Di Nicola Morra Presidente della Commissione Nazionale Antimafia.

Per chi vuole conservare memoria.

Per chi vuole ragionare informandosi prima.

Il decreto legislativo 79/99 del 16 marzo 1999 – meglio conosciuto come Decreto Bersani – prende nome dall’allora Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato Pier Luigi Bersani, quello che oggi è osannato da tanti come paladino della difesa dei beni comuni salvo dimenticare che proprio lui quei beni li ha venduti al mercato.

È particolarmente importante conoscerne i contenuti in quanto, in ambito energetico, è stato uno degli interventi legislativi più importanti avuti nel nostro Paese.

Il Decreto Bersani nei fatti avviò il procedimento di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica in Italia, realizzando la concreta apertura del mercato come fortemente auspicato dalla Comunità Europea a seguito degli accordi presi a Maastricht nel 1992.

Fu questa la prima parte del cosiddetto pacchetto liberalizzazioni che continuò, sempre per opera di Bersani, nel governo Prodi II, con il decreto Bersani bis che fu decreto legge nel 31 gennaio del 2007.

All’interno di questo primo pacchetto vi fu una vera svolta legislativa: il mercato elettrico italiano era infatti chiuso a partire dal 1962, quando fu realizzato il monopolio da parte di Enel. A partire dal 1999 il mercato è stato invece aperto alla concorrenza, spalancando la porta a numerosi nuovi operatori e contribuendo a creare un sistema improntato alle leggi del mercato, ove si cercano profitti e non si tutelano diritti.

Precedentemente, tutte le fasi dell’energia erano infatti in mano al monopolista, Enel. Con questa applicazione si è invece realizzato un vero e proprio spacchettamento delle fasi della filiera energetica: produzione, trasmissione, dispacciamento, distribuzione e vendita sono diventate così autonome e ognuna di esse ha potuto essere liberalizzata, con delle norme create ad hoc per ciascuna.

Un minore controllo dello Stato nel processo che porta l’energia a essere fruita e consumata dal cliente finale era, nell’intenzione del legislatore, il procedimento necessario per poter contribuire alla creazione di condizioni più vantaggiose per gli utenti, senza pensare che alla lunga questo potesse avvantaggiare i produttori. La fine del monopolio sarebbe stata la base a partire da cui poter creare concorrenza e, conseguentemente, un mercato più competitivo, più efficiente, come insegnava il liberismo cui lo stesso Governo D’Alema con il ministro Bersani era giunto, dimentico delle lezioni di tanti economisti che avevano sottolineato i rischi della trasformazione del mercato dalla libera concorrenza a monopolio di un unico produttore.

E, ricordo, queste scelte sono figlie del 1992, con un certo Draghi già protagonista di tali scelte.

Sarà un caso? E con lui anche Romano Prodi se non ricordo male….

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