi di inquinamento delle prove, delle prove false o tendenziose, oltre che, più recentemente, di scoop giornalistici poi, tuttavia, smentiti dai magistrati competenti. L’elenco è interminabile: la costruzione a tavolino della falsa verità sulla strage di Via D’Amelio, per cui sono stati sotto processo, e scagionati, tre poliziotti. Poi il parasole di cartone accartocciato di colore rosso a terra sul luogo della strage Borsellino che fu creduto essere l’agenda rossa del magistrato. Poi le rivelazioni su 007 col volto deturpato, ovvero Giovanni Aiello. Poi la presenza di tracce genetiche di Dna appartenenti a una donna rinvenute su alcuni reperti recuperati dalla polizia scientifica sul luogo della strage di Capaci. Poi testimoni falsi come Massimo Ciancimino, che hanno puntato il dito contro uomini delle Istituzioni. Poi pentiti come Maurizio Avola che, mentendo, si auto-accusano di avere partecipato alla strage di Via D’Amelio. E poi da ultimo le rivelazioni, attribuite al collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, della presenza a Capaci del terrorista nero Stefano Delle Chiaie. E la secca smentita del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca: “Alberto Lo Cicero, sia nel corso delle conversazioni intercettate che negli interrogatori resi al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”. Dunque, di riscontrato al momento vi è solo il clamoroso depistaggio dell’inchiesta sulla morte di Borsellino, che ha provocato la condanna definitiva all’ergastolo di sette innocenti, e che è stato poi sventato dall’ex superkiller dei fratelli Graviano, Gaspare Spatuzza. E quindi proseguono ancora le indagini alla ricerca di eventuali mandanti esterni degli attentati esplosivi contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Appena pochi giorni addietro il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha respinto la richiesta di archiviazione da parte della Procura dell’inchiesta avviata a seguito di un esposto del legale di Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato, ordinando nuovi accertamenti. La Luparello ha indicato dettagliatamente alcuni percorsi d’indagine meritevoli di maggiore approfondimento, tra, in estrema sintesi, le piste politiche, istituzionali, i servizi segreti deviati, la pista nera, la destra eversiva, e il suicidio di Nino Gioè, boss stragista morto in carcere. E Graziella Luparello così ha concluso: “L’indagine sui complici esterni nel compimento della strage di via D’Amelio non può, allo stato, confluire in un provvedimento di archiviazione, dovendosi esperire appositi accertamenti volti a tentare di chiarire alcuni aspetti dei fatti, segnalati, avvolti da una certa nebulosità, se non da una marcata opacità”.

teleacras angelo ruoppolo

Rispondi