Questi sono fatti che attestano, nero su bianco, come Roberto Scarpinato, da magistrato, aveva pubblicamente tirato la volata ad Antonello Montante, schierandosi a suo favore, come se si trattasse di uno sfegatato tifoso di calcio. Si tratta di un atto pubblico dal titolo: <<Penelope e la guerra alla mafia>> di Roberto Scarpinato – 2011 – Retecamere Scrl [società della Camera di Commercio di Roma] – Finito di stampare nel mese di aprile 2011.

Quello che riportiamo al termine di questa nota, è quel suo memorabile intervento pubblico a favore di Montante e degli allora vertici di Confindustria Sicilia.

Stando alla documentazione custodita in un caveau segreto, rinvenuta dalla squadra mobile di Caltanissetta a casa del Montante, Scarpinato gli avrebbe chiesto, l’anno successivo all’intervento che potete leggere in coda, e cioè nel 2012, una raccomandazione per diventare procuratore generale di Palermo.

Ricordiamo che l’ex falso paladino dell’antimafia Montante è stato condannato in appello, col rito abbreviato, l’8 giugno scorso ad 8 anni di reclusione, per associazione a delinquere, corruzione, accesso abusivo ai sistemi informatici dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia e spionaggio.

A tal proposito l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, proprio in questi giorni, dopo quello che ha rivelato nei libri ‘Il sistema’ e ‘Lobby &Logge’, ritorna  anche su questo argomento, quello relativo ai rapporti tra Montante ed i magistrati del distretto nisseno. Com’è ormai noto tale vicenda è approdata, nel 2016, sul tavolo del procuratore della repubblica di Catania che scrisse a modello 45 i dieci magistrati indagati. Tale procedura consente di archiviare le indagini,  senza passare al vaglio del Tribunale. Cosa che il procuratore Zuccaro fece nei confronti dei suoi colleghi, compreso Scarpinato ovviamente, con questa motivazione:

Contestualmente, sempre Zuccaro, inviò una copia del relativo incartamento al CSM, per gli eventuali provvedimenti disciplinari.

Da allora ad oggi, su questa storia, si registrano soltanto degli imbarazzanti silenzi.

Ecco perché Palamara lancia un appello e cerca di scuotere Scarpinato, neo candidato alle Nazionali dei 5 Stelle:

Nel 2011, ma anche dopo, l’ex procuratore generale di Palermo sul conto di Antonello Montante, purtroppo non sapeva niente. Non si era accorto, come tanti del resto, che in realtà era un falso paladino dell’antimafia. Non sappiamo se si è reso conto di questo bluff quando nel 2014 il giornale ‘I SicilianiGiovani’ pubblicano le foto che ritraggono Montante con i suoi compari mafiosi dentro la sede di Sicindustria ed il suo atto di matrimonio. Documenti peraltro rinvenuti nel 2009 a casa del compare mafioso di Montante, dal colonnello Letterio Romeo, attualmente sotto processo a Caltanissetta. Nessuno si è reso conto che gli imprenditori mafiosi Paolino e Vincenzo Arnone, assieme ad altri capimafia nisseni, avevano favorito la scalata dentro e fuori Confindustria di Antonello Montante, debitamente travestito da antimafioso di professione.

Il Procuratore Scarpinato forse non sapeva, per lo meno sino al 2014 che, alcuni collaboratori di giustizia accusavano Montante di essere stato vicino alla mafia,  addirittura a partire dagli anni Novanta. Otto di loro sono stati citati dai pubblici ministeri nel nuovo processo a suo carico, la cui prossima udienza si terrà il 12 settembre prossimo.

Ma andiamo adesso ad analizzare quello che, alla luce dei recenti fatti giudiziari e delle recenti sentenze, si è rivelato uno dei più vistosi errori di valutazione di Scarpinato. Ci riferiamo all’avere accreditato quali antimafiosi dei falsi professionisti dell’antimafia come Montante che, in realtà, come detto, era compare di quei mafiosi che gli hanno consentito di scalare i vertici di Confindustria e, da quella postazione, condizionare qualsiasi attività, non solo economica ma anche politica, sociale e, per così dire, culturale…

La parola a Scarpinato:

