Le dichiarazioni del colonnello Sergio De Caprio sulla mancata perquisizione del covo di Totò Riina, aprano scenari inquietanti. L’ufficiale dei Carabinieri  punta il dito contro i Pm del tempo in servizio a Palermo. Perchè nessuno indaga su questa scelta? Le accuse del Capitano sono pesanti come macigni

“La mancata perquisizione al covo di Riina? Basta leggere il verdetto con il quale sono stato assolto da quell’accusa. La decisione fu presa dalla Procura, non certo dai carabinieri che non capisco cosa c’entrino”. Sono le dichiarazioni di “Capitano Ultimo”, nome in codice del colonnello Sergio De Caprio, sulla sentenza relativa alla trattativa Stato-Mafia e la mancata perquisizione del covo di Totò Riina.

Capitano Ultimo e la mancata perquisizione del covo di Riina

“Capitano Ultimo” è l’ufficiale del Ros che ha portato a termine uno degli arresti più clamorosi della storia della lotta contro la mafia: quello di Totò Riina, che il 15 gennaio del 1993 era latitante da 24 anni.

 

Poco dopo l’episodio era nata una vicenda giudiziaria sulla mancata perquisizione del “covo” che aveva ospitato il boss mafioso. In quel caso, dopo le indagini, Capitano Ultimo, il generale Subranni, il generale Mori e il colonnello De Donno sono stati riconosciuti innocenti. In quel caso, infatti, come spiegato dall’ex colonnello, la responsabilità avrebbe dovuto essere della Procura.

 

 

Le parole di De Caprio sono apparse nelle scorse ore su Ansa. Sabato prossimo 13 agosto l’ufficiale, oggi in pensione, sarà testimonial dell’evento “Musica & Legalità“. Si tratta di un concerto organizzato nel Parco Archeologico di Selinunte a Castelvetrano, terra del superlatitante Matteo Messina Denaro, per ricordare le vittime di mafia e sensibilizzare i giovani al tema della legalità.

 

Fonte :QDS

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