Sono cambiati i requisiti per fare politica in Sicilia. Oggi bisogna essere stati condannati per mafia, come Cuffaro e Dell’Utri, essere imputati ed avvocati di mafiosi, come Schifani. Per fare il sindaco bisogna essere per lo meno nipote, anche acquisito, di un capomafia per poi, una volta eletti, scegliersi come capo di gabinetto il nipote di due boss mafiosi, uno fatto uccidere da Totò Riina e l’altro ancora latitante. Per essere inseriti nel listino alle regionali è sufficiente essere amico di Dell’Utri, nipote di Lombardo o consuocera di un capomafia condannato all’ergastolo.
A seguire: breve antologia fotografica in cui sono raffigurati uomini e donne di rispetto, protagonisti dell’attuale scenario politico siciliano.
Si tratta solo di alcune maschere, dietro le quali sono accuratamente nascosti i veri volti.
Si tratta di soggetti autoctoni e di soggetti paracadutati in Sicilia dalle lobby d’interesse, spacciate per movimenti e partiti politici, che hanno decretato la fine della democrazia…
Cliccando sul link con cui chiudiamo questo caleidoscopio di immagini estranianti, strane e nostrane, potrete ascoltare e visionare uno dei tanti video che hanno incuriosito Massimo Querci, un avvocato ed ingegnere, un Milanese purosangue, trapiantato a Stromboli. In altri termini si tenta di spiegare quali sono le cause di quella che, una volta, chiamavamo ‘questione meridionale’.  Viene delineata la cronistoria di una Sicilia davvero stordita ed imbambolata.
Una Sicilia basculante e che oscilla, da sempre, tra povertà economica, miseria morale e civile, mafia, antistato e finta antimafia…

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