L’Associazione dei costruttori edili di Sicilia denuncia i dipendenti regionali, ritenendoli colpevoli di ammutinamento per il mancato disbrigo delle pratiche dei pagamenti alle imprese.

I costruttori edili siciliani sono esasperati perché da 11 mesi attendono il pagamento da parte della Regione delle fatture per lavori pubblici eseguiti. Gli imprenditori si indebitano con le banche, licenziano personale, altri, costretti a fronteggiare anche l’aumentato costo delle materie prime, sono costretti al fallimento, e altri ancora gettano la spugna rassegnati. Ecco perché adesso l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili di Sicilia, denuncerà i dipendenti regionali, ritenendoli colpevoli di “ammutinamento” perché – come spiega il presidente, Santo Cutrone – “paradossalmente i soldi in cassa ci sono, ma mancano le pratiche”. E poi Cutrone spiega: “Abbiamo pazientemente ascoltato per un anno dal governo regionale uscente e dal tavolo tecnico appositamente costituito tutte le giustificazioni amministrative. E abbiamo atteso l’espletamento degli iter mancanti. Ma riguardo al pagamento delle fatture delle imprese edili, da parte di numerosi dipartimenti regionali, ad oggi neanche l’ultima delle scadenze promesse è stata mantenuta. Il termine per la chiusura del riaccertamento globale, dopo svariate posticipazioni, è stato prima fissato al 10 settembre, poi al 20 settembre, e ad oggi non abbiamo alcun segnale che quest’ultima data sia rispettata. I burocrati hanno persino ignorato i richiami, le minacce e i procedimenti disciplinari adottati dal governo uscente. Adesso basta. Quando all’arrivo delle prossime maxi-bollette non potremo pagarle e saremo colti da malore o daremo di matto, la colpa non sarà solo di Putin o degli speculatori dell’energia, ma anche di burocrati regionali che non completano il riaccertamento dei residui senza che ne comprendiamo il motivo. E che, di conseguenza, tengono in ostaggio i nostri soldi”. E poi Cutrone annuncia: “Abbiamo avviato le pratiche legali contro l’indecoroso e inaccettabile malcostume dei mancati pagamenti alle imprese. Sappiano i responsabili di ciò che siamo pronti a denunciarli, ad uno ad uno, ritenendoli personalmente responsabili di tutte le conseguenze civili e penali di tali comportamenti omissivi in questa particolare fase di grave crisi, nell’auspicio che in questa terra almeno i finanzieri e i magistrati possano imporsi. Oggi si ha come la sensazione che il demone dell’anarchia si sia impossessato della macchina amministrativa regionale. Nella storia della Regione siciliana non era mai accaduto che una tale molteplicità di burocrati operasse non rispondendo più alle leggi e all’autorità che impongono termini precisi, in una sorta di ‘ammutinamento’. In epoca antica gli ammutinamenti navali si risolvevano quanto meno con la sostituzione degli equipaggi. Qui, al contrario, sembrerebbe che, mentre la nave affonda, dirigenti e burocrati invece di lavorare siano impegnati a fare campagna elettorale e presenzialismo a sostegno di coloro che presumono saranno i vincitori. Se fosse vero, lo farebbero, probabilmente, sperando di ingraziarseli e assicurarsi comode posizioni, ottenere conferme o nuovi incarichi. Il danno risultante alle nostre imprese che rischiano di chiudere è, di fatto, incalcolabile anche per le conseguenze sociali, basti pensare ai lavoratori coinvolti. Al rientro dalle ferie non c’è neppure stato quell’atteso e sperato ‘colpo di reni’ dell’attività regionale. In questi giorni, quando andiamo a chiedere conto dei nostri pagamenti, riscontriamo che diversi uffici degli assessorati sono ancora vuoti o bloccati in assenza di direttive. Se qualcuno di noi potesse verificare, probabilmente scoprirebbe che pochi fogli di carta si sono spostati rispetto a dove si trovavano a luglio”.

teleacras angelo ruoppolo

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