Anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervenuta a Palermo, ha sottolineano il tracciato di continuità tra l’ex presidente della Regione, Nello Musumeci, e il candidato governatore del centrodestra, Renato Schifani. Le sue parole: “Renato Schifani è una persona di grande esperienza e capacità per continuare il lavoro fatto da Nello Musumeci. Sono stata fiera, sostenendo il governo, di vedere una Sicilia, che eravamo abituati a conoscere per i dati negativi, che in questi ultimi cinque anni su diversi temi si è trovata ai primi posti in classifica nell’apertura dei cantieri, nella lotta al covid, nel sostegno alle attività produttive”. E poi, più sul programma amministrativo e, in particolare riferimento al reddito di cittadinanza, ha aggiunto: “Ho sentito dire che noi facciamo la guerra ai poveri. Noi facciamo la guerra alla povertà, che non si abolisce per decreto come ha raccontato Luigi Di Maio; questo non lo fa nemmeno il mago Otelma. Si combatte favorendo la crescita e l’occupazione. Chi crea ricchezza sono le aziende con i propri lavoratori, non è lo Stato che non deve rompere le scatole a chi vuole lavorare e fare”. E poi, in prospettiva, ha aggiunto ancora: “Siamo in un momento non facile per questa nazione. Non saranno mesi facili, preferisco dirvi la verità perchè possiate scegliere in coscienza cosa fare domenica, non mi è mai piaciuta la politica che mente. A noi è stata consegnata una nazione nella quale siamo fanalino di coda per crescita in tutte le classifiche. E’ una situazione non facile, e per questo non ci possiamo più permettere una classe politica che scarica miliardi di debiti sui nostri figli per comprare i banchi con le rotelle. Credo sia il tempo di una politica seria”. Nel frattempo, in casa Partito Democratico si profila una “resa dei conti” dopo il voto. Così è e sarà secondo l’ex assessore e capogruppo all’Assemblea, Antonello Cracolici, che punta il dito contro i vertici nazionali e regionali del partito, e afferma: “Abbiamo subito candidature sbagliate, tanto più che si vota nella stessa giornata. Si è voluto mortificare la classe dirigente del Pd scegliendo persone che non rappresentano la Sicilia, i bisogni del popolo siciliano. E così dando l’idea che si può essere rappresentanti a Roma senza rappresentare nessuno. Rispetto a questo grave errore che è stato compiuto, ci possono essere due stati d’animo, due sentimenti. Tanti avrebbero scelto (e lo hanno già fatto) di gettare la spugna, di mollare, di cambiare partito. Io ho scelto invece di combattere, di esserci, di stare nella battaglia elettorale per le Regionali, e lo faccio convinto che con il voto e con il consenso dobbiamo cambiare questo partito, dalle fondamenta, ed anche rispetto alle ipocrisie di classi dirigenti nazionali ma anche regionali che con i loro silenzi, a volte con la loro accondiscendenza, finiscono per dare l’idea che il Pd in Sicilia sia un partito di ascari e non un partito che rappresenta il popolo siciliano, in Sicilia e fuori da qui”.

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