Il 7 maggio del 2018, a Montemaggiore Belsito, in provincia di Palermo, i Carabinieri hanno arrestato Giovanni Guzzardo, 50 anni, indagato di omicidio premeditato e occultamento di cadavere per la sparizione di Santo Alario, 41 anni. Guzzardo, titolare del bar Avana a Capaci, insieme al suo dipendente, Santo Alario, si sono allontanati il precedente 7 febbraio in automobile, diretti a Ventimiglia di Sicilia. E ciò è confermato da un video che Alario inviò alla fidanzata durante il tragitto. Di Alario, da allora, non vi è stata più alcuna traccia. Il 2 dicembre del 2019 il Ris, il Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri, ha confermato che i resti, ritrovati nel giugno precedente in contrada Gurgo nelle campagne di Caccamo in provincia di Palermo, appartengono a Santo Alario. Anche le ossa e gli indumenti ritrovati sono ritenuti compatibili con quelli della vittima. Sin da subito i Carabinieri hanno ipotizzato un omicidio: Alario avrebbe avanzato delle pretese sul bar di Capaci di proprietà di Guzzardo. Ebbene, adesso i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta da Mario Fontana, ha assolto Giovanni Guzzardo, difeso degli avvocati Vincenzo Lo Re, Nino e Marco Zanghì. Lui si è difeso così: “Ho accompagnato Alario a un suo appuntamento con alcune persone, e poi me ne sono andato”.

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