Per la prima volta troviamo la dicitura “Direttore dei servizi generali amministrativi” (DSGA) nel contratto scuola del 1998/2001. Il profilo del DSGA è una figura professionale molto rilevante all’interno dell’istituzione scolastica nella misura in cui viene ad assumere dei compiti di responsabilità , quali gli indirizzi impartiti dal Dirigente Scolastico, ma anche in relazione alla sua autonoma capacità organizzativa. Un carico di lavoro sempre più asfissiante, con firme apposte su bilanci di milioni di euro,con connessi responsabilità erariali, civili, penali ed amministrative non paragonabili a quelle di nessun altro funzionario direttivo della Pubblica Amministrazione. Qualcuno dirà: “ma è il suo lavoro”!  Certo, vuoi mettere però una retribuzione da  ultimo dei commessi di un negozio di moda. Vuoi mettere lo sconforto e la frustrazione nel momento in cui stampa la sua “miserabile” busta paga. Ciò è assolutamente vergognoso ed inaccettabile. Altro tasto dolente sono gli insegnanti. Piccola premessa. Le riforme degli ultimi dieci anni hanno prodotto danni: a partire dagli 8 miliardi tagliati nel 2009 dalla riforma Berlusconi- Tremonti-Gelmini, fino alla disastrosa riforma Renzi (legge 107 del 2015) che ha voluto una scuola concepita non secondo principi pedagogici, ma seguendo l’ideologia del libero mercato e della scuola organizzata secondo principi aziendali. Tutti i Governi hanno avuto una visione a breve termine, per cui gli insegnanti sono solo un costo da ottimizzare e basta. Secondo i dati confrontati con quelli dei paesi Europei, emerge che gli insegnanti del nostro Paese hanno uno stipendio lordo annuo tra i più bassi.

Al netto del confronto con altri Paesi, ciò che emerge di più è un divario netto che arriva al 15-16% per i salari degli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado. Abbiamo bisogno di uscire dal tunnel di una scuola in cui gli insegnanti vengono maltrattati  e sottopagati. Lo sviluppo non è veramente sviluppo, se non matura e valorizza pienamente ogni singola persona. Riguardo agli ATA, non basterebbero pagine.

Per comprendere il loro “status” di dipendenti MIUR,bastano solo due frasi : stipendi da fame e figli di un dio minore. Sul versante della spesa e del rilancio degli investimenti per l’istruzione, (dove abbiamo intenzione di  fare sentire la nostra presenza) è necessario recuperare risorse e rilanciare gli investimenti, ricordando che in altri Paesi, si spende circa l’8% del PIL, in Italia solo il 4%. Rapportato al PIL italiano vorrebbe dire incrementare la spesa per l’istruzione di circa 65 miliardi di euro l’anno. Con queste risorse, i DSGA, gli insegnanti, gli ATA, sarebbero pagati meglio.  Se Dante fosse vivo e scrivesse la Divina Commedia, metterebbe all’inferno, nel quarto cerchio i governanti, i sindacalisti, i politici “costruttori” della storia della nostra scuola.  Le uniche anime che uscirebbero dal limbo sono quelle dei lavoratori sfruttati che nel frattempo hanno deciso di scendere in piazza a settembre.

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