Di Pietro Cavallotti.

Partiamo dal fatto che io non credo nella giustizia penale e nelle sentenze.
Precisiamo che io non credo neppure nelle Istituzioni pur continuando a ritenere che al loro interno ci siano tante persone che lavorano bene, degne di stima e di rispetto.

Tolto questo, la Corte di Appello dice che alcuni pezzi dello Stato hanno avuto un atteggiamento “morbido” verso l’ala più moderata della mafia.
Avrebbero cercato l’ala più “ragionevole” della mafia non per fare affari ma per fermare le stragi, cioè per salvare la vita di qualche padre di famiglia in divisa, qualche magistrato particolarmente esposto o qualche altro pezzo da novanta della politica.

Da quello che leggo sui giornali (e non credo neppure nel sistema dell’informazione), la mancata cattura di Provenzano e la mancata perquisizione del covo di Riina andrebbero in questa direzione.
Tutto questo non è reato. Ok.

Ora, non voglio minimamente disquisire sulla configurabilità del reato presupposto e sul coefficiente psicologico richiesto dalla fattispecie penale evocata dalla pubblica accusa (minaccia a corpo politico dello Stato).
Non mi interessa entrare in queste puttanate giuridiche che interessano solo agli avvocati e agli addetti ai lavori.

Mi interessa un’altra cosa.
Ci sono persone che sono state lasciate in ostaggio dell’ala “moderata” della mafia. Quella mafia che ha continuato a stritolare imprenditori con estorsioni, minacce di morte e danneggiamenti.
Queste persone, per salvare la propria vita, in un momento in cui lo Stato non era in grado di proteggere i suoi uomini, essendo cosi debole da andare a cercare la mafia per fermare le stragi, sono state costrette a pagare il pizzo.
Solo per questo hanno subito la confisca di tutti i loro beni proprio da parte di quello Stato che ha cercato i mafiosi per fermare altri mafiosi.

Qui succede che, se lo Stato cerca la mafia per evitare stragi, non è reato; se un imprenditore è costretto a pagare il pizzo a coloro che lo Stato ha cercato per non essere ammazzato diventa “contiguo” e subisce la confisca.

Permettimi di dire che l’Italia, patria del diritto e di tutto quello che volete voi, è un Paese bellissimo grazie a tutti quelli che resistono all’oppressione e che cercano, nonostante tutto, di fare qualcosa di buono. Ma è anche un Paese di merda a causa di quei pezzi delle Istituzioni che continuano a vessare i poveri, gli ultimi, i lavoratori.

E la merda sta coprendo tutto ciò che di bello è rimasto, almeno per quanto riguarda il settore della giustizia.

Mi dispiace. Lo Stato ha fatto di tutto per perdere la nostra fiducia. Non perché non ha condannato perché so bene che, se non ci sono reati, non si deve condannare (e detto fra di noi, non sono uno di quelli che grida allo scandalo se qualcuno non viene condannato).
Lo Stato non merita più la fiducia perché continua ad accanirsi contro gli innocenti che non ha protetto, che ha lasciato in balia della mafia che ha cercato.
Li perseguita e toglie loro il respiro e la speranza.

Vergogna.

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