One Shot, Three Kill!

Se quella del cecchino britannico che uccise tre terroristi dell’ISIS con un solo proiettile è una vicenda da ricordare negli annali degli snipers, quella che pare essere l’operazione di cecchinaggio in danno di Marcello Viola merita a pieno titolo di essere riportata sui libri della storia giudiziaria del nostro Paese.

Nel novembre 2016, durante una missione in un remoto villaggio iracheno settentrionale, un tiratore scelto dello  Special Air Service (SAS) sparò un unico colpo con cui uccise due uomini all’istante prima che il proiettile rimbalzasse e ne uccidesse un terzo.

Una probabilità su un milione.  

Il cecchino aveva sparato da una distanza di 1.800 m proprio mentre i terroristi dell’ISIS si preparavano a sparare su una folla di donne e bambini.

La vicenda che riguarda Marcello Viola, attuale Procuratore di Milano è ancora più incredibile, visto che un solo colpo ha centrato contemporaneamente  tre bersagli dalla Sicilia a Roma.

Una considerazione che nasce dalle risposte date da Luca Palamara a Giacomo Amadori nel corso di un’intervista per il giornale La Verità.

Luca Palamara

Alla domanda del giornalista in merito a cosa ne pensasse Palamara di un precedente articolo, l’intervistato ha risposto:

Alla luce delle nuove carte, mi sento di affermare che se l’attuale procuratore di Milano non fosse stato prosciolto in udienza preliminare da una fantomatica accusa di rivelazione del segreto di ufficio a Caltanissetta quel trojan (inoculato nel telefonino di Palamara – ndr) non ci sarebbe stato”.

Era dunque Viola l’obiettivo?

Ancor più diretta la risposta alla domanda se Viola doveva essere eliminato dalla corsa alla nomina di Procuratore di Roma grazie agli inquirenti nisseni:

Assolutamente sì – ha risposto Palamara – Già in passato era entrato in gioco il cecchino. In Sicilia aveva fatto cilecca. Ma poi ha colpito me”.

Per meglio comprendere come fossero andati i fatti, abbiamo contattato direttamente l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.

  • Palamara, nel corso della sua intervista rilasciata al quotidiano La Verità, lei ha affermato che Viola doveva essere eliminato dalla corsa alla nomina di Procuratore di Roma grazie agli inquirenti nisseni…
  • È indubbio che nei mesi antecedenti alla nomina del procuratore di Roma il dottor Marcello Viola, uno dei candidati aspiranti a quella carica, si trovò a dover affrontare in una udienza preliminare un processo nei suoi confronti per rivelazione del segreto di ufficio in ordine alla cattura del latitante Matteo Messina Denaro…
  • L’operazione per far fuori Viola nasce quindi prima della sua candidatura alla Procura di Roma…
  • “Sicuramente parte già da tempi lontani ma si ravviva in prossimità della nomina come si evince anche dalle mie chat e dai colloqui che in quel periodo, parliamo del marzo aprile 2019, avvenivano all’interno del CSM con riferimento alla posizione di Marcello Viola, che proprio in virtù di tale pendenza penale veniva nei fatti non considerato per la nomina a Procuratore di Roma. Il successivo non luogo a procedere – avvenuto nell’aprile 2019 – gli consentirà il 23 maggio del 2019 di ottenere ben quattro voti in Commissione, ma quella votazione salterà a causa dei Trojan inserito nel mio telefonino.”
Marcello Viola

La vicenda siciliana che vide Viola indagato per violazione del segreto d’ufficio, riguardò anche l’allora finanziere Calogero Pulici e la magistrato della DDA di Palermo, Teresa Principato.

Pulici – fedele collaboratore della Principato – improvvisamente nel settembre 2015 venne allontanato dalla Procura di Palermo poiché era venuta meno la fiducia nei suoi confronti, mentre Viola e la Principato furono indagati con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante dell’articolo 7, ovvero di aver agevolato la mafia, per avere messo a repentaglio le indagini della DDA di Palermo.

A condurre le indagini, lo stesso colonnello della Guardia di Finanza che aveva accompagnato con l’elicottero del corpo i due magistrati e l’appuntato in un giro di perlustrazione nel corso di un’indagine che riguardava Matteo Messina Denaro, e che dunque sapeva della collaborazione tra Viola e la Principato.  

Marcello Viola venne prosciolto nel merito.

Teresa Principato venne assolta in appello, e Calogero Pulici assolto per ben sette volte.

Per i due magistrati la Procura di Caltanissetta aveva chiesto l’archiviazione perché era “processualmente accertato un continuo rapporto di collaborazione e di scambio di atti tra le Autorità Giudiziarie di Trapani e Palermo”.

Forse i magistrati titolari delle indagini – che a seguito delle stesse per le quali gli imputati vennero assolti fecero carriera – non tennero conto del rapporto di collaborazione tra due magistrati impegnati in delicate indagini sul latitante, ipotizzando persino che avessero favorito la mafia.

L’impressione che se ne potrebbe trarre, è quella che indagando Pulici – sette volte assolto – si potesse coinvolgere Viola.

  • Che ruolo ebbe Pulici nel tentativo di eliminare Viola?
  • Ovviamente non compete a me entrare nel merito del processo ma è indubbio che anche il finanziere Pulici, cioè uno dei più stretti collaboratori e persona notoriamente stimata da tutti presso la Procura di Palermo, si troverà suo malgrado ad essere coinvolto nella vicenda in questione.

Viola, dunque, se fosse risultato ancora indagato prima che il Csm votasse per il nuovo Procuratore di Roma non avrebbe avuto la possibilità di ambire a quella nomina.