<<La frattura della classe imprenditoriale

“… Mi riferisco alla svolta maturata da Confindustria Sicilia a partire dal 2006 e portata avanti da Antonello Montante, presidente di Confindustria e della Camera di commercio di Caltanissetta; Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia e della Camera di commercio di Siracusa; Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria Agrigento; Marco Venturi e altri. Questa classe di giovani imprenditori ha avuto il coraggio di operare quella linea di frattura alla quale ho fatto riferimento prima, aprendo uno scontro interno al mondo imprenditoriale senza precedenti. La Sicilia, come sempre è avvenuto in passato, si rivela in questo momento un laboratorio politico di portata nazionale che ha innescato un movimento che ha assunto un respiro nazionale e sta propagandosi, seppure a fatica, anche in altre regioni meridionali. Non mi dilungo sulle tappe di questo processo che sono certo conoscete benissimo e nel quale mi pare si possano distinguere più fasi. La prima fase è consistita nella conduzione di una guerra vittoriosa iniziata a Caltanissetta contro la componente imprenditoriale in quel distretto fortissima che faceva capo al costruttore Di Vincenzo, già presidente dell’Ance regionale, poi sottoposto a misura di prevenzione antimafia. Una fase che si è conclusa con l’emanazione di un codice etico che sanciva l’espulsione di tutti gli operatori economici che non denunciavano alle forze di polizia di avere subito richieste estorsive, segnale di una netta presa di distanza dalla cultura della connivenza e della rassegnazione passiva all’esistente.
La seconda fase, maturata più lentamente, è consistita nell’espulsione di imprese ritenute contigue con la mafia. …”

Un percorso pieno di insidie

“… Sono a conoscenza dei tentativi che sono stati svolti ad alto livello per isolare e delegittimare Ivan Lo Bello, Antonello Montante e altri alfieri della primavera confi ndustriale palermitana. E dobbiamo essere tutti consapevoli con sano realismo che questi risultati non sono irreversibili. Che proprio per la forza sociale e politica della borghesia mafiosa la partita resta sempre aperta e a rischio e richiede per questo vigilanza, consapevolezza e mobilitazione permanenti. …”>>

Tratto da  Quaderni_Sviluppo

Oggi su Askanews

“Centrodestra, Palamara: posso candidarmi,certificato penale bianco
Sat, 20 08 2022 11:44:43

Roma, 20 ago. (askanews) – “Oggi ho ritirato il certificato del casellario giudiziale e c`è scritto “nulla”. Questa è la mia risposta a chi mi sta inserendo negli elenchi degli impresentabili sui giornali e poi fa scrivere magistrati sottoposti a procedimento penale come Piercamillo Davigo. In tutte le liste ci sono degli imputati, anche perché ormai tutti i partiti si professano garantisti, ma l`unico per cui non vale questo principio rischio di essere io sebbene non abbia neppure una condanna in primo grado”. Lo dice intervistato dalla Verità Luca Palamara, ex presidente Anm e consigliere Csm radiato dalla magistratura per l’inchiesta su scandali e complotti sulle carriere delle toghe per cui è imputato a Perugia, in corsa per una candidatura con il centrodestra.
Palamara, sottolinea fra l’altro, come diversi siano gli ex magistrati al debutto nella corsa al Parlamento: da Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato con i Cinque Stelle a Carlo Nordio con Fdi.
I”Sono contento – dice Palamara a propoisito di Cafiero de Raho- che persino tra i 5 stelle finalmente abbiano compreso il bluff di quelle conversazioni che evidentemente non intralciano più le carriere, dopo che al Csm sono state utilizzate solo per colpire alcuni”, ricordando che l’ex capo della Pna lo attese per due ore con la scorta in piazza Esedra perchè “era in ballo un incarico a presidente di sezione al Tribunale di Napoli per cui era in corsa la moglie”. E che in una cena parlò con lui del ruolo di Nino Di Matteo dentro alla Dna. “In quel momento – racconta- Di Matteo era considerato ingombrante perché poteva oscurare il ruolo di De Raho. Non voglio pensare che i grillini abbiano rinnegato con questa candidatura Di Matteo, nei confronti del quale, a iniziare da me, c`è stato un pregiudizio che lui, con il suo ottimo lavoro al Csm, devo ammetterlo, ha smentito”.
Quanto a Roberto Scarpinato, “mi farebbe piacere – afferma Palamara- che chiarisse la storia della documentazione trovata a casa di Antonello Montante al quale all`epoca moltissimi magistrati, compreso lui, si rivolgevano per fare carriera”.
Infine, Carlo Nordio, “è sempre stato attaccato dalla sinistra giudiziaria, ma è uno di quei magistrati che oggi devo riconoscere più di tanti altri titolato a parlare non avendo mai fatto parte del sistema di spartizione correntizia e non ha mai fatto il questuante per questa o quella nomina”.

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