Lo scorso 21 febbraio innanzi al Tribunale di Palermo il pubblico ministero, Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione ciascuno a carico dei giornalisti Maurizio Zoppi e Piero Messina, imputati di diffamazione aggravata a mezzo stampa per un articolo pubblicato da “L’Espresso” il 16 luglio del 2015, nel quale si attribuiva al dottor Matteo Tutino una frase di un’intercettazione telefonica, ritenuta falsa, in cui il medico, a colloquio con l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, avrebbe affermato che Lucia Borsellino, in quel periodo assessore regionale alla Sanità: “Va fatta fuori come il padre”. Prescritta è invece l’ipotesi di reato di calunnia, perché Zoppi e Messina hanno indicato nel capitano del Nas dei Carabinieri, Mansueto Cosentino, la fonte della notizia. I giornalisti hanno sostenuto di averla appresa da lui nel 2014, circostanza smentita dal militare. Dalle indagini svolte dalla Procura dopo la pubblicazione dell’articolo, che tante aspre polemiche sollevò, non emerse alcuna traccia della conversazione pubblicata. Nel frattempo la prima sezione civile della Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna del Gruppo Editoriale L’Espresso, dell’ex direttore responsabile Luigi Vicinanza, e dei giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi: pagheranno 50 mila euro per i danni procurati all’ex presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

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