Eni stipula il primo contratto di acquisto di petrolio grezzo dal governo russo Il 4 dicembre 1958.

Il greggio viene “scambiato” con prodotti Eni.

Nel caso specifico la merce scambiata è gomma sintetica, prodotta dallo stabilimento Anic di Ravenna (5mila tonnellate di gomma contro 800mila tonnellate di petrolio).

L’anno successivo il contratto viene ampliato: 10mila tonnellate di gomma contro un milione di tonnellate di petrolio

Nel 1960 la situazione politica internazionale registrava ulteriori tensioni sul fronte della “guerra fredda” tra il mondo occidentale, gli Usa capofila, e l’unione Sovietica.

Mattei non se ne cura e partecipa attivamente a organizzare il viaggio del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, a Mosca con grande sconcerto tra le fila del partito di maggioranza, la Dc, e negli ambienti ecclesiastici.

L’ente statale sovietico per le esportazioni, chiede a Eni di partecipare alla costruzione dell’oleodotto Caucaso-Mare del Nord

Il Governo sovietico (che in quell’anno produceva 414mila tonnellate al giorno di petrolio) si dichiara disposto a fornire, in 4 anni, 12milioni di tonnellate di greggio (per avere un ordine di grandezza, nello stesso periodo i campi petroliferi Eni in Egitto ne fornivano 1milione/anno, quelli dell’Iran 2milioni di tonnellate/anno), contro:

– 50 mila tonnellate di gomma sintetica

– 240mila tonnellate di tubi di acciaio per oleodotto, forniti da Finsider

– pompe, saracinesche e compressori per oleodotti

L’accordo viene siglato da Enrico Mattei l’11 ottobre 1960 con il Ministro per il Commercio estero, Potolicev.

Il greggio russo viene valorizzato a 0,67 centesimi di dollaro a barile, contro il prezzo di listino di 1,59 dollari a barile.

Il vantaggioso e consistente sconto permette a Eni di abbassare di 2 lire il prezzo della benzina.

L’accordo suscita forti reazioni negative da parte Usa.

Il New York Times, nel novembre del 1960, accusa il presidente Eni “di non mantenere i patti stipulati nel dopoguerra, di avere rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi, scavalcando e danneggiando con la sua egoistica autonomia non solo gli interessi delle grandi Compagnie ma anche di avere compromesso futuri equilibri politici”.

Il 27 ottobre 1962 moriva nel cielo di Bascapè, nel Pavese, Enrico Mattei

La morte di Mattei e l’esplosione dell’aereo su cui viaggiava insieme al pilota e a un giornalista americano resta un mistero irrisolto nella storia della Repubblica su cui non si è mai voluto indagare a fondo.

Del resto Enrico Mattei aveva capito che bisognava uscire dal cartello delle sette sorelle, dal controllo che esercitavano sul mercato dell’energia, giĂ  al tempo.

Nessuno piĂš ebbe il coraggio di avanzare quanto lui aveva pensato, la storia poi arriva ad oggi, ad un paese schiavo per non aver voluto alzare la testa.

Enrico Mattei era ragioniere, a vent’anni intraprese la carriera dirigenziale in una piccola azienda dov’era entrato come operaio, ma aveva quello che oggi è mancato ad ogni politico che gli si è succeduto, la visione ed il coraggio

Il capo dell’Eni avrebbe dovuto incontrare, di lĂŹ a pochi giorni, l’amministrazione Kennedy per ridisegnare quella mappa energetica mondiale che lui, come un corsaro del petrolio, aveva scompaginato sia con gli accordi con i paesi arabi sia con l’Urss.

Mosse che i grandi del settore non potevano tollerare. Indipendenza energetica significa indipendenza economica, che significa a sua volta indipendenza politica

Porta il gas con le bombole, vende l’idrogeno derivato dal metano alle aziende di fertilizzanti, facendone crollare i prezzi del 70% e permettendo a chiunque di coltivare campi.

Abbassa anche il prezzo della benzina, mettendo in crisi la Edison e la Montecatini

Nel 1952 fonda l’Eni e trasforma la vita degli italiani.

Mattei ha la visione di un’Italia che rialza la testa dopo la guerra e che va avanti sulle proprie gambe, senza dover rendere conto a nessuno…

#riprendiamocilasovranitĂ 

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