Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, estate 2020: “Abbiamo 13mila dipendenti regionali dei quali l’80% è improduttivo, ma non ditelo ai sindacati. Sono improduttivi. Si grattano la pancia dalla mattina alla sera, e ora vogliono pure stare a casa con il lavoro agile. Ma se non lavorate in ufficio, come pensate di poter essere controllati a casa?”. Poi: “Mi riferisco all’efficienza, ai tempi che la nostra burocrazia regionale impiega per liquidare una fattura, per erogare delle risorse. Sono impiegati inetti e incapaci che andrebbero sostituiti. Non sono tutti. E’ ovvio. Ci sono dipendenti che bruciano i tempi ma ce ne sono altri che bruciano le speranze”. Poi: “La Regione non era fatta per risolvere i problemi, era fatta per diventare un ‘ammortizzatore sociale’. La Regione è stata la più grande industria per 70 anni. Si poteva entrare anche senza concorsi, con un biglietto da visita, con una telefonata… questa è stata la Regione siciliana. E non avere il coraggio di dirlo è davvero criminale. Io ho il coraggio di dirlo. Avevamo 19.000 dipendenti: 5000 sono andati in pensione, ne abbiamo 13.000 e il 50% appartiene alla fascia A e B, assolutamente non funzionali a rendere efficiente la macchina regionale. E se richiamo un dirigente l’indomani ho lo stato di agitazione di tutte le sigle sindacali. Ho detto che l’80% dei dipendenti regionali è assolutamente inutile alle funzioni programmatiche della Regione. Lo ripeto. Anche se siamo passati dall’ 80 al 70% grazie al cielo. Il mio obiettivo è di arrivare almeno al 50%”. Ebbene, adesso, al tramonto dell’estate e anche della legislatura, Nello Musumeci striglia i dirigenti dei Dipartimenti, “colpevoli – afferma – di bloccare i pagamenti alle imprese”. E lui ha scritto: “Superare i gravi ritardi nei pagamenti delle fatture, da parte dei diversi rami dell’amministrazione regionale, nei confronti delle imprese affidatarie di lavori e servizi pubblici. Sono ritardi che a loro volta influiscono sui pagamenti ai dipendenti e ai fornitori delle imprese, compromettendo, in alcuni casi, la stessa sopravvivenza delle imprese”. L’Ance Sicilia, l’Associazione dei costruttori edili siciliani, che da oltre un anno attendono dalla Regione i pagamenti per lavori già compiuti, per i quali si sono indebitati, e adesso rischiano il fallimento, coglie l’occasione della strigliata di Nello Musumeci per lanciare l’ennesimo disperato appello. Il presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone, afferma: ““Ringraziamo il presidente Musumeci per l’iniziativa assunta nei confronti della burocrazia che blocca da un anno la spesa per i pagamenti alle imprese edili. Ma ciò è tardivo e non basta, le imprese non sono più nelle condizioni di aspettare altri due-tre mesi che si insedi il prossimo governo. Di fronte ad una burocrazia ignava, infingarda, priva di qualsiasi senso di responsabilità, del dovere e di rispetto nei confronti di un settore ridotto allo stremo proprio da queste gravi omissioni, che ha ignorato i continui solleciti e richiami e che certamente non potrà avere timore di una diffida, urge una tregua elettorale nella quale il governo Musumeci, i deputati regionali uscenti, i partiti e tutti i candidati stringano insieme un Patto per un’assunzione comune di responsabilità che consenta in pochi giorni di adottare tutti gli atti e provvedimenti dai quali dipende la sopravvivenza delle imprese siciliane, a partire dai pagamenti bloccati da un anno. Bisogna costringere con ogni mezzo la burocrazia a compiere il lavoro per cui è pagata, anche a costo di adottare dure sanzioni fino alla rimozione in caso di ritardi non più giustificabili”. E poi Cutrone conclude e sottolinea: “Non si vuole generalizzare o ricorrere a facili luoghi comuni e sicuramente nella massa ci saranno casi personali e carenze strutturali che meritano massimi rispetto e considerazione, così come riconosciamo che vi sono casi di eccellenza all’interno degli assessorati. Però al contempo in questa fase d’emergenza occorre anche che la macchina burocratica in generale abbandoni standard e ritmi non più conciliabili con imprese costrette a licenziare e che dia finalmente risposte immediate su atti deliberati e dovuti valorizzando opportunamente e motivando le risorse professionali disponibili” – conclude Cutrone. E a stretto giro di posta, l’assessorato dell’Economia, retto da Gaetano Armao, dopo intimazioni e diffide, ha richiesto l’avvio dei procedimenti disciplinari nei confronti dei dirigenti dei Dipartimenti responsabili dei ritardi nel riaccertamento dei residui attivi per sbloccare i pagamenti alle imprese, e ha richiamato dalle ferie il personale.

teleacras angelo ruoppolo

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