Un tentativo fallito – come precisa Palamara – solo grazie alla dichiarazione di non luogo a procedere avvenuta poco prima che la Commissione del Csm dovesse votare.

Giuseppe Pignatone

Un nome che ricorre spesso nella vicenda delle nomine dei vertici di importanti procure – a partire dalla nomina del procuratore di Palermo nel 2014 – è quello di Giuseppe Pignatone, già procuratore della Repubblica di Roma, presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano dal 3 ottobre 2019.

Nel 2014 si deve decidere sulla nomina del Procuratore di Palermo.

Candidati, Francesco Lo Voi, Sergio Lari e Guido Lo Forte.

La nomina di Lo Voi venne impugnata dinanzi al Tar, visto che Lari e Lo Forte avevano più titoli e più anzianità del neo nominato.

Lo Forte, che aveva impugnato quella nomina, ottenne la sentenza favorevole da parte del Tar.

Il perdente fece ricorso al Consiglio di Stato il cui presidente di sezione era  Riccardo Virgilio – amico del Procuratore Pignatone –  finito poi coinvolto nell’inchiesta sulle sentenze pilotate, dalla quale emersero i rapporti professionali tra alcuni indagati e il fratello dello stesso Pignatone.

Giudice relatore ed estensore era Nicola Russo, arrestato due volte per corruzione in atti giudiziari.

La sentenza del Tar venne ribaltata e Lo Voi fu nominato Procuratore di Palermo.

Ancora una volta, nel teatrino delle nomine ai vertici della Procura di Roma un ruolo preponderante sembra averlo avuto il Procuratore uscente Giuseppe Pignatone, che in ultimo vedrà nominato uno dei suoi fedelissimi.

È Palamara che nel corso dell’intervista rilasciata ad Amadori, afferma di aver pensato “di poter far le pulci a Pignatone per un presunto conflitto di interessi nella gestione di alcuni fascicoli. Io con la mia corrente e quella di Autonomia e indipendenza, a seguito di un esposto del collega Stefano Fava, preparammo una forte maggioranza all’interno della prima commissione del Csm che indubbiamente avrebbe potuto creare dei problemi a Pignatone per i rapporti del fratello con Amara”, interessandosi, inoltre, della nomina del futuro procuratore di Perugia non per salvare se stesso, “bensì per trovare chi avesse il coraggio di andare verificare fino in fondo la storia del conflitto di interessi. E ho pagato questa protervia con la radiazione”.

Di come le notizie in merito a indagini vengano discusse nel mondo della magistratura, ne abbiamo chiesto all’ex presidente dell’ANM.

  • Palamara, lei nel corso dell’intervista con Amadori, ha dichiarato di aver saputo da Pignatone dei guai giudiziari di Centofanti…
  • Era notorio tutto il mio stretto rapporto Con il procuratore Pignatone con il quale mi era capitato di frequentare in più occasioni lo stesso Centofanti…”

Un altro argomento che andremo ad approfondire con un prossimo articolo, è quello delle analisi delle evidenze della programmazione del captatore informatico (Trojan) inoculato nel telefonino di Palamara, dalla cui Consulenza Tecnica di Parte risulterebbe la manipolazione dei file di log.

  • Di cosa si tratta?
  • Si tratta di capire le ragioni dell’intermittenza del funzionamento del Trojan e soprattutto la conformità tra quanto registrato e quanto trascritto dalla polizia giudiziaria.  Siamo fortemente impegnati in questa battaglia di verità…”
Da sx: Antonello Montante e Roberto Scarpinato
  • Da note vicende di cronaca emerge come ci fossero magistrati che avevano intrattenuto stretti rapporti con Antonello Montante (un personaggio che è al di fuori della magistratura, condannato in appello a 8 anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico) per intervenire sul Csm. Lei ha subito le conseguenze degli incontri romani nel corso dei quali si parlava della nomina del futuro procuratore di Roma.  Fatti come rivolgersi a un uomo come Montante per intervenire sul Csm non avrebbero dovuto essere accertati e portare a conseguenze nei confronti dei presunti “raccomandati”?
  • Ancora oggi mi domando il perché di questo doppio pesismo giudiziario. Ancora oggi non abbiamo notizie degli accertamenti compiuti sull’appunto manoscritto sequestrato a Montante che riguardava la nomina di Scarpinato a Procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo.
  • L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) di cui è stato presidente, dinanzi tutto questo cosa fa?
  • Per andare a guardare fino in fondo a queste vicende occorre coraggio e soprattutto non far parte della correntocrazia. Confido molto su quella parte della magistratura che  voglia rendersi protagonista di un percorso di verità squarciando il velo di ipocrisia.

Una speranza che abbiamo tutti,ma come non riflettere sulla risposta data da Palamara ad Amadori nel sostenere che secondo lui in tutta la storia del cosiddetto Palamaragate c’è stata la congiuntura di tre diverse situazioni?

C’era chi voleva, magari anche nel mondo politico, far sapere a tutti che la magistratura è fatta di uomini che hanno gli stessi vizi e le stesse virtù di chi fa parte delle altre istituzioni, c’era chi non voleva uno slittamento a destra del Csm, cosa che invece stavo preparando, neutralizzando la corrente progressista di Area, e infine c’era chi voleva impedire a Viola di accedere a carte scomode. Questi tre desiderata si sono realizzati in un colpo solo tentando di affossarmi”.

One Shot, Three Kill!

Gian J. Morici

https://www.lavalledeitempli.net/2022/09/15/il-cecchinaggio-in-danno-del-procuratore-marcello-viola-parte-da-lontano-ne-parliamo-con-luca-palamara/

